CAMPAGNA riGENERIAMOCI LIBERAmente

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CAMPAGNA riGENERIAMOCI LIBERAmente

Partiamo dal desiderio di trasformare in pratiche ciò che abbiamo scritto nel nostro Piano contro la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere: “Affermiamo la necessità del superamento del modello antropocentrico corrente: soggezione, sfruttamento della natura, degli esseri umani e delle altre specie e patriarcato si intrecciano infatti nella concezione delle relazioni come dominio e proprietà proprie di questo modello.” (cit. Piano Femminista NUDM p. 39)

Lanciamo la campagna riGENERIamoci LIBERaMENTE

Ci riconosciamo nella resistenza di tutti i corpi resi oggetto per poter essere sfruttati. Pratichiamo la liberazione di tutte le soggettività, una liberazione antagonista a un sistema patriarcale/pastorale fondato sulla violenza su tutti i viventi.

Tutte le soggettività sono mondi con una propria identità, un proprio orientamento sessuale, una propria percezione del “sé”, una propria sensibilità che nella storia è stata spesso repressa, normata, razializzata, controllata da culture dominanti che imbrigliano spazi e persone al servizio del potere maschilista, delle chiese, di quelle istituzioni costruite ad hoc per schiacciare la libertà di pensiero e tutte le liberazioni possibili della persona.

In questo ultimo secolo la psicologia, la psichiatria e la psicoanalisi sono state utilizzate dal potere capitalista per classificare le persone e dividerle in base al sesso biologico, all’identità di genere, per reprimerne la loro crescita e liberazione.

La psichiatria è stata spesso utilizzata per dividere, classificare, controllare, escludere, patologizzare comportamenti ritenuti non conformi nel corpo, nell’espressione, nelle emozioni, nei desideri, soffocando la capacità critica e politica delle persone.

La via d’uscita dalla psichiatrizzazione e dalla patologizzazione forzata è agire la pedagogia della trasformazione, rovesciare le metodologie educative riconoscendo la libertà all’autodeterminazione e alla produzione della propria soggettività.

E’ il riprendersi una sapienza originaria senza la quale non si sarebbe attuata l’evoluzione su questo pianeta e la meraviglia delle infinite differenze oggi fortemente minacciate.

Il concetto fondante della campagna riGENERIamoci LIBERaMENTE è nel riconoscimento dell’essenza “trans” degli esseri viventi, della Terra stessa e dell’universo. A partire dalla radice latina trans: andare oltre, attraversare, transitare nella vita e anche nei generi, cancellando termini come “transessuale” perché termine diagnostico psichiatrico frutto di una società eteronormata che riconosce solo nel binarismo la possibilità di esistere. Riscopriamo quindi il significato più autentico delle relazioni animali umane e non, riconoscendoci nell’orizzonte transfemminista, antispecista, anticapitalista e antifascista decostruendo gli stereotipi per trasformarci e rigenerarci liberamente.

Partendo dai desideri delle persone trans* e non binarie, intersessuali, lesbiche, bisessuali, pansessuali, gay, asessuali, eterosessuali, dalla conquista di spazi di libertà, autogestione e autodeterminazione nei territori, nelle città, nei quartieri, nelle vie e negli spazi rurali consideriamo che questa rivoluzione culturale femminista, transfemminista, anticapitalista e antifascista non possa che passare dalla liberazione di soggettività che sono, ancora oggi, tragicamente definite patologiche.

Dalla nascita siamo ingabbiatu nell’appartenenza al sesso F o M e in quella gabbia dobbiamo restare per godere dei diritti umani fondamentali come il diritto alla salute, al movimento, all’abitare, al lavoro, al voto,…

Non ci faremo ricacciare indietro dai disegni di legge Pillon che vogliono imporre e riprodurre un modello familiare patriarcale tradizionale, eteronormato, e cis-normato nell’evidente intenzione di cancellare anche il cammino intrapreso negli ultimi anni sull’autodeterminazione sessuale e di genere. Nella visione di questo governo il discorso sulla genitorialità delle soggettività che si sottraggono al modello tradizionale è chiaramente invalidato e risignificato da una prospettiva di potere lesbo/omo/trans-fobico, xenofobico e capitalista.

Nei fatti le pratiche di convivenza, di relazione, la scelta di avere figli o di non averli, il lavoro di cura, sono molteplici e compongono un arcobaleno di famiglie che eccedono e superano questo modello. Rifiutiamo il concetto di “bigenitorialità” e la reintroduzione del “padre” e della “madre” come unico orizzonte possibile riaffermando che la genitorialità fa parte dell’esperienza di vita di tutte le soggettività che la scelgono.

