6-7 ottobre 2018: Assemblea nazionale di Non Una Di Meno a Bologna

ass nazionale

NON UNA DI MENO chiama a raccolta tutte le energie che è stata capace di innescare e far esplodere in questi due anni di mobilitazione straordinaria e planetaria contro la violenza patriarcale che uccide, opprime, impoverisce! ✊💥
(➡ leggi sotto l’appello completo)

Incontriamoci a Bologna, sabato 6 e domenica 7 ottobre 2018
per l’assemblea nazionale di Non Una di Meno
presso le aule di Giurisprudenza dell’Università di Bologna, in Viale Carlo Berti Pichat, 6.

👉 Sabato 6 ottobre, dalle ore 10.00 alle ore 13.00, per confrontarci in ASSEMBLEA PLENARIA

👉 e dalle 14.00 alle 18.00, per confrontarci sulle AREE TEMATICHE che abbiamo individuato:
1) Contrasto alla violenza maschile e di genere 🙅‍♀🏠
2) Salute e autodeterminazione 💅🌈
3) Lavoro e welfare 💻🔨
4) Lotte migranti e antirazzismo 🌍📢
5) riGENERIamociLIBERAmente contro la violenza sui corpi, i territori, gli animali 🐳🌳

👉 Domenica 7 ottobre, ci ritroveremo di nuovo in in Viale Carlo Berti Pichat, 6 per confrontarci in ASSEMBLEA PLENARIA, dalle ore 10.00 alle 14.00

📋📜 Qui il form per la registrazione 

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Non Una Di Meno chiama a raccolta tutte le energie che è stata capace di innescare e far esplodere in questi due anni di mobilitazione straordinaria e planetaria contro la violenza patriarcale che uccide, opprime, impoverisce. Questo movimento femminista, nato sulla spinta di una mobilitazione globale, ha organizzato due scioperi al fianco delle compagne di tutto il mondo e ha mostrato che è ancora possibile organizzarsi e ribellarsi contro il silenzio e la violenza creando una grande potenza collettiva.
Questa forza viene dal movimento globale dello sciopero femminista, dalla lotta transnazionale per l’aborto libero e sicuro, “dalla furia e dall’euforia” delle nostre compagne argentine, in grado di fare di una protesta per la libertà di aborto una sollevazione globale, da milioni di donne che, partendo dal #metoo, hanno urlato #wetoogether e hanno alzato la testa contro la violenza e le molestie subite, dalle migliaia di iniziative che abbiamo organizzato per affermare la nostra libertà sessuale e di movimento e il nostro rifiuto dello sfruttamento, in Italia e in tutto il mondo.

Il 6 e 7 ottobre Non Una di Meno si incontrerà nuovamente a Bologna per un’assemblea nazionale. Il presente reclama con urgenza la nostra presa di parola e azione. È in atto un feroce contrattacco patriarcale: dopo la vittoria alla Camera, il Senato argentino ha respinto la proposta di legge per l’aborto libero, sicuro e gratuito, scavalcando milioni di voci che hanno infiammato la piazza di Buenos Aires. La risposta alle manifestazioni che reclamano e difendono la libertà di abortire e quella sessuale, dalla Corea del Sud alla Polonia, dall’Italia al Cile, dagli Stati Uniti alla Tunisia, è una risposta che mira a schiacciare e addomesticare quella libertà attraverso una violenza sempre più intensa e politiche che mirano a riaffermare la divisione sessuale del lavoro e tutelare la famiglia come luogo di garanzia di ordine, riproduzione dei ruoli e disciplina della sessualità.

