ReSisteremo a Ventimiglia

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A guardarlo da fuori sospendi il respiro, come davanti ad una scultura michelangiolesca: puoi non comprendere totalmente le intenzioni artistiche, ma non puoi fare a meno di ammirarla, coinvolta e complice.Così che la vista della “pietà” si traduce in un sentimento di commozione, di appartenenza. Forse prendi le distanze dalla sua iconografia religiosa, ma, inspiegabilmente, ti commuove. Pietà che non è pena, ma piuttosto un sentimento di attenta partecipazione all’infelicità e alle difficoltà altrui, nelle quali ritroviamo noi stesse.

Così è stato il corteo del 14 Luglio a Ventimiglia, per il ponente ligure una delle più ampie manifestazioni di tutti i tempi. Lo diciamo chiaramente, in questa fase storica intrisa di razzismo, ignoranza e indifferenza, è stata una boccata di aria limpida, una boccata di ossigeno: in un mondo ad altissimo deficit di identificazione, più di 7000 persone si sono immedesimate nelle condizioni umane e di vita di tutte le persone schiacciate dai confini e dalle politiche di rimpatrio.

Non Una di Meno è stata fin dall’inizio uno dei soggetti promotori della manifestazione e il 14 luglio è stata una data anche nostra, una data transfemminista.

Una marcia colorata, eterogenea e gentile: un rischio, la gentilezza, che si doveva correre. In contrasto con la dominante barbarie promossa da chi vuole chiudere i continenti, i porti, le città.

Secondo il sindaco Ioculano questa manifestazione “non ha lasciato niente se non un po’ di traffico”. [Traffico: tratto città alta chiuso per marea, alcuni rallentamenti all’altezza della galleria in direzione Francia causa esplosione di umanità]

Invece, di “cose” ne sono state lasciate: a parte un buon ritorno economico per la comunità ventimigliese (ebbene si, anche le/i solidali si nutrono), molte sono le idee che sono state messe sul tavolo perché, nessuno, ha intenzione di lasciare Ventimiglia sola. Un isolamentodovuto a politiche respingenti, non umane e razziste.

Metodi che si auto-annientano, imposti in nome del decoro: non considerando però che, trasformare una città in un campo di battaglia, sotto assedio, non ha alcuna dignità…per nessuna/o.

Forme di controllo che minano, distruggono le relazioni umane

Violenza politica perpetuata attraverso i siti, gli spazi, le infrastrutture e i simboli che, inevitabilmente, rendono il sistema debole, forviante, ed incapace di trovare soluzioni razionali e giuste.

Una guerra asimmetrica quella che si sta combattendo a Ventimiglia, nel Mediterraneo, in tutti i luoghi di confine e non solo, che trova nell’odio etnico la dimensione della sua violenza.

Dicono che la rabbia non si addica ad una donna, ci rende minacciose… ma la nostra rabbia è invece propositiva e d’azione, vediamo soluzioni, perché ben conosciamo la vulnerabilità: prodotto del sistema patriarcale.

In un disastro generalizzato non possiamo non definire alcune soggettività, non possiamo negare la specificità del problema di genere: le donne sono più vulnerabili ed attaccate sia dall’esterno, che dall’interno delle loro comunità.

Per questo crediamo che uno spazio di accoglienza specifico per donne e bambine/i sia un passo necessario da compiere. E’ necessario creare un “luogo”, seppur transitorio, che corrisponda a “casa”: allontanandoci dalla logica madre/moglie/figlia, ma piuttosto coinvolgendo le donne direttamente nella ricostruzione delle loro esistenze, dando loro maggiore capacità di controllo e di scelta, in opposizione all’infantilizzazione, allo sfruttamento, alla violenza patriarcale.

Resteremo a Ventimiglia, resisteremo, ma soprattutto ci rimboccheremo le maniche. Per questo invitiamo tutte le compagne e le sorelle a venire a Ventimiglia per partecipare alle attività del Sister Group, spazio sicuro, accogliente, aperto alle donne e alle/ai bambine/i. Partiamo dal basso, partiamo da noi.

#liberedimuoversiedirestare

#ventimigliacittàaperta

NON UNA DI MENO – Genova NON UNA DI MENO Progetto20k

Tratto da qui

 

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Assemblea nazionale di Non una di meno: Femminismo è antirazzismo!

