8 marzo anche a Roma la marea femminista torna nelle strade! Noi scioperiamo! #WeToogether

SCHERMO16
Gli appuntamenti della giornata a Roma:
PASSEGGIATA FEMMINISTA A LA SAPIENZA: ore 9.30 – presso la città universitaria, Piazzale Aldo Moro, 5.
SPEAKER’S CORNER #METOO >> #WETOOGETHER: ore 10.30 – presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, via Vittorio Veneto 56. Prendiamo parola contro le molestie e il ricatto sui posti di lavoro.
IN PIAZZA CON I NOSTRI CORPI, I NOSTRI SPAZI E IL NOSTRO PIANO: ore 14.00-16.00 – presso Piazza Madonna di Loreto.
CORTEO: ore 17.00 – partenza da Piazza Vittorio Emanuele.
• Ore 9.30 – PASSEGGIATA FEMMINISTA A LA SAPIENZA

L’università libera la fanno le studentesse e gli studenti che la attraversano.

È passato un anno dallo scorso 8 marzo, giorno in cui il movimento transfemminista Non Una Di Meno indiceva uno sciopero generale, sulle tematiche del lavoro produttivo, riproduttivo e di cura, ampiamente partecipato in Italia e organizzato in più di 50 Paesi nel mondo.

Dopo un anno il movimento raccoglie nuovamente la sfida e lo fa con uno strumento in più: un Piano Femminista contro la violenza maschile sulle donne, elaborato dal basso dalle stesse soggettività che ogni giorno vivono sulla propria pelle l’oppressione di genere. Si parte da sé, dalle singole specificità, per arrivare ad un’analisi complessa della realtà che vede una stretta relazione anche con la classe e la razza, e che prende in considerazione gli stereotipi, per decostruirli.

Non una di Meno prenderà parte allo sciopero dentro l’università anche quest’anno. In quanto luogo di formazione e riproduzione delle dinamiche sociali, essa può e deve avere un ruolo determinante nella decostruzione di una cultura profondamente segnata da maschilismo, omo- e trans-fobia, sessismo, disuguaglianza sociale, dal momento che è in questa sede che si formano tutte le soggettività che andranno a ricoprire ruoli chiave nel mondo della formazione e della ricerca, compresi i/le docenti di ogni ordine e grado. Queste considerazioni diventano fondamentali nel momento in cui osserviamo che gli elementi in questione sono permeati profondamente nella nostra società e investono dunque anche le relazioni e il lavoro accademici.

Per questo, la mattina dell’8 marzo attraverseremo la città universitaria. Lo faremo tutte insieme, perché il movimento globale delle donne ha il coraggio di parlare, la forza di rompere il velo di silenzio, che avvolge le molestie e la violenza sui posti di lavoro e nei luoghi della formazione. #MeToo l’abbiamo detto in tante, #WeToogether sarà la risposta dello sciopero femminista!

Per unire le tante voci del #MeToo nella forza collettiva del #Wetoogether!

Per questo, l’8 marzo:

Scioperiamo perché reputiamo insufficiente il metodo di didattica frontale, generatrice di competizione piuttosto che di cooperazione, rivendicando come buona pratica l’autoformazione per la costruzione di un sapere critico.

Scioperiamo perché la questione dell’autonomia dell’università e di tutta la ricerca, termine che negli ultimi decenni ha assunto una valenza funzionale alla svolta neoliberale, alla quale invece noi dobbiamo ridonare un significato potente, funzionale allo smantellamento di un sistema gerarchico e patriarcale e alla produzione di saperi critici.

Scioperiamo perché il sapere e la ricerca devono essere libere, pubbliche e fruibili a tutt*. Per fare questo sappiamo quanto fondamentali siano i finanziamenti pubblici che le istituzioni devono, seriamente, destinare all’università, alla ricerca e alla formazione, muovendosi, però, non a seguito dei diktat del mercato, ma in nome di una reale qualità dei saperi e della ricerca.

Scioperiamo perché riteniamo che una produzione e diffusione di sapere critico richieda necessariamente degli avanzamenti e delle trasformazioni in materia di finanziamenti e loro gestione, accesso agli studi universitari e alla ricerca, forme e contenuti degli ultimi e modalità di definizione dell’offerta formativa.

