Report gruppo contrasto alla violenza maschile e di genere

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Il gruppo di lavoro sul contrasto alla violenza maschile e di genere si è suddiviso in tre sottogruppi, su Contrasto delle norme che attaccano la libertà delle donne, spazi femministi, educazione e narrazioni.

Il gruppo educazione e narrazioni è partito dalla presenza aggressiva di reti come i Nogender e i Pro-life, che godono di risorse finanziarie significative e agiscono pervasivamente con progetti sui territori, e dall’influenza delle associazioni cattoliche e reazionarie in scuole e università. Le proposte che sono state messe in campo tentano di creare un nuovo immaginario, di mettere in circolazione nuove narrazioni, tanto nel mondo della formazione e dell’educazione, quanto a tutti i livelli della società.

Dobbiamo ripartire dal linguaggio, sia a livello educativo, progettando vademecum e pamphlet sui comportamenti e posture maschilisti di cui possano usufruire gli e le insegnanti, proponendo un modello transfemminista, sia a livello mobilitativo, costruendo momenti di confronto, assemblee e consultorie autogestite con studenti e studentesse nei luoghi della formazione.

Dobbiamo quindi sì, esigere educazione sessuale nelle scuole e nelle università, non solo in ottica di prevenzione alle malattie e alle gravidanze, ma soprattutto un’educazione alle differenze, un’educazione al piacere e alla sessualità svincolata da logiche eteronormate e riproduttive. I luoghi della formazione possono essere un motore propulsivo e trasformativo di aggregazione, sia di realtà territoriali, sia a livello più ampio, per esempio mettendo in comunicazione le varie esperienze cittadine.

Dobbiamo sfruttare ogni canale comunicativo a nostra disposizione e renderlo femminista, usando pratiche performative come appendere manifesti di impatto di sensibilizzazione sul consenso in città seguendo l’esempio di quanto già fatto in alcuni territori, portare un linguaggio femminista e inclusivo sui social media, contaminare il mondo dell’arte figurativa, dell’editoria e della didattica tutta, scardinandone l’impostazione eteropatriarcale.

La discussione del gruppo spazi e città femministe si è sviluppata seguendo quattro linee di ragionamento:

1. riappropriamoci dello spazio urbano, attraverso pratiche di subvertising per decostruire la retorica su sicurezza e decoro che fa ancora una volta del corpo delle donne un corpo da proteggere e da salvare. In questo senso sono state proposte su esempio di altre città (es. Barcellona) passeggiate notturne, marcatamente femministe, dal centro alla periferia, per attraversare luoghi denotati come insicuri o di emarginazione sociale. Inoltre da più parti si è sentita la necessità di portare i nostri discorsi fuori dai confini assembleari e moltiplicare i momenti di contaminazione dello spazio pubblico attraverso assemblee e laboratori nelle piazze e nelle strade e nei luoghi della formazione in modo da far strabordare quello stato di agitazione permanente fuori dai nostri luoghi in vista e oltre lo sciopero.

2. Proposta di vademecum di how to per elaborare strategie di risposta collettiva di fronte ad aggressioni sessiste e razziste e la condivisione di campagne di sensibilizzazione tra le varie città.

3. Difesa degli spazi femministi. Elaborazione di documento politico che riconosca questi spazi come bene inalienabile, attaccando in questo modo la precarietà dovuta a patti di collaborazione e bandi con le amministrazioni comunali, sottolineandone il valore politico per uscire dal ricatto dello sgombero.  Riappropriarsi di spazi inutilizzati nel contesto cittadino, contrastando anche l’eliminazione del vincolo di uso sociale dei beni confiscati alla mafia previsto dal DL Salvini. Creare reti di sostegno, non solo virtuali, e campagne su tutto il territorio.

4. Contrasto al sessismo nei movimenti e negli spazi misti attraverso pratiche di riconoscibilità di punti di ascolto femministi, nonché la creazione di una safety collettiva senza la delega ad altri.

Il gruppo sulle norme si è concentrato su un’analisi del Disegno di legge Pillon. Questo non deve essere affrontato nell’ottica di emendarlo, ma di respingerlo completamente. Imponendo la logica della «bigenitorialità», il Ddl nasconde un attacco rivolto alle donne che sempre più radicalmente si sottraggono alla famiglia, non solo per ragioni di violenza domestica, ma perché è un’istituzione oppressiva. Esso formalizza e aggrava una situazione di fatto già difficile per le donne, caratterizzata da una diffusa violenza nei tribunali – che bisogna continuare a contrastare – e dalla prassi di obbligare i figli a vedere il padre anche se questo è stato denunciato per atti di violenza.

Bisogna mettere in campo un lavoro di informazione efficace e di largo respiro: sul piano legislativo e istituzionale, vigilare sull’iter al Senato e seguire le audizioni, pensando anche a possibili mobilitazioni a ridosso dei momenti chiave, mostrare la natura incostituzionale del Ddl, il modo in cui esso viola convenzioni internazionali, portare alla luce le statistiche. Adottare un’ottica intersezionale facendo vedere che non colpisce tutte le donne allo stesso modo. Il gruppo produrrà un piccolo opuscolo in pochi punti da far circolare ampiamente da qui in avanti e dei video in cui madri separate prendano direttamente parola.

Bisogna poi mostrare qual è la posta in gioco del disegno di legge: riaffermare l’ordine della famiglia e l’autorità dei padri, sdoganare la violenza come pratica ordinaria di garanzia dell’ordine familiare, e quindi portare alla luce il suo legame con il Decreto Salvini che non riconosce gli stupri lungo il viaggio come ragione per concedere il permesso, mentre d’altra parte assume un’ottica di «difesa delle donne» per legittimare razzismo ed espulsioni. Entrambi affermano un’intera visione della società che bisogna contrastare come tale e con ogni mezzo. Il gruppo ha discusso delle mobilitazioni del 10 e del 24 novembre. Sostenere l’iniziativa contro il Ddl è importante, partecipando al 10 anche come tappa di lancio del 25 novembre, quando il nesso tra il patriarcato del Ddl Pillon e il razzismo del Decreto Salvini e la loro visione della società dovranno essere aggrediti con forza come tasselli di una medesima violenza sistematica.

 

 

 

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