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Il giorno 15 luglio, dopo il corteo a Ventimiglia, Non Una di Meno si ritroverà al Csa La Talpa E L Orologio di Imperia, per reclamare la libertà di movimento, il permesso di soggiorno e il diritto d’asilo europeo, sostenere l’autodeterminazione delle persone migranti e denunciare la violenza dei confini e per mettere in comune riflessioni e prospettive future.
L’incontro inizierà alle ore 10 per proseguire fino alle 15,30 circa.

#liberedimuoversiedirestare

 

Non Una Di Meno a Ventimiglia il 14 luglio #liberedimuoversiedirestare

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Non Una Di Meno invita coloro che hanno riempito le piazze femministe il 25 novembre, che hanno scioperato l’8 marzo, attraversato i Gay Pride, manifestato contro il razzismo di governo e per la riapertura dei porti, a partecipare il 14 luglio 2018 alla mobilitazione internazionale al confine italo-francese di Ventimiglia per reclamare la libertà di movimento, il permesso di soggiorno e il diritto d’asilo europeo, sostenere l’autodeterminazione delle persone migranti e denunciare la violenza dei confini.
Naufragi, internamenti, stupri, abusi, sfruttamento, discriminazioni, azzeramento di qualsiasi assistenza sanitaria e libertà di decidere, dal parto all’interruzione volontaria di gravidanza. La vita delle e dei migranti in transito è segnata, anche nel nostro paese, dalla violenza. Lo sono ancor di più oggi per le scelte politiche del nuovo governo, di stampo fascista, razzista e sessista. Per questo crediamo che la lotta per l’autodeterminazione e la libertà di movimento non possa prescindere da un’ottica di genere, femminista, partigiana.
Ecco perché invitiamo tutte e tutti a Ventimiglia e ci saremo portando il nostro sguardo, le nostre pratiche e le riflessioni prodotte in questi due anni e mezzo di condivisione di lotte e desideri.
Non ci stanchiamo di dirlo: abbiamo un piano e vogliamo farlo vivere anche Ventimiglia!
Non Una Di Meno
Rilanciamo e condividiamo il comunicato stampa che lancia le giornate del 13 e 14 luglio a Ventimiglia per il diritto alla mobilità umana.

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13 e 14 luglio, tutti e tutte a Ventimiglia: per il permesso di soggiorno europeo, per il diritto alla mobilità umana!

Si è svolta il 9 luglio a Ventimiglia in “frontiera alta” al ponte di S. Luigi la conferenza stampa di lancio della manifestazione internazionale del 14 luglio per manifestare il proprio dissenso verso i lager libici, la chiusura dei porti, al fianco delle ONG e di ogni forma di solidarietà attiva, per ricordare le vittime delle stragi in mare, per il permesso di soggiorno e di asilo europeo. La manifestazione vuole inoltre denunciare questo crimine contro l’umanità, ripercorrere le storie di tutte le persone in transito, sostenere la forza e la determinazione con cui decidono di migrare in cerca di una vita migliore.

Oltre al corteo di sabato che attraverserà la città di Ventimiglia con ritrovo alle 14.00 da via Tenda, è stato lanciato l’appuntamento del “Border Crossing” di venerdì 13 luglio alle 14.00 presso la “frontiera bassa” ai Balzi Rossi, luogo fortemente evocativo della lotta dei e delle migranti per la libertà di circolazione in Europa. Il 13 luglio l’iniziativa di “disobbedienza civile a questa linea immaginaria che è il confine che respinge uomini, donne e bambini e lascia transitare liberamente le merci”, vuole rivendicare la necessità di cambiare radicalmente le politiche europee sull’immigrazione e richiede il rilascio di un “permesso di soggiorno europeo a tutte le persone migranti presenti in Europa, per dare loro la possibilità di muoversi liberamente dentro lo spazio europeo”.

Le giornate del 13 e del 14 saranno mobilitazioni ampie e inclusive che vogliono rappresentare una risposta al clima di razzismo istituzionale che si respira in Italia. Non sono iniziative contro la Francia o contro la città di Ventimiglia ma contro tutte quelle politiche locali, nazionali, europee sempre più spietate e ciniche che criminalizzano le migrazioni e le tante forme di solidarietà, sia nei confini “esterni” dell’Unione europea, come il Mar Mediterraneo e sia in quelli interni come Ventimiglia, Brennero, Calais. Ventimiglia è stata infatti un laboratorio di repressione della solidarietà con ordinanze dell’attuale Sindaco che vietavano la somministrazione di acqua, cibo ai migranti e alle migranti bloccati nella città, loro malgrado.