La posta in gioco di questo scontro è altissima anche in Italia. Stupri e femminicidi hanno scandito il tempo di quest’estate torrida trascorsa sotto il segno della violenza. I fatti di Brescia, di Parma e di Como hanno raggiunto l’onore della cronaca, mentre altri hanno continuato, e continuano, ad accadere, come sempre, fuori dal clamore mediatico. Questa violenza è usata per obbligarci a tacere, per intensificare il nostro sfruttamento nei luoghi di lavoro, per stabilire gerarchie sociali e sopprimere ogni aspirazione all’uguaglianza.
Questa violenza è sostenuta dalla più sfacciata legittimazione istituzionale. Il governo ha già annunciato il suo impegno per restringere il più possibile l’autodeterminazione sessuale e riproduttiva delle donne e delle soggettività lgbtqi+; le misure proposte per tutelare padri e mariti, come quella sull’affido, sono tentativi di impedire alle donne di liberarsi dall’oppressione familiare, se non al prezzo di impoverimento e precarizzazione; gli attacchi all'”ideologia di genere” nelle scuole pretendono di riaffermare, difendere e riprodurre ruoli e gerarchie sessuali; quelli agli spazi femministi e transfemministi sono parte di un programma che intende rispondere alla violenza maschile incrementando le misure di polizia e riducendo le possibilità di autodeterminazione delle donne; le politiche razziste di limitazione dei permessi di soggiorno umanitari e di chiusura dei porti legittimano gli stupri subiti dalle donne migranti e la violenza che accompagna il viaggio di chi si muove perché non accetta di essere soltanto un oggetto di violenza.

A tutto questo risponderemo con la forza della nostra iniziativa. Abbiamo affermato che la violenza maschile e di genere è una violenza strutturale. Per questo abbiamo abbracciato la pratica dello sciopero femminista, reclamando una trasformazione globale della società neoliberale e patriarcale. La nostra iniziativa non sarà di opposizione occasionale a questo governo e dovrà coinvolgere chiunque riconosca che, per combattere la violenza patriarcale e razzista che alimenta il nostro sfruttamento quotidiano, è necessario scegliere chiaramente da che parte stare. Ci incontreremo a Bologna per discutere di tutto questo: verso il prossimo 25 novembre abbiamo di fronte la sfida di alimentare il fuoco che ha reso grandiosa la presa di parola femminista contro la violenza maschile; verso il prossimo 8 marzo vogliamo immaginare lo sciopero senza farne un rito, ma producendo ancora uno o più momenti di rottura.

Abbiamo organizzato le due giornate di discussione come un momento di confronto aperto e diretto, individuando 4 terreni principali di riflessione e di analisi: il contrasto alla violenza maschile e di genere, in tutte le sue forme; il lavoro e il welfare, terreni su cui oggi si gioca la nostra lotta contro la precarietà e il lavoro gratuito, contro un impoverimento che per molte di noi rasenta o sfocia nell’indigenza e nell’assenza sia di forme di reddito diretto che di welfare; la salute e l’autodeterminazione, in tutti i suoi risvolti e per la libertà sessuale e di aborto; la lotta migrante e l’antirazzismo. Verrà inoltre lanciata la campagna transfemmista di autodeterminazione “riGENERIamociLIBERAmente contro la violenza sui corpi, i territori, gli animali”.
A partire da questi nodi, strettamente connessi tra loro e che rappresentano la sfida altissima con cui non possiamo non confrontarci, vogliamo ragionare sulle pratiche possibili da mettere in campo e su quelle già in sperimentazione, nonché sulla comunicazione politica necessaria a raccogliere le forze per organizzarci. Abbiamo la necessità di condividere parole d’ordine e priorità politiche capaci di rispondere all’urgenza del presente, perché non una di meno! continui a essere un grido globale di lotta e di liberazione.

Non una di Meno

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Le città femministe esistono e resistono – Incontro nazionale

città

Un incontro pubblico nazionale delle case delle donne e degli spazi femministi per costruire insieme ragionamenti, strategie e campagne. A Roma il 22 settembre ore 13.00 presso la Casa delle Donne di Lucha Y Siesta.

Abbiamo conosciuto il tempo di agire, aprendo i luoghi da cui oggi vi scriviamo e che ci uniscono nella rete di relazioni a cui facciamo appello per la costruzione di un incontro delle case delle donne e degli spazi femministi, preliminare all’assemblea nazionale di Non una di Meno di ottobre. A Roma, alla Casa delle Donne Lucha y Siesta il 22 settembre dalle ore 13.00.

Troppo poche sono state le soste e spesso troppo brevi le riprese per superare l’urgenza, tanto che ora vogliamo fermarci per guardare al futuro, cercando un’unione fra prospettive capace di connettere le nostre storie e di cogliere il tempo, secondo noi maturo, di una reazione forte e condivisa. Non partiamo da zero, no, tutte conosciamo quanto è stato già costruito a livello locale e il lavoro di connessione operato negli ultimi due anni da Non una di Meno, e tutte sentiamo la voglia di esplodere in una nuova ondata di indignazione e presa di parola pubblica, oltre la festa e i riti dell’autunno.

