SAPPIAMO CHI SIAMO, SAPPIAMO QUELLO CHE VOGLIAMO! Lo sciopero femminista è un punto di partenza

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Lo sciopero globale delle donne dell’8 marzo si conferma, per il secondo anno consecutivo, uno straordinario strumento di lotta e di radicamento nei territori che ha riempito le città di tutto il mondo restituendo immagini di inarrestabile potenza.
A Roma le piazze della mattina hanno toccato luoghi e temi cruciali sui cui Non Una Di Meno continuerà a investire energie nei prossimi mesi, a partire dalla continua tessitura di relazioni tra studentesse, centri anti violenza, sportelli e servizi autogestiti, artiste e performer, lavoratrici del corpo e delle passioni.
La mattina le studentesse hanno aperto la giornata di sciopero con un corteo interno alla città universitaria de la Sapienza, calando uno striscione dal rettorato che recitava “contro un sapere neutro e sessista costruiamo l’università femminista”.
Al Ministero del Lavoro le donne hanno animato uno speakers’ corner contro le molestie e la precarietà. Poi hanno dato vita a un’azione di sanzionamento al vicino Hard Rock Cafè in cui da tempo si consumavano molestie sessuali ai danni di alcune dipendenti sotto il ricatto del rinnovo contrattuale. Qui il passaggio dal #Metoo al #Wetoogether si è trasformato in pratica di solidarietà e di lotta comune.
L’appuntamento di Piazza Madonna di Loreto ha messo al centro il Piano femminista contro la violenza maschile e il ruolo di pratiche e spazi femministi nei percorsi di autodeterminazione e fuoriuscita dalla violenza.
Tre anasuromai hanno attraversato la città: su le gonne nella mattinata alla sede rai di Viale Mazzini “non è la Rai”, poi al Foro Italico sotto l’obelisco di Mussolini “dilDux”, infine a Piazza Venezia alla conclusione del corteo.
Più di 20mila persone hanno attraversato la città da Piazza Vittorio alla Colonna Traiana. La significativa presenza delle giovanissime si è accompagnata a una trasversalità generazionale che è il vero tratto qualitativo del movimento femminista globale: spazio di confronto e di costruzione politica comune tra età e esperienze differenti. Il corteo ha saputo parlare molti linguaggi, dando spazio a interventi, letture e performance che hanno rovesciato la vittimizzazione e rimesso al centro le vite e i corpi nella loro materialità e autodeterminazione: “sappiamo chi siamo, sappiamo quello che vogliamo!” sui temi del lavoro, della salute, dell’autodeterminazione e delle frontiere e della cittadinanza. Il videobombing sui muri della città che ha segnato il passaggio del corteo ha ben reso la forza immaginativa del movimento.
Il corteo ha visto la partecipazione anche di Asia Argento, Rose McGowan e Miriana Trevisan che hanno voluto essere in piazza con Non Una Di Meno per sostenere lo sciopero femminista e la solidarietà tra le donne contro le molestie attivata dal #Metoo: Sorella, io ti credo! Erano anche presenti le attrici firmatarie dell’appello Dissenso Comune che hanno sfilato alla manifestazione.
Lo sciopero femminista è tornato a riaffermare la potenza della marea in più di 70 città italiane, malgrado le difficoltà prodotte dalla prossimità elettorale e dalle limitazioni imposte al diritto di sciopero. è tornato a rompere gli schemi, a catalizzare energie per mettere in crisi i rapporti di potere e le gerarchie su cui si fonda il sistema patriarcale e neoliberale, a costruire spazi di opposizione al sessismo, al razzismo e al nuovo autoritarismo che avanza. L’8 marzo non è un punto di arrivo ma un nuovo punto di partenza.
Non una di meno Roma
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