Tra le numerose adesioni al corteo Vauro, Cecilia Strada, Moni Ovadia, padre Alex Zanotelli, ARCI, Lega Ambiente, la rete francese “Roya Citoyenne”, quella nata a Briancon, dalla carovana spagnola “Abriendo Fronteras”, partiti, sindacati, associazioni, reti solidali ed antirazziste, docenti universitari/e, artisti, centri sociali e moltissime singole persone.

#permessodisoggiornoeuropeo #venitimigliacittàaperta#dirittisenzaconfini #liberedimuoversiedirestare #14L

Per info e contatti: Ariela 3394393789

 

MANIFESTO PER L’ANTISESSISMO NEL RAP ITALIANO

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Premessa

Questo documento non vuole essere un’imposizione o uno strumento di censura/autocensura ma un punto di partenza per una discussione seria e approfondita. A tutti gli artisti e le artiste che si riconoscono nei suoi valori chiediamo di sottoscriverlo e farlo girare. A chi, invece, non lo condivide, chiediamo comunque di prendere esplicitamente posizione e contribuire alla discussione con le proprie argomentazioni. Di sicuro, da ora in poi tutti i concerti e gli eventi musicali che ci vedono coinvolte ad ogni titolo saranno ancora più attenti e selettivi nel rifiutare la partecipazione di chiunque, direttamente o indirettamente, si rende protagonista di testi o pratiche sessiste.

  1. L’ammissione

Chiediamo a chi scrive e a chi ascolta rap di ammettere che, insieme a valori positivi e infinite potenzialità estremamente interessanti, esiste un problema serio di sessismo all’interno della scena, è questa (an)estetizzazione che contribuisce a suo modo, consapevoli o meno, alla normalizzazione e all’accettabilità sociale della violenza sulle donne.

  1. L’impegno all’antisessismo formale

Chiediamo a chiunque sottoscrive questo manifesto di non produrre o promuovere testi di carattere esplicitamente sessista, il sessismo e l’omofobia negli spazi Hip Hop continuano a non essere controllati, non è più accettabile giustificarli come una componente valoriale imprescindibile della cultura.

  1. L’impegno all’antisessismo sostanziale.

Chiediamo a chiunque sottoscrive questo manifesto di non produrre o promuovere testi implicitamente sessisti, oggettificanti nei confronti della donna e del suo corpo o in cui si dia per scontata una posizione subalterna del genere femminile, testi che influenzano i modelli sociali e la mentalità comune, fuori e dentro ai contesti Hip Hop.

  1. Il diritto/dovere all’autocritica

Chiunque si è reso in passato protagonista o promotore di testi o comportamenti sessisti può e deve prendere coscienza dell’errore e delle conseguenze di tali comportamenti. L’autocritica è sempre ammessa e salutare, senza censura e processi pubblici. Non ci sono rapper che non si siano pentiti di qualche loro pezzo, ma è inaccettabile continuare a far finta di niente e soprattutto è imperdonabile difendere questo atteggiamento.

Si ha una contorta interpretazione di ciò che è la libertà di espressione, il rap è una responsabilità condivisa.

  1. La coscienza che anche l’uomo è vittima del maschilismo

Chiediamo di comprendere ed ammettere che il machismo e la cultura patriarcale offendono anche il genere maschile, non è solo gerarchia tra uomini e donne, ma anche gerarchia tra gli stessi uomini e, per estensione, la sua produzione artistica. Un testo che allude a discorsi superficiali, in fondo, non richiede né intelletto né critica da parte di chi lo riceve. E’ naturale che i fan percepiscano i rapper di maggior spicco come modello da seguire, il problema emerge nel momento in cui la gravità dei fatti compiuti da un rapper viene giudicata sulla base del suo stesso successo: più quest’ultimo è alto e più è accettabile ciò che dice o fa, accondiscendendo ai contenuti più beceri e rafforzando il problema della misoginia e della cultura machista.

  1. Il dibattito

Chiediamo ad artisti ed ascoltatori di affrontare il problema del sessismo in tutti i luoghi – reali e virtuali – dove si fa musica e si discute di musica. L’evoluzione è fisiologica ma il rispetto non deve mancare: il rispetto per se stessi, per le persone e per la cultura.

  1. La promozione dell’antisessismo

Chiediamo ai locali, i centri sociali, le associazioni e le realtà che organizzano eventi musicali di prendere posizione e promuovere dando supporto agli artisti ed alle artiste che si siano impegnat* in maniera esplicita contro il sessismo.

La scena rap non ha mai risposto concretamente alle critiche riguardo al sessismo, non ha mai preso una netta posizione ed è ora il momento di farlo esplicitamente.

(Foto tratta da qui)