Abbiamo pensato molto a tutte voi correndo dietro alle urgenze dell’autogestione di uno spazio femminista e alle emergenze scatenate dalla violenza maschile e patriarcale che colpisce tutti gli ambiti delle nostre vite, abbiamo pensato molto ai racconti fatti dalle sorelle in giro per l’Italia, quando abbiamo vissuto con difficoltà l’apertura di un nuovo centro antiviolenza o la gestione di una casa di semi autonomia. Molto abbiamo pensato prima di chiamarci a raccolta oggi perché sappiamo che all’estate seguirà un anno di lotta e non possiamo più aspettare.
Il clima in cui il paese sta calando porta con sé un grave attacco alle persone più vulnerabili e con sprezzanti provocazioni si lascia che la paura monti e che alle richieste di welfare e diritti si risponda con diffidenza o addirittura non si risponda affatto.

Giorno dopo giorno sentiamo che gli sforzi compiuti per affermare i principi dell’autodeterminazione, dell’autonomia e della solidarietà, che sono il nostro terreno di crescita e costituiscono i valori fondanti della nostra politica di donne, devono oggi misurarsi con i proclami anti migranti e gli attacchi alle libertà civili acquisite.
Siamo di fronte a politiche reazionarie che tentano di distogliere l’attenzione pubblica dai problemi che veramente travolgono le nostre esistenze – primi fra tutti l’impoverimento economico e culturale e l’indebolimento dei nessi della solidarietà sociale – per agitare spauracchi utili a costruire un popolo spaventato e governabile, dove la dignità si conferisce per decreto e si revoca per urgenza.

Le resistenze che negli ultimi anni hanno costruito e attraversato l’alternativa di un’Italia possibile vengono demonizzate nel tentativo fascista di neutralizzare le opposizioni sociali per livellare in basso il paese e alimentare lo scontro tra vari settori all’interno delle stesse classi sociali impoverite, in uno scontro prepolitico dove a vincere è il caos delle coscienze e il naufragio dei diritti e delle libertà.

Riteniamo che nessun luogo e nessuna realtà possano sentirsi al sicuro rispetto ai danni di questa ondata, i cui effetti ricadranno pesantemente su tutte e tutti. Riteniamo ancora di più che nessun luogo delle donne possa sentirsi al riparo dal tentativo di manipolazione della realtà, perché è sui nostri corpi, contro i nostri spazi e a discapito delle nostre storie che si costruisce la narrazione tossica e pesticida del presente.

Quando l’antirazzismo è degradato a buonismo e si vuole far scadere l’antifascismo in feticcio storico, il femminismo rischia di rimanere biografia autoreferenziale e l’antifemminismo diventa una minaccia ancora più pericolosa, se possibile, del maschilismo patriarcale.

Forti di quanto le piazze degli ultimi anni – costruite assieme con fatica e passione -ci hanno lasciato come riserva per i tempi duri, vogliamo guardarci negli occhi fra quelle che hanno generato e rigenerato potenza nella costruzione di spazi femministi e transfemministi, camminando sulla china di un futuro incerto, di scadenze per bandi a perdere e di convenzioni politicamente scorrette.

Noi, artigiane e costruttrici di case, sappiamo che questi luoghi non sono centri servizi al femminile o start up per il terzo settore femminilizzato, ma luoghi di autodeterminazione, ricostruzione di vissuti e di relazioni, e presidi a tutela della dignità di tutte quelle che la società patriarcale ha maltrattato e marginalizzato in contesti domestici e ghetti professionali, spazi di trasformazione dell’esistente e delle vite di molte.