  1. riGENERIamoci LIBERaMENTE: per la liberazione dalla patologizzazione e dalla psichiatrizzazione di tutte le soggettività trans* (1) con la necessaria riformulazione della legge 164/1982
  • Riteniamo la definizione trans* la più appropriata in quanto rifiutiamo il termine

diagnostico di transessuale.

Affrontare la depatologizzazione delle persone trans* va di pari passo con la nostra critica alla fortissima psichiatrizzazione sui territori, sulle menti e sui corpi, una forma di dominio e di controllo che permette a questa società patriarcale, cisnormata ed eteronormata di opprimere le donne cisgender, le persone trans* e tutte le soggettività “ritenute” non conformi. In sostanza è la libertà delle persone ad essere negata.

La legge 164/82 nasce dalle lotte del movimento trans italiano che, insieme ai movimenti gay e lesbici negli anni ’70, portò alla luce la discriminazione, l’invisibilizzazione, la violenza sui corpi e sulle menti delle persone trans*. In accordo con questa legge la persona denominata “transessuale” (termine psichiatrico coniato nel 1966 dal sessuologo e endocrinologo tedesco Harry Benjamin) deve sottoporsi ad una perizia psichiatrica (diagnosi di patologia di “disforia di genere” o DIG) e a un estenuante iter giudiziario per accedere ad un imposto cambiamento di sesso (riattribuzione chirurgica sessuale o RCS). Grazie a molte sentenze interpretative della legge la RCS non è più obbligatoria ma la certificazione psichiatrica continua ad essere obbligatoria per accedere all’assistenza sanitaria trasgenere e al diritto di cambiare i propri documenti anagrafici

La 164/82 è una legge patologizzante in cui è la diagnosi di disordine psichiatrico a garantire l’erogazione del servizio da parte del Sistema Sanitario Nazionale ed obbliga le persone sposate allo scioglimento del matrimonio e alla perdita di tutti i diritti civili compresa la reversibilità, il diritto al lavoro, il diritto alla casa, e il diritto fondamentale di essere considerate “soggetti con pieno diritto di cittadinanza e autodeterminazione”.

L’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) che ha deciso il 19 giugno 2018 di eliminare la transessualità dalla lista delle malattie mentali dell’International Classification of Diseases, collocandola nel nuovo capitolo delle “condizioni di salute sessuale” (ICD-11sigla che sta per “international Classification of deseases 11h Revision) ha di fatto sancito una falsa depatologizzazione. E questa decisione non ha comunque portato a nessun cambiamento nella legislazione italiana.

È il momento di superare la legge 164/82 affermando uno strumento legislativo che riconosca il pieno diritto all’autodeterminazione di ogni persona, ma è anche e soprattutto il momento di determinare un profondo cambiamento culturale e sociale nella formazione, nelle scuole, nelle università, nelle istituzioni e nel mondo delle relazioni.

  1. riGENERIamoci LIBERaMENTE: per la liberazione dalle mutilazioni genitali (chirurgia e medicalizzazione non necessarie) imposte alle persone intersessuali (o intersex), pratiche volte ad adeguare tutti i corpi alle aspettative di una società binaria.

Spesso si denunciano le mutilazioni genitali praticate in altri paesi ma gli interventi chirurgici imposti ai corpi intersex per adeguarli al paradigma di Femmina o Maschio sono definibili “mutilazioni genitali” e sono praticate nel silenzio generale anche in Italia. Il diritto all’integrità fisica è un diritto umano fondamentale che non si può violare.

Il Comitato delle Nazioni Unite il 2 settembre 2018 ha di nuovo ammonito l’Italia per le pratiche di mutilazioni genitali intersex (IGM, Intersex Genital Mutilations), denunciando come queste siano una violazione dell’art. 17 CRPD sulla “Protezione dell’integrità della persona”. Ha inoltre denunciato l’assenza di raccolta di dati e di monitoraggio delle pratiche, e come non venga “fornita adeguata consulenza e sostegno alle famiglie”.

Da un punto di vista medico e per legge anche l’intersessualità è considerata una patologia, la DSD (disordine della Differenziazione Sessuale). Il problema maggiore in Italia è che l’intersessualità è ancora circondata da completa ignoranza e da un grande silenzio storico.

Affermiamo il diritto delle persone intersex alla piena autodeterminazione sui loro corpi e sulle loro vite lasciando loro la scelta di accedere o meno alla chirurgia e/o ai trattamenti ormonali.