Scioperiamo perché il definanziamento dell’università pubblica, accompagnato ad una “licealizzazione” ad esso funzionale, ha infatti depauperato drasticamente l’offerta formativa degli atenei, blindando i percorsi formativi e limitando l’accesso alla ricerca. Richiediamo inoltre che lo stanziamento di tali finanziamenti avvenga secondo criteri ragionati collettivamente da tutta la comunità accademica.

Scioperiamo perché l’accesso agli studi, alla ricerca e ai ruoli di docente, la componente delle donne, così come quella dei/delle migranti e più in generale della classe più svantaggiata è chiaramente ostacolata dall’assenza di reali misure che garantiscano il diritto allo studio e dalla generale carenza di welfare e servizi che va ad incidere in modo maggiore e particolare sulle vite delle donne.

Scioperiamo perché intendiamo contrastare i processi di femminilizzazione del lavoro su cui si regge l’università e per di riportare al centro il ruolo fondamentale del sapere contro tutte le forme di sfruttamento e discriminazione. È necessario attivare una riflessione sul lavoro all’interno dell’università, sui tirocini formativi che devono essere innanzitutto pagati o rimborsati e assolutamente ripensati, dato che spesso il loro carattere didattico viene meno. Fondamentale è risignificare il concetto di produzione di soggetti, ragionare sul tema del lavoro riproduttivo, nonché riflettere su che cosa vuol dire riproduzione delle istituzioni formative.

Scioperiamo perché vogliamo mettere a critica la retorica del merito e della valutazione propostaci dalle istituzioni, che produce individualizzazione e stratificazione sociale e di classe mettendo in competizione studenti/esse, ricercatori/rici e lavoratori/trici.
A questo noi contrapponiamo la richiesta di welfare, servizi e di borse di studio. Al criterio della meritocrazia opponiamo quello dell’accessibilità.

Scioperiamo perché fino ad oggi la femminilizzazione dei saperi e del lavoro è stata l’espressione del nuovo assetto neoliberale, il quale ha portato alla dismissione dell’istituzione pubblica e all’assoggettamento diffuso al precariato di tutte quelle figure che sono il corpo vivo dell’università, vedi la riforma Gelmini che ha ridotto l’istruzione superiore a mera produzione di forza lavoro precaria e settorializzata. Ribaltando il significato, “femminilizzare” il discorso sui saperi per noi deve significare invece creare ed estendere un metodo nuovo e femminista che sia trasversale e qualifichi tutti gli ambiti dell’università, della ricerca e della formazione.

Scioperiamo perché i saperi non devono essere confinati dentro steccati disciplinari e a maggior ragione i saperi di genere non possono essere confinati in un perimetro non connesso e non trasversale a tutte le discipline. Gli studi femministi, intersezionali, proprio in quanto tali non devono essere ghettizzati e ridotti a quote di rappresentanza nella logica delle pari opportunità, che non fa altro che depotenziarne la forza trasformativa.

Una delle pratiche che proponiamo è quella dell’autoformazione, ovvero una modalità di studio collettivo che ha come obiettivo primario la creazione di un sapere critico in grado di analizzare la società e le sue contraddizioni e che ci permetta fin da subito di entrare in relazione con il territorio circostante. L’università non deve essere più intesa come una realtà a sé stante, neutra, ma anzi un luogo direttamente collegato alla società e al tessuto metropolitano in cui è inserita.

Vogliamo sostituire al concetto di competitività e individualizzazione dello studio quello della cooperazione, convint* che è solo dal confronto, dallo scambio e dall’elaborazione condivisa di idee che ci si può realmente formare. Questo nella pratica significa creare momenti di studio collettivo all’interno dei corsi, in cui la trasmissione del sapere passi attraverso una relazione costante e produttiva tra student*, dottorand*, ricercator*, docent* e tutte le figure che vivono l’ambito universitario.

L’8 marzo ci convochiamo tutte: donne, lesbiche, trans e corpi femminilizzati del mondo, per propagare il virus dell’insubordinazione. Ci convochiamo nuovamente con una misura di forza e un grido comune per il prossimo 8 marzo del 2018: noi scioperiamo.

#MeToo #WeToogether #NonUnaDiMeno

 

• Ore 10.30 – SPEAKER’S CORNER #METOO >> #WETOOGETHER
Raccogliamo il grido globale del #metoo, della denuncia delle molestie, delle discriminazioni e delle violenze sui luoghi di lavoro, per trasformarlo in resistenza collettiva, in solidarietà e mutuo aiuto; per dire che solo #wetOOgether possiamo rovesciare il sistema sessista, i rapporti di potere su cui fanno leva i ricatti e le molestie. Il microfono sarà aperto, dalle 10.30 alle 13.00, a tutt@ coloro che vogliono raccontare la propria esperienza, con parole – parlate o recitate –, con le note, con il corpo o nel modo che riterrete più opportuno.
Torneremo a denunciare le disparità salariali, il doppio carico di lavoro che ancora oggi spetta alle donne (dentro e fuori casa), le assenze di tutele contrattuali, la cancellazione dei diritti nel mondo del lavoro imposta dalle ultime riforme, i tagli a servizi e stato sociale, la precarietà, lo sfruttamento, tutte condizioni che aumentano la nostra ricattabilità nei rapporti lavorativi, che ci espongono, ogni giorno di più, al rischio delle molestie e della violenza. Torneremo a gridare le rivendicazioni che abbiamo scritto nel nostro Piano femminista, a dire che la nostra autonomia e autodeterminazione pretendono un #redditodiautodeterminazione un #salariominimoeuropeo un #welfareuniversale!
• Ore 14.00-16.00 – IN PIAZZA CON I NOSTRI CORPI, I NOSTRI SPAZI E IL NOSTRO PIANO
“Roma da troppo tempo ormai vive nel pericolo di perdere luoghi essenziali di autonomia, solidarietà e cultura nella città. In particolare è in atto un chiaro e feroce attacco ai luoghi del femminismo, frutto di battaglie storiche e più recenti. Sportelli antiviolenza, Case delle donne, Consultori e Consultorie hanno consentito e consentono a moltissime donne di uscire dalla spirale della violenza e rendono possibile la costruzione di percorsi di autonomia e liberazione. Oggi questi spazi, ed altri ancora, sono minacciati da procedimenti di chiusura, di richiesta di risorse economiche esose, di definanziamento, conseguenza di un sistema economico e politico che tenta di monetizzare e mettere a profitto ogni aspetto dell’esistente.
Le donne di Roma rischiano di perdere non solo dei luoghi fisici in cui incontrarsi, ma ciò che sono diventati nel tempo: dei punti di riferimento irrinunciabili in città, spazi di condivisione, autotutela e autodeterminazione conquistati con la lotta, nati per modificare un contesto sociale e culturale che era e resta pesantemente segnato dalla violenza di genere e del genere.
L’8 marzo abbiamo scelto di portare portare per strada i nostri Corpi, liberi, autodeterminati, indecenti ed incontenibili.
L’8 marzo renderemo visibili e accessibili i contenuti del nostro Piano antiviolenza e le soluzioni che abbiamo individuato per combattere la violenza maschile sulle nostre vite, perchè continuiamo a credere e a praticare un approccio sistemico ed intersezionale alla violenza di genere e del genere, perchè non ci bastano più le parole ma vogliamo cambiare tutto l’esistente.
L’8 marzo saremo noi a dar vita per la strada a tutte le attività che costruiamo quotidianamente nei nostri spazi e non perchè ci siamo rassegnate/u a perderli, ma perchè vogliamo dire a chi vuole chiuderli e cancellarne l’esperienza che se ne toccate anche solo uno siamo pronte a prenderne altri cento, che la marea di NonUnaDiMeno torna in strada in Italia come in altri 120 paesi del mondo con un nuovo Sciopero globale delle donne e non sarete voi a poterla fermare.”
• ore 17.00 – CORTEO
Partenza da Piazza Vittorio Emanuele. Passeremo poi per Piazza Esquilino, Via Cavour, Fori Imperiali e arriveremo a Piazza della Madonna di Loreto.
percorso

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