Para Marielle Franco: Não uma a menos

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Recebenos  com dor, raiva e consternação a notícia da morte no Rio de Janeiro de Marielle Franco, 38 anos,  militante feminista lésbica negra do PSOL. Quinta vereadora eleita com mais  de 46 mil votos nas eleiçoes de 2016 no Rio de Janeiro, Marielle nasceu na Maré, e por isso gostava de definir-se ‘cria da Maré’.

Ativista feminista, lésbica, negra, sempre a frente na defesa dos direitos humanos nas faveals, contra o estermínio da população negra e pobre, Marielle morreu numa verdadeira execução atingida por diversos tiros na cabeça que foram disparados de um carro que se aproximou ao carro em que ela estava viajando. Junto com ela morreu também o motorista e foi atingida a sua assessora  sem ferimentos graves. Marielle estava voltando de uma roda de conversa de feministas negras onde ela tinha defendido as políticas de inclusão escolar para  a populaçao negra e pobre, lembrando como ela própria tinha conseguido fazer a Faculdade graças a estas.

Nas últimas semanas Marielle tinha denunciado o aumento da violência e da brutalidade das ações da polícia, em particular em Acari, por meio do 41º Batalhão da Polícia Militar do Rio de Janeiro. O dia anterior ao seu assasinato escreveu mensagem em seu Twitter, “Mais um homicídio de um jovem que pode estar entrando para a conta da PM. Matheus Melo estava saindo da igreja. Quantos mais vão precisar morrer para que essa guerra acabe?”.

Este homicídio, perpetrado poucos dias depois da greve geral e mundial das mulheres do 8 de março, é um sinal da forte repressão  que está ocorrendo no Brasil, contra quem, como Marielle, mulher, negra e feminista, criticava abertamente o Presidente Temer e o governo do Estado do Rio de Janeiro por suas políticas repressivas contra as popolaçoes mais pobres, e particularmente contra os negros e as mulheres.

O Presidente Temer decidiu no começo do ano enviar o exército para o Rio de Janeiro com o objetivo de controlar a cidade e garantir a segurança, para conter o que foi apresentado como uma escalda da violência, em particular da violência de gênero. No Brasil, segundo  dados da Organizaçao Mundial da Saude,  a taxa de feminicidios é de 4,8 por cada 100 mil mulheres, ocupando o país o quinto lugar a nível mundial.

Desde dia 28 de fevereiro Marielle era relatora da Comissão que acompanha a intervenção federal no Rio de Janeiro. Ela, junto a outras vozes, tinha denunciado essa intervençao por ser de fato um dispositivo de controle e repressão da população pobre e negra da cidade, usado pelo Presidente em vista das eleiçoes presidencias. A vereadora era sempre presente nas importantes manifestações das mulhers, que nos últimos anos ocuparam as praças do Brasil.

Sabemos que quem, como Marielle, foi sempre ao lado das mulheres nas favelas, se opunha às políticas de limpeza (termo usado para as detenções de massa e homicídios) por parte da polícia e à concepção das favelas como imensas regioes deixadas nas mãos do crime organizado. As favelas representam uma necessidade para o neoliberalismo. Marielle sempre esteva ao lado das mulheres, que são as mais atingidas pelas políticas de repressão, às quais são negadas as chances de sair da pobreza absoluta. A execução de  Marielle representa exatamente aquilo contra o que ela lutava: o extermínio da populaçao negra, pobre e sobretudo os /as moradores/as de favelas.

A maré feminista global abraça nesse momento as companheiras feministas brasileiras, tomando Marielle como exemplo de coragem e força, gritando forte “a nossa força vai enterrar vocês”.

Marielle é parte da maré feminista e nos vamos levá-la conosco em qualquer lugar e em todas nossas lutas, começando pela luta contra o silêncio e o esquecimento no  qual vão tentar fazer cair esse homicídio político.

Nenhum passo atrás. Nenhuma a menos.

Marielle Presente! Feminsimo é revolução

Non una di meno – Italia

Roma, 15 de março 2018.

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A Marielle Franco. Non un passo indietro. Non una di meno

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Le rose della resistenza nascono dall’asfalto, siamo quelle che ricevono rose, ma siamo anche quelle che con il pugno chiuso parlano dei nostri luoghi di vita e resistenza contro gli ordini e soprusi che subiamo.” Marielle Franco

Apprendiamo con dolore, rabbia e sconcerto dell’uccisione a Rio de Janeiro di Marielle Franco, 39 anni, militante femminista nera del Partito Socialismo e Libertà (Psol). Quinta consigliera comunale di Rio nelle elezioni del 2016, era nata nel Maré, una favela a nord della città e, per questo, amava definirsi “cria da Maré, “figlia della Marea”.

