Report area tematica lavoro e welfare

reddito

A partire dalle domande proposte nel testo di presentazione dell’area tematica su lavoro e welfare, verso le mobilitazioni territoriali contro il ddl Pillon del 10 novembre, il corteo nazionale del 24 novembre a Roma e lo sciopero globale del prossimo 8 marzo, la discussione nel gruppo di lavoro si è orientata sulla condivisione di strumenti e pratiche per:

  • tradurre le rivendicazioni del reddito di autodeterminazione e di un salario minimo europeo in iniziative di lotta;
  • intensificare e moltiplicare le lotte contro la violenza e le molestie sui posti di lavoro;
  • rafforzare lo sciopero femminista, della produzione e della riproduzione, dai generi e dei generi, attraverso pratiche quotidiane, capillari e coordinate, dentro e fuori i luoghi di lavoro.

Nella consapevolezza che sono sempre state le donne a sostenere senza alcun riconoscimento sociale il peso del welfare e della riproduzione, che l’organizzazione del welfare pubblico e della cura privata vanno cambiate e che le politiche di workfare non fanno altro che acuire la dipendenza economica delle donne dalla famiglia, intendiamo sostenere le vertenze locali già aperte per la riappropriazione delle strutture pubbliche ancora esistenti, collegandole a nuove sperimentazioni di autogestione (per esempio, dei consultori) e di auto-organizzazione e costruendo reti attive tra le esperienze delle case delle donne, dei centri antiviolenza o degli sportelli sociali.

Occorre organizzarsi per contrastare la violenza: sia quella che vorrebbe rimettere al proprio posto le donne, di cui è espressione il ddl Pillon, sia quella che vuole imporre maggiore sfruttamento e peggiori condizioni lavorative alle migranti e ai migranti, di cui è espressione il dl Salvini.

Occorre mettersi in ascolto per dare risposte diverse al bisogno di redistribuzione sempre più diffuso, alle esigenze materiali e ai desideri delle donne e delle soggettività lgbtqi, attraverso un lavoro costante nei territori, respingendo i tentativi paternalistici di moralizzarci, smontando l’ideologia classista, paternalista e razzista che sostiene il cosiddetto “reddito di cittadinanza”.

Condividiamo la necessità di espandere le pratiche di inchiesta e autoinchiesta, a partire da quelle già operative in alcuni territori. L’inchiesta quindi non è un mero strumento tecnico di indagine ma deve essere innanzitutto una metodologia politica, che ci consenta di comunicare e creare legami con le lavoratrici verso lo sciopero globale femminista dell’8 marzo. L’avere sperimentato in questi anni molteplici difficoltà di intervento nei luoghi di lavoro rafforza l’obiettivo di esservi più interne possibile.

I campi e i luoghi che abbiamo individuato per avviare e proseguire inchieste e autoinchieste sono:

  • le molestie sul lavoro, anche nell’ambiente accademico;
  • i processi di precarizzazione ed estensione del lavoro povero e del lavoro gratuito e il futuro ruolo dei centri per l’impiego;
  • le esperienze di alternanza scuola-lavoro e tirocini nei luoghi della formazione.

Tra gli strumenti da costruire collettivamente abbiamo la necessità di:

  • una cassa di resistenza e mutuo aiuto, per garantire a tuttx la possibilità di scioperare;
  • dotarci di strumenti grafici comuni e di una campagna comunicativa e informativa nazionale per demistificare la propaganda sul cosiddetto “reddito di cittadinanza” e costruire un nuovo immaginario sociale su lavoro e non lavoro, scompaginando le gerarchie sociali tra necessità, bisogni e desideri; tra gli strumenti comunicativi già utilizzati in esperienze territoriali da estendere a livello nazionale sono stati proposti: il “disco orario” del lavoro riproduttivo, utilizzato dalle compagne di Non Una di Meno Torino, la “card di autodeterminazione” utilizzata a Padova e i “tariffari” del lavoro gratuito prodotti dalle reti transfemministe queer;
  • mappare i luoghi di molestie sul lavoro e creare network in cui le donne trovino supporto concreto e spazio per l’autorganizzazione, per continuare a trasformare il #metoo in un potente #wetoogether.

In sintesi, è stata condivisa da tutte la necessità di riportare il Piano femminista contro la violenza maschile e di genere nelle piazze da oggi a l’8 marzo, declinando le campagne in base alle specificità dei territori ma connettendosi alle esperienze di lotta in cui le donne sono protagoniste a livello globale, dando concretezza alle rivendicazioni, alle proposte e all’analisi su lavoro e welfare:

  • per un reddito di autodeterminazione, universale e incondizionato, inteso anche come strumento sia di prevenzione sia di sostegno ai percorsi di fuoriuscita dalla violenza in ambito familiare e dalla tratta;
  • per un salario minimo europeo, contro la divisione sessuale internazionale del lavoro, il lavoro povero e i differenziali salariali tra uomini e donne;
  • per un welfare pubblico e universale, accessibile a tuttx e sganciato dal familismo in cui il ddl Pillon ci vuole sprofondare.

Abbiamo quindi l’urgenza di promuovere e costruire fin da subito uno sciopero di massa per il prossimo 8 marzo: lo sciopero politico femminista sarà uno sciopero effettivo anche dal lavoro produttivo e riproduttivo, dobbiamo bloccare tutto il paese. L’iniziativa politica deve partire da tutte noi, con gioia e responsabilità, per costruire uno sciopero femminista generalizzato, autoconvocato e autorganizzato, per una radicale trasformazione delle nostre vite, che non intendiamo contrattare.

 

 

 

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