L’attacco ai nostri luoghi e la precarietà in cui si intende lasciarli sono fisici e sono simbolici. Si vogliono spazzare via luoghi che, costruiti sulla solidarietà e il mutuo aiuto femminista, possono contrastare l’emergere delle forze autoritarie e reazionarie; contro gli assessori comunali accusati di stalking; contro i senatori leghisti che vorrebbero mettere mano alla legge 194; contro le mercificazioni delle miss a seno nudo a godimento del branco testosteronico; contro le amministrazioni pavide delle concessioni a mezza bocca; contro le incertezze sul futuro di 14 posti di accoglienza per donne che scelgono di uscire dalla violenza; contro le stipule delle convenzioni non rinnovate in tempi idonei per una progettualità di lungo periodo; contro l’arroganza di una istituzione che monetizza il patrimonio storico, politico e sociale dei nostri percorsi di libertà e organizzazione; contro la violazione dei diritti umani da parte del personale sanitario pubblico che obietta; contro i licenziamenti in gravidanza, lo sfruttamento delle migranti nei campi di pomodori e nelle case degli anziani; contro la violenza maschile fra le mura di casa.

Nel difendere le nostre esperienze difendiamo il diritto al dissenso. Non vogliamo essere rinchiuse nel ruolo “naturale” di madri, vogliamo essere libere di scegliere se e quando esserlo. Rifiutiamo ogni lettura che ci vuole come corpi da difendere, resistiamo e ci dichiariamo ancora tutte con orgoglio femministe e antifasciste e lo facciamo a partire dai luoghi che abbiamo conquistato con anni di lotta e di organizzazione e per i quali adesso è tempo di rivendicare riconoscimento nell’autonomia e stabilità nell’indipendenza.

Carissime compagne abbiamo voglia di Utopia.
Speriamo di vederci in tant* a Roma il 22 settembre – presso la Casa delle donne Lucha y Siesta, in Via Lucio Sestio 10 Metro A – per un incontro pensato anche come propedeutico all’assemblea nazionale di Nudm di ottobre, per costruire ragionamenti, strategie e campagne da portare e condividere con tutt*.

*Gli spazi femministi – Nudm Roma

IL PROGRAMMA DELLA GIORNATA

13:00 – 14:00 Accoglienza chiacchiere e caffè

14:00 – 17:30 Gruppi di lavoro

🔶 Obiettivi e strategie di rivendicazione
Se toccano una toccano tutte è il messaggio che rimbalza nei luoghi delle donne quando c’è un attacco ad uno di essi. Consapevoli di quanto già ci unisce in tema di pratiche, questo tavolo intende fomentare una visione comune positiva a partire dalle criticità che i nostri spazi ed esperienze diverse attraversano rispetto:
🔷 all’interlocuzione con le istituzioni pubbliche per il riconoscimento delle nostre esperienze come indispensabili per la cura e la crescita di una comunità antisessista e che rifiuta ogni forma di discriminazione. In quest’ottica ci piacerebbe condividere idee e strumenti utilizzati in questi anni dagli spazi femministi nel dialogo con le istituzioni o con il privato, per riformulare quelli non idonei alla realizzazione del nostro diritto di esistere in forma autonoma, libera e autodeterminata.

🔷 al dialogo con le comunità sociali di riferimento per favorire il dilagare del femminismo nelle città e mettere un freno comune e coordinato contro la pericolosa ondata che invade il paese da nord a sud.

Con questa idea in testa ci piacerebbe tracciare la mappa dei territori e delle città femministe e transfemministe che vogliamo: case delle donne, consultori e consultorie, spazi per la cultura e l’arte, comitati e gruppi locali.

🔶 Macro e micro pratiche di conflitto
Questo tavolo intende favorire l’emergere delle vertenze che animano i livelli territoriali da cui proveniamo. Le vicende come quella della Casa internazionale delle donne o della Casa della donna di Pisa possono aiutarci nel costruire l’immaginario rispetto a campagne coordinate e dotate di parole comuni capaci di accendere terreni di conflitto, che dalla dimensione micro sfocino in quella macro su terreni quali la difesa dei consultori, l’apertura di centri antiviolenza femministi, gli spazi delle donne come luoghi, in primis, politici.

17:30 – 19:30 Restituzione dei gruppi in assemblea

Le strategie di comunicazione relative ai due tavoli proponiamo di tenerle come argomento di lavoro per l’assemblea nazionale di NUDM del 6/7 ottobre a Bologna

Per adesioni, compiliamo questo modulo 

Per informazioni e suggerimenti scriveteci a: nonunadimeno@gmail.com

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