Attivista femminista, nera, lesbica, sempre in prima linea per i diritti umani nelle favelas, contro lo sterminio delle popolazioni nere è stata uccisa. Una vera e propria esecuzione: è stata freddata con diversi colpi di pistola alla testa provenienti da una macchina che ha affiancato la sua. Insieme a lei è stato ucciso l’autista e gravemente ferita una sua collaboratrice. Marielle rientrava da un evento di femministe nere dove aveva difeso le politiche educative rivolte alla popolazione povera e nera, ricordando come lei stessa fosse riuscita a fare l’Università grazie ad esse.

Da settimane andava denunciando l’aumento della violenza e della brutalità della polizia nelle favela di Acari da parte del 41º Battaglione della Polizia Militare di Rio de Janeiro. Un giorno prima del suo assassinio scriveva in uno dei suoi ultimi tweet “Un altro omicidio di un giovane è entrato nella lista di crimini commessi dalla Polizia Militare. Matheus Melo stava uscendo da una chiesa. Quante persone ancora devono morire prima che questa guerra finisca?”

Questo omicidio, perpetrato a pochi giorni dallo sciopero globale dell’otto marzo, è un segnale della forte repressione in atto in Brasile, nei confronti di chi, come Marielle, donna nera e femminista, critica apertamente il presidente in carica Temer, per le sue politiche repressive contro le popolazioni più povere, e in particolare contro le persone di colore e le donne.

Il Presidente ha deciso all’inizio dell’anno di inviare l’esercito a Rio de Janeiro affidandogli il controllo e la sicurezza della città, per arginare quella che è stata presentata come un’escalation di violenze, in particolare di genere. In Brasile, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il tasso di femminicidi è di 4,8 per 100mila donne, il quinto posto a livello mondiale.

Marielle era entrata a far parte il 28 febbraio della Commissione che doveva monitorare l’intervento militare, che lei, insieme ad altri attivisti, consideravano un dispositivo per controllare e reprimere la popolazione nera e povera della città, usato dal Presidente a fini elettorali. La consigliera era stata tra le protagoniste delle manifestazioni massicce del movimento delle donne, che in questi anni hanno riempito anche le piazze del Brasile.

Sappiamo che chi, come Marielle, è sempre stata dalla parte delle donne nelle favelas, si opponeva in primo luogo alle politiche di “bonifica”(questo il termine tecnico usato per arresti di massa e uccisioni) da parte della polizia e alla concezione delle favelas come immensi quartieri dati in pasto alla criminalità organizzata. Le favelas rappresentano una necessità per il neoliberismo. Chi si è sempre schierato accanto alle donne, le più colpite dalla politica e dalla repressione, alle quali è preclusa ogni possibilità di uscire da una povertà assoluta, si è sempre ritrovata sotto attacco. In particolare, l’esecuzione di Marielle rappresenta un attacco a tutto quello contro cui lei stessa lottava: lo sterminio del popolo nero.

La marea femminista globale in questo difficile momento abbraccia le compagne femministe brasiliane, prendendo esempio dal coraggio e dalla forza di Marielle, gridando forte che “la nostra forza vi seppellirà!”.

Marielle è parte della marea femminista e la porteremo con noi in ogni latitudine e in ogni lotta a cominciare da quella contro il silenzio e l’oblio che cercheranno di far cadere su questo omicidio politico

Non un passo indietro. Non una di meno

Marielle Presente! Feminismo é revolução

Non una di meno

SAPPIAMO CHI SIAMO, SAPPIAMO QUELLO CHE VOGLIAMO! Lo sciopero femminista è un punto di partenza

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Lo sciopero globale delle donne dell’8 marzo si conferma, per il secondo anno consecutivo, uno straordinario strumento di lotta e di radicamento nei territori che ha riempito le città di tutto il mondo restituendo immagini di inarrestabile potenza.
A Roma le piazze della mattina hanno toccato luoghi e temi cruciali sui cui Non Una Di Meno continuerà a investire energie nei prossimi mesi, a partire dalla continua tessitura di relazioni tra studentesse, centri anti violenza, sportelli e servizi autogestiti, artiste e performer, lavoratrici del corpo e delle passioni.
La mattina le studentesse hanno aperto la giornata di sciopero con un corteo interno alla città universitaria de la Sapienza, calando uno striscione dal rettorato che recitava “contro un sapere neutro e sessista costruiamo l’università femminista”.
Al Ministero del Lavoro le donne hanno animato uno speakers’ corner contro le molestie e la precarietà. Poi hanno dato vita a un’azione di sanzionamento al vicino Hard Rock Cafè in cui da tempo si consumavano molestie sessuali ai danni di alcune dipendenti sotto il ricatto del rinnovo contrattuale. Qui il passaggio dal #Metoo al #Wetoogether si è trasformato in pratica di solidarietà e di lotta comune.
L’appuntamento di Piazza Madonna di Loreto ha messo al centro il Piano femminista contro la violenza maschile e il ruolo di pratiche e spazi femministi nei percorsi di autodeterminazione e fuoriuscita dalla violenza.
Tre anasuromai hanno attraversato la città: su le gonne nella mattinata alla sede rai di Viale Mazzini “non è la Rai”, poi al Foro Italico sotto l’obelisco di Mussolini “dilDux”, infine a Piazza Venezia alla conclusione del corteo.
Più di 20mila persone hanno attraversato la città da Piazza Vittorio alla Colonna Traiana. La significativa presenza delle giovanissime si è accompagnata a una trasversalità generazionale che è il vero tratto qualitativo del movimento femminista globale: spazio di confronto e di costruzione politica comune tra età e esperienze differenti. Il corteo ha saputo parlare molti linguaggi, dando spazio a interventi, letture e performance che hanno rovesciato la vittimizzazione e rimesso al centro le vite e i corpi nella loro materialità e autodeterminazione: “sappiamo chi siamo, sappiamo quello che vogliamo!” sui temi del lavoro, della salute, dell’autodeterminazione e delle frontiere e della cittadinanza. Il videobombing sui muri della città che ha segnato il passaggio del corteo ha ben reso la forza immaginativa del movimento.
Il corteo ha visto la partecipazione anche di Asia Argento, Rose McGowan e Miriana Trevisan che hanno voluto essere in piazza con Non Una Di Meno per sostenere lo sciopero femminista e la solidarietà tra le donne contro le molestie attivata dal #Metoo: Sorella, io ti credo! Erano anche presenti le attrici firmatarie dell’appello Dissenso Comune che hanno sfilato alla manifestazione.
Lo sciopero femminista è tornato a riaffermare la potenza della marea in più di 70 città italiane, malgrado le difficoltà prodotte dalla prossimità elettorale e dalle limitazioni imposte al diritto di sciopero. è tornato a rompere gli schemi, a catalizzare energie per mettere in crisi i rapporti di potere e le gerarchie su cui si fonda il sistema patriarcale e neoliberale, a costruire spazi di opposizione al sessismo, al razzismo e al nuovo autoritarismo che avanza. L’8 marzo non è un punto di arrivo ma un nuovo punto di partenza.
Non una di meno Roma

Indizione dello Sciopero Transfemminista – 8 marzo 2018

Con la presente comunicazione, nel residuale rispetto della legge del 12 giugno 1990, n° 146, nonché della Deliberazione n° 77 della Commissione di Garanzia dei Ruoli di Genere, nell’attuazione della Deliberazione n° 1528 del 28 agosto 1969 (Prot. 12175/UNI/RIC) della Commissione di vigilanza sulla Divisione sessuale del lavoro e sulla divisione del lavoro sessuale e di genere

Riunit* nelle assemblee delle casalinghe, delle colf, delle badanti, dei call center, operatrici dell’accoglienza, educatrici, riders del cibo a domicilio, ciclofattorini e ciclofattorine col ciclo,

nei comitati per l’abolizione della conciliazione vita/lavoro,

nelle chat di Grindr, Tinder, Wapa, Badoo e GayRomeo,

dalle catene di abbigliamento e dalle cooperative di servizi,

dalle frange estreme del lavoro precario offerto con gli annunci alla fermata dell’autobus (babysitter aiuto stiro ripetizioni tuttofare aiuto compiti ceretta dog sitter cerco lavoro cerco casa)

INDICIAMO

lo sciopero autoproclamato generale di 24 ore per il giorno 8 marzo 2018 da tutte le forme di lavoro gratuito, di cura, affettivo e sessuo-affettivo, sia gratuito che retribuito, dalle mansioni contrattuali, esplicite e implicite, naturalizzate e genderizzate in ogni luogo di lavoro, di non lavoro e di vita.

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Il capitalismo realizza profitto sui nostri sorrisi, sui nostri culi, sui nostri manicaretti, sul lavoro di networking e pubbliche relazioni che siamo costrette a svolgere mentre cerchiamo lavoro, sui nostri stage e tirocini, persino sul lavoro domestico svolto gratis nella famiglia e nella coppia, che permette ai nostri cari di riprendersi dalla giornata di lavoro ed essere di nuovo pront* a lavorare il giorno dopo.

Ci si aspetta che tutto questo lavoro lo svolgiamo gratuitamente, spontaneamente e volentieri in quanto espressione “naturale” del nostro genere o della nostra personalità. Ma quando ci rifiutiamo di svolgerlo o quando, sfinite, non riusciamo a svolgerlo, le conseguenze sono pesanti e ci rendiamo conto che è obbligatorio e imposto.

Anche la seduzione, la persuasione, la bella presenza, l’abbigliamento adatto ad appagare le aspettative, a sollecitare il desiderio e le fantasie di clienti, committenti, colleghi, capi non sono un di più o un’extra, ma parte integrante di moltissimi lavori.

Le norme di genere naturalizzano e invisibilizzano lo sfruttamento. Allo stesso tempo la precarietà, la mancanza di reddito, l’impossibilità di gestire il nostro tempo ci espongono ancora di più alla violenza di genere e del genere, ci impediscono di autodeterminarci, di ribellarci ai modelli di vita imposti.

Ogni minuto delle nostre vite produce valore: non reclamiamo un pagamento a cottimo per ogni nostro sorriso, ma permesso di soggiorno per tutte/i/u e un reddito di autodeterminazione incondizionato, che ci liberi dal ricatto del lavoro e che per noi non rappresenta nient’altro che una parziale restituzione del valore che produciamo, di quello che già ci spetta.

Le modalità di esecuzione dello sciopero saranno imprevedibili, scostumate e scombinate come le nostre vite. Per dettagli si rimanda al vademecum.

Saranno garantiti i servizi minimi vitali (laboratori di drag King, dildi sterilizzati, pappe precotte).

SomMovimento NazioAnale

http://sommovimentonazioanale.noblogs.org

Scarica l’indizione in PDF e affiggila nei tuoi luoghi di lavoro

 

8 marzo anche a Roma la marea femminista torna nelle strade! Noi scioperiamo! #WeToogether

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Gli appuntamenti della giornata a Roma:
PASSEGGIATA FEMMINISTA A LA SAPIENZA: ore 9.30 – presso la città universitaria, Piazzale Aldo Moro, 5.
SPEAKER’S CORNER #METOO >> #WETOOGETHER: ore 10.30 – presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, via Vittorio Veneto 56. Prendiamo parola contro le molestie e il ricatto sui posti di lavoro.
IN PIAZZA CON I NOSTRI CORPI, I NOSTRI SPAZI E IL NOSTRO PIANO: ore 14.00-16.00 – presso Piazza Madonna di Loreto.
CORTEO: ore 17.00 – partenza da Piazza Vittorio Emanuele.
• Ore 9.30 – PASSEGGIATA FEMMINISTA A LA SAPIENZA

L’università libera la fanno le studentesse e gli studenti che la attraversano.

È passato un anno dallo scorso 8 marzo, giorno in cui il movimento transfemminista Non Una Di Meno indiceva uno sciopero generale, sulle tematiche del lavoro produttivo, riproduttivo e di cura, ampiamente partecipato in Italia e organizzato in più di 50 Paesi nel mondo.

Dopo un anno il movimento raccoglie nuovamente la sfida e lo fa con uno strumento in più: un Piano Femminista contro la violenza maschile sulle donne, elaborato dal basso dalle stesse soggettività che ogni giorno vivono sulla propria pelle l’oppressione di genere. Si parte da sé, dalle singole specificità, per arrivare ad un’analisi complessa della realtà che vede una stretta relazione anche con la classe e la razza, e che prende in considerazione gli stereotipi, per decostruirli.

Non una di Meno prenderà parte allo sciopero dentro l’università anche quest’anno. In quanto luogo di formazione e riproduzione delle dinamiche sociali, essa può e deve avere un ruolo determinante nella decostruzione di una cultura profondamente segnata da maschilismo, omo- e trans-fobia, sessismo, disuguaglianza sociale, dal momento che è in questa sede che si formano tutte le soggettività che andranno a ricoprire ruoli chiave nel mondo della formazione e della ricerca, compresi i/le docenti di ogni ordine e grado. Queste considerazioni diventano fondamentali nel momento in cui osserviamo che gli elementi in questione sono permeati profondamente nella nostra società e investono dunque anche le relazioni e il lavoro accademici.

Per questo, la mattina dell’8 marzo attraverseremo la città universitaria. Lo faremo tutte insieme, perché il movimento globale delle donne ha il coraggio di parlare, la forza di rompere il velo di silenzio, che avvolge le molestie e la violenza sui posti di lavoro e nei luoghi della formazione. #MeToo l’abbiamo detto in tante, #WeToogether sarà la risposta dello sciopero femminista!

Per unire le tante voci del #MeToo nella forza collettiva del #Wetoogether!

Per questo, l’8 marzo:

Scioperiamo perché reputiamo insufficiente il metodo di didattica frontale, generatrice di competizione piuttosto che di cooperazione, rivendicando come buona pratica l’autoformazione per la costruzione di un sapere critico.

Scioperiamo perché la questione dell’autonomia dell’università e di tutta la ricerca, termine che negli ultimi decenni ha assunto una valenza funzionale alla svolta neoliberale, alla quale invece noi dobbiamo ridonare un significato potente, funzionale allo smantellamento di un sistema gerarchico e patriarcale e alla produzione di saperi critici.

Scioperiamo perché il sapere e la ricerca devono essere libere, pubbliche e fruibili a tutt*. Per fare questo sappiamo quanto fondamentali siano i finanziamenti pubblici che le istituzioni devono, seriamente, destinare all’università, alla ricerca e alla formazione, muovendosi, però, non a seguito dei diktat del mercato, ma in nome di una reale qualità dei saperi e della ricerca.

Scioperiamo perché riteniamo che una produzione e diffusione di sapere critico richieda necessariamente degli avanzamenti e delle trasformazioni in materia di finanziamenti e loro gestione, accesso agli studi universitari e alla ricerca, forme e contenuti degli ultimi e modalità di definizione dell’offerta formativa.

Scioperiamo perché il definanziamento dell’università pubblica, accompagnato ad una “licealizzazione” ad esso funzionale, ha infatti depauperato drasticamente l’offerta formativa degli atenei, blindando i percorsi formativi e limitando l’accesso alla ricerca. Richiediamo inoltre che lo stanziamento di tali finanziamenti avvenga secondo criteri ragionati collettivamente da tutta la comunità accademica.

Scioperiamo perché l’accesso agli studi, alla ricerca e ai ruoli di docente, la componente delle donne, così come quella dei/delle migranti e più in generale della classe più svantaggiata è chiaramente ostacolata dall’assenza di reali misure che garantiscano il diritto allo studio e dalla generale carenza di welfare e servizi che va ad incidere in modo maggiore e particolare sulle vite delle donne.

Scioperiamo perché intendiamo contrastare i processi di femminilizzazione del lavoro su cui si regge l’università e per di riportare al centro il ruolo fondamentale del sapere contro tutte le forme di sfruttamento e discriminazione. È necessario attivare una riflessione sul lavoro all’interno dell’università, sui tirocini formativi che devono essere innanzitutto pagati o rimborsati e assolutamente ripensati, dato che spesso il loro carattere didattico viene meno. Fondamentale è risignificare il concetto di produzione di soggetti, ragionare sul tema del lavoro riproduttivo, nonché riflettere su che cosa vuol dire riproduzione delle istituzioni formative.

Scioperiamo perché vogliamo mettere a critica la retorica del merito e della valutazione propostaci dalle istituzioni, che produce individualizzazione e stratificazione sociale e di classe mettendo in competizione studenti/esse, ricercatori/rici e lavoratori/trici.
A questo noi contrapponiamo la richiesta di welfare, servizi e di borse di studio. Al criterio della meritocrazia opponiamo quello dell’accessibilità.

Scioperiamo perché fino ad oggi la femminilizzazione dei saperi e del lavoro è stata l’espressione del nuovo assetto neoliberale, il quