Report gruppo di lavoro su area tematica: Salute e autodeterminazione

my-body-my-experience-my-sexuality-my-choice

Nell’attuale contesto politico subiamo un duplice attacco sul piano della salute:

  1. Da una parte, la progressiva perdita di servizi sanitari realmente pubblici – attraverso processi di privatizzazione e commercializzazione, assicurazioni integrative, esternalizzazioni dei servizi – che ha forti ripercussioni su accessibilità, qualità del servizio e capacità di rispondere ai bisogni reali.
  2. Dall’altra, un attacco diretto alla salute delle donne, delle soggettività TFQ, delle e dei migranti, particolarmente acuitosi con quest’ultima esperienza di governo giallo-fascista come naturale prosecuzione dei governi passati.

Una questione che tiene uniti questi due attacchi è quella della riproduzione sociale ed economica della nazione bianca volta a escludere tutte le soggettività non produttive e non riproduttive, negando ogni pratica di autodeterminazione che non risponda a questo obiettivo.

È in questo quadro che si inserisce lo svuotamento della legge sull’aborto, attraverso l’obiezione di coscienza, presenza dei pro-life nelle strutture sanitarie, chiusura dei reparti deputati IVG, contrasto alla contraccezione di emergenza e all’aborto farmacologico. Dal gruppo di lavoro è stata ribadita non solo la necessità di difendere quanto di condivisibile è presente nel testo della legge 194, ma di dare concreta accessibilità al servizio, estendendo l’utilizzo della RU486, contrastando ogni forma di obiezione sino alla sua eliminazione formale e concreta.

Il tema dell’aborto apre a degli spazi di trasformazione politica solo se inserito in un più ampio discorso femminista e transfemminista sul diritto alla salute come autodeterminazione dei nostri corpi e bisogni/desideri – una lotta strutturale contro un sistema di salute funzionale al nostro destino di genere, di riproduzione sessuale ed economica.

Così come le donne anche le soggettività trans* subiscono negativamente lo smantellamento dei servizi sanitari. L’esistenza dei pochi sportelli trans* non è sufficiente a garantire un servizio che favorisca l’autodeterminazione dei corpi. Il percorso di transizione ci obbliga a sottostare alla norma etero (se sei nat* donna devi diventare il perfetto uomo e se sei nat* uomo devi diventare la perfetta donna). Tutto ciò esclude le soggettività eccedenti questa norma. Le soluzioni a questo problema sono due:

  1. La strada dei servizi privati, spesso inaccessibile economicamente.
  2. L’autosomministrazione/autogestione della terapia attraverso la collettivizzazione delle risorse, che spesso comporta rischi sulla propria salute

In risposta a questa privatizzazione e svuotamento dobbiamo alzare la posta. Non limitarci a difendere avanzamenti normativi del passato (leggi 194, 833, 180) ma riappropriarci dei servizi a livello territoriale e avviare discorsi e pratiche condivise sulle salute a livello nazionale, in cui un punto centrale sia la reale partecipazione delle/i pazienti e delle comunità che rimetta in discussione i rapporti di potere (potere medico e istituzionale).

Andare oltre l’equità formale non solo attraverso l’informazione. L’accesso alle informazioni difatti è esso stesso selettivo: diseguaglianze di classe, istruzione, lingua e cittadinanza si riproducono anche su questo piano. È per questo necessario costruire spazi che partano dall’esperienza dei vissuti e dall’autogestione, in cui il dialogo tra saperi differenti non sfoci in una subordinazione tra esperti e fruitori, ma in una circolazione degli stessi saperi.

Allo stesso modo è necessario che questi rapporti di potere vengano messi in discussione anche all’interno delle strutture sanitarie, ripensando radicalmente il rapporto tra pazienti e medici/istituzioni. Le pratiche della salute autogestite e partecipative (consultorie, laboratori, ambulatori popolari) non si pongono in contrasto con il servizio sanitario pubblico, ma ad una sua trasformazione attraverso contaminazione e attraversamento degli spazi.

Le nostre rivendicazioni e le nostre lotte femministe non possono essere ridotte e neutralizzate da una riappropriazione strumentale e privatizzata del discorso sul genere nell’istituzione medica (es. medicina di genere, race for the cure), che riaffermano una differenza biologica tra sessi e utilizza questa differenza per occultare il modo in cui i determinanti sociali di salute (condizioni di vita, lavoro, sesso e genere) producano disuguaglianze in salute.

Ripopolare questi spazi con le nostre pratiche significa ridare profondità politica e sociale, una dimensione realmente pubblica alla questione della salute per ovviare all’espropriazione, alla privatizzazione e alla conseguente inacessibilità dei servizi sanitari.

 

Proposte (e) pratiche:

– Intersecare le nostre lotte con quelle per la salute pubblica (Dico 32, Giornata difesa della salute pubblica del 7 aprile) e occupare quegli spazi per andare oltre la semplice difesa del SSN, portando all’interno di queste lotte un approccio trans-formativo e transfemminista (A dicembre ci sarà convegno Dico 32 a Milano, richiesta partecipazione di NUDM nel tavolo su legge 194).

– Riappropriarsi degli spazi fisici di partecipazione e informazione nel sistema sanitario pubblico: entrare nei consultori con articolo 2 che riguarda le associazioni che si occupano di “maternità difficile”, utilizzare lo strumento dell’”assemblea delle donne” previsto dagli stessi consultori, occupare gli spazi sanitari attraverso la diffusione di informazioni: consultorie al consultorio!

– Inchiesta sull’obiezione di coscienza, inchiesta e auto inchiesta sul funzionamento dei consultori, controllo popolare, mappatura e monitoraggio (Campagna obiezione respinta) esplicitare conflitto di interessi, e  riproduzione della normatività di genere attraverso il pinkwashing.

– Proposta campagna efficace su fare entrare la contraccezione di emergenza come classe di farmaci a sé stante che le farmacie obbligatoriamente devono tenere per evitare meccanismo di obiezione di coscienza legalizzata attuato dai farmacisti.

– Campagna per contraccezione e ormoni gratuiti.

– Distribuzione clandestina di RU486 e ormoni.

Autoformazione: far circolare nella mail list del tavolo salute materiale sull’educazione alla sessualità, al genere, all’affettività, e alla contraccezione, mts e pratiche di consultoria; creazione di un gruppo di operatrici/tori che possano aiutare le persone trans* nel loro percorso di transizione autogestita

Formazione: riappropriasi degli spazi della formazione: prendere contatto con autogestioni nelle scuole; educazione sessuale anche per insegnanti e genitori.

– Comunicazione: accattivante ma accessibile (bisogno di comunicare con il prossimo), unificare le forme di comunicazione tra territori, ritrovare formule non solo social, ma anche dal vivo con le persone.

Verona is burning! Adesione alla mobilitazione a Verona del 13 ottobre in difesa dell’aborto e contro ddl Pillon.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...