  1. riGENERIamoci LIBERaMENTE: per la liberazione dalle terapie di conversione, anche dette riparative o di riorientamento sessuale che, alimentando il paradigma dell’eterosessualità obbligatoria, infliggono alle persone omosessuali assunzione di farmaci, psichiatrizzazione, isolamento sociale, riti religiosi ed esorcismi.

Continuano a verificarsi i casi di genitori e comunità familiari e sociali che non accettano l’autodeterminazione di genere e/o di orientamento sessuale di figli, figlie e figliu e che arrivano a segregarlu in casa e a sottoporlu a violenze psicologiche e fisiche. Il caso della ragazza sequestrata a Velletri dai suoi genitori è simbolico e manifesto della complicità  dell’intorno familiare e sociale.

È improrogabile una legge che contrasti la LGBPT*QIA-fobia e che preveda questo reato tra le aggravanti specifiche nei crimini d’odio e hate speech.

Vogliamo che questa campagna viva e si arricchisca di idee e proposte ed elenchiamo qui alcune delle possibili pratiche:

  • campagne mediatiche
  • banchetti e presidi nei territori
  • presenza di tutte le soggettività nelle assemblee dei consultori e come operatoru
  • difesa e apertura di nuove consultorie autogestite dove tutte le soggettività possano trovare agio e spazio per la loro autodeterminazione.
  • Consultorie transfemministe nelle scuole e nelle università
  • denunce delle pratiche di mutilazioni genitali per neonatu intersex
  • campagna di sbattezzo: con l’influenza del conservatorismo cattolico sempre più estesa ed evidente nelle decisioni politiche e legislative a livello globale e italiano (vedi Pillon e iniziative contro la teoria del gender). Prendiamo esempio dalle compagne argentine che hanno lanciato una campagna di apostasia collettiva. Sbattezziamoci tutte per dare un segno chiaro che vogliamo i preti fuori dalle nostre mutande, dalle nostre scuole, dai nostri ospedali.

 

 

 

CALL SEMInARIA riGENERIamociLIBERAmente

seminaria

Il 9 10 11 NOVEMBRE a Roma

SCUP Sport Cultura Popolare,

via della stazione Tuscolana 82/84

Partiamo dal desiderio di trasformare in pratiche ciò che abbiamo scritto nel nostro Piano contro la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere: “affermiamo la necessità del superamento del modello antropocentrico corrente: soggezione, sfruttamento della natura, degli esseri umani e delle altre specie e patriarcato si intrecciano  infatti nella concezione delle relazioni come dominio e proprietà proprie di questo modello.”

La SEMInARIA ha l’obiettivo di offrire uno spazio di incontro, approfondimento e confronto partecipato aperto sulle tematiche a cui stiamo lavorando a partire dal Piano Femminista contro la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere. Vogliamo farlo con un approccio laboratoriale, performatico, orizzontale e partecipativo. Spazi e tempi in cui i nostri corpi staranno insieme per produrre dinamiche che ci consentano di vivere senza preconcetti e stereotipi le nostre differenze e per rendere possibile la decostruzione e la costruzione di possibili percorsi.

La violenza del patriarcato e del sistema capitalista sulle donne cisgender, sulle lesbiche, sulle persone trans* e sulle altre soggettività LGBPTQIA+, sugli animali e sulla Terra sono problemi di portata globale.

Siamo transfemministe e transnazionali: siamo tutte persone in transito nel tempo, tra i generi, tra i territori e gli spazi urbani, oltre i confini che vogliono impedire violentemente la libertà di movimento, seguendo il nostro cammino di liberazione da stereotipi e norme in cui non ci riconosciamo e che non ci rappresentano.

Rilanciamo una cultura di pace contro le guerre, le logiche militariste e di occupazione finalizzate allo sfruttamento delle risorse ambientali e al controllo del loro prezzo, alla distruzione della terra, al suo assoggettamento al servizio del profitto.

Rivendichiamo l’abolizione delle dicotomie gerarchizzanti che vedono gli altri animali come polo inferiore di un binarismo più profondo di altri, quello umano-non umano, che sembra biologico e quindi “naturale”, ma che è invece politico e culturale.

Ci riconosciamo nella resistenza di tutti i corpi resi oggetto per poter essere sfruttati. Pratichiamo la liberazione di tutte le soggettività, una liberazione antagonista alla società patriarcale, cisnormata, eteronormata e abilista e alla sua violenza sulle donne, sulle soggettività malamente denominate “non conformi” e su tutti i viventi schiavizzati che subiscono le violenze del sistema patriarcale/pastorale.

Vogliamo partire dai desideri delle persone trans* e non binarie, intersessuali, lesbiche, bisessuali, pansessuali, gay, asessuali, eterosessuali, o comunque vogliano (o no) definirsi, vogliamo partire dalla conquista di spazi di libertà e autogestione nei territori (che possono essere spazi rurali e/o città, quartieri, vie e piazze, orti e giardini) riscoprendo il significato più autentico della decolonizzazione, delle relazioni animali (umane e non), riconoscendoci nell’orizzonte antispecista, anticapitalista, antifascista e transfemminista per trasformarci e rigenerarci liberamente.

Vogliamo uscire dalle sole affermazioni teoriche, dagli slogan, dalle astrazioni e aprire un confronto, o meglio un incontro, su queste tematiche per vedere in che modo, e con quali cammini comuni, trasformarle in pratiche di vita e di lotta quotidiana oltre #LottoMarzo.

Consideriamo che questa rivoluzione culturale non possa che passare dalla liberazione di soggettività che sono, ancora oggi, tragicamente definite patologiche, come le persone trans* e le persone intersex.

Lanciamo la campagna riGENERIamociLIBERAmente:

  • per la liberazione dalla patologizzazione e dalla psichiatrizzazione di tutte le soggettività trans* (con la necessaria riformulazione della legge 164/1982)

 

  • per la liberazione dalle mutilazioni genitali (chirurgia e medicalizzazione non necessarie) sui corpi delle persone intersessuali (o intersex), pratiche volte ad adeguare tutti i corpi alle aspettative di una società binaria.

 

  • per la liberazione dalle terapie di conversione, anche dette riparative o di ri-orientamento sessuale che, alimentando il paradigma dell’eterosessualità obbligatoria, infliggono alle persone omosessuali assunzione di farmaci, psichiatrizzazione, isolamento sociale, riti religiosi ed esorcismi.

 

Contatti:

Info logistiche:

10 novembre: Mobilitazione generale contro il DdL Pillon

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Il Disegno di legge Pillon è una proposta intrisa di violenza. Non vogliamo discuterla o emendarla: noi la respingiamo senza condizioni. Il 10 novembre saremo in piazza in tutte le città d’Italia con la rete dei Centri anti-violenza per rispondere a questo attacco patriarcale e reazionario con la forza globale dell’insubordinazione femminista e transfemminista.

Il DdL Pillon segnala una direzione molto chiara che questo governo intende prendere: offrire un modello di società fondato sulla famiglia patriarcale e assicurarla attraverso l’intervento dello Stato, attaccando direttamente l’autodeterminazione delle donne che la mettono in questione. Si presenta così come un violento strumento di disciplinamento e di imposizione di ruoli e gerarchie di genere, mirante a contrastare qualsiasi idea di relazione che rifiuti il modello patriarcale.

Se il DdL Pillon sarà approvato:

  • Sarà più difficile e costoso separarsi e bisognerà organizzare le proprie vite e la cura di figli e figlie secondo un contratto di diritto privato sottoscritto a seguito della mediazione familiare obbligatoria a pagamento.
  • La «bigenitorialità», così come intesa nella proposta di legge, non favorirà una condivisione della cura in base alle possibilità e ai desideri di entrambi i genitori, ma imporrà una rigida spartizione del tempo da passare con figli e figlie, che dovranno sottostare al «piano genitoriale» redatto dal «mediatore familiare». A bambini e bambine non viene così riconosciuta alcuna possibilità di scelta o diritto di espressione.
  • Pur invocando l’uguaglianza della «responsabilità genitoriale», la proposta di legge non cerca di cancellare gli squilibri esistenti nella cura dei figli e nel lavoro produttivo e riproduttivo, ma al contrario li alimenta. L’assegno di mantenimento verrà abolito: chi si trova in una situazione di maggiore dipendenza economica e povertà – quasi sempre le donne – sarà sottoposta a un vero e proprio ricatto economico, affronterà la separazione o il percorso di liberazione dalla violenza domestica al prezzo di una crescente precarietà.
  • Finché la violenza domestica non è «comprovata» (come dice la proposta, senza ulteriori chiarimenti), bambini e bambine saranno costretti ad avere rapporti con il padre violento e una donna che denuncia la violenza subita dal marito, sarà facilmente sospettata di manipolare i figli contro il padre, rischiando di perdere la «responsabilità genitoriale».
  • La scelta di libertà sarà resa ancora più pesante per le donne migranti il cui permesso di soggiorno è legato a quello dei mariti e sarà per tutte e tutti fortemente limitata da un sistema di welfare fortemente familistico e fondato sul matrimonio.

L’intento dichiarato del senatore Pillon – membro e promotore del gruppo parlamentare Vita Famiglia e Libertà – nel presentare il Disegno di Legge in questione è quello di svuotare di efficacia l’istituto del divorzio. Il Disegno di Legge del senatore leghista riconduce le «responsabilità genitoriali» alla sola famiglia eterosessuale mononucleare, modellando sul contratto matrimoniale e su vincoli «di sangue» l’unica forma legittima di relazione fondativa dei legami sociali, laddove nei fatti le pratiche di convivenza, crescita di figli e scelta di non averne, vanno già oltre contraddicendo apertamente questo modello.

L’approvazione di questo DdL inasprirà un quadro sociale esasperato dal welfare familistico e da anni di politiche di austerity e privatizzazione, ricadute principalmente sulle spalle delle donne: un terzo delle madri sole con minori (quasi 1 milione) vivono a rischio di povertà o esclusione sociale; molti genitori separati affrontano crescenti difficoltà nell’accesso ai servizi medico-sanitari, abitativi, scolastici ed extrascolastici; il 30% delle donne sono costrette a lasciare il lavoro dopo aver avuto il primo figlio, rinunciando così a un proprio reddito; il congedo obbligatorio di paternità, precedentemente previsto per 4 giorni, è prossimo all’abolizione.

Il DdL Pillon considera la violenza come un modo legittimo di garantire l’«equilibrio familiare» e si pone in continuità con il Decreto Salvini, per il quale – fra l’altro – gli stupri subiti dalle donne migranti durante il viaggio non sono più considerati ragione per concedere un permesso di soggiorno. Questo governo sta attaccando per prime donne e migranti perché rifiutano di abbassare la testa e, con una violenza inaudita, segue il cammino tracciato dal governo precedente, che gli ha aperto la strada con il «Piano nazionale per la fertilità» e il decreto Minniti.

Il 10 novembre porteremo ancora una volta in piazza il nostro stato di agitazione permanente, che è una continua lotta di liberazione.

Ci saremo con la forza globale delle donne e delle soggettività LGBTQI+ che, contro tutti gli ostacoli e in ogni parte del mondo, rifiutano la violenza domestica e l’oppressione familiare e praticano la libertà sessuale contro i ruoli e le gerarchie di genere.

Ci saremo perché non accettiamo gli attacchi ripetuti alla libertà di abortire, che cercano di imporci ancora una volta quei ruoli e quelle gerarchie.

Ci saremo per rivendicare la nostra libertà di scegliere come e con chi avere relazioni, essere o non essere genitori, convivere, nella piena possibilità di autodeterminarci e autogestire i nostri affetti e l’organizzazione dei nostri tempi di vita.

Ci saremo perché non accettiamo di essere subordinate e sfruttate in cambio di pochi spiccioli e pretendiamo un reddito di autodeterminazione universale e incondizionato, senza vincoli morali e di cittadinanza, che non ci obblighi a lavorare gratuitamente o per un salario misero e ci permetta di sottrarci al ricatto quotidiano della dipendenza economica, della violenza domestica e della precarietà.

Ci saremo perché pretendiamo un permesso di soggiorno europeo incondizionato, svincolato da lavoro, reddito e matrimonio, perché sappiamo che la libertà di movimento praticata ogni giorno dalle migranti e dai migranti è la condizione della nostra libertà.

Ci saremo, e sarà soltanto un altro passo della nostra agitazione permanente, verso la manifestazione nazionale del 24 novembre e lo sciopero femminista globale dell’8 marzo.

La parola d’ordine Non una di meno! È il nostro grido di liberazione, una scintilla globale che in ogni parte del mondo accende un fuoco di insubordinazione.

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Un elenco delle città e dei territori di Non una di meno in mobilitazione. In aggiornamento:

BariBergamoBologna, Brescia, Brindisi, Ferrara, Firenze, Genova, Livorno, Lucca, Mantova, Massa, Milano, Napoli, Padova, Pavia, Perugia, PescaraPisa, PistoiaPonente LigureRavenna, Reggio Calabria, Reggio EmiliaRimini, Roma, Siena, Sud Pontino, Torino, Trento, Trieste, Venezia, Verona confluirà a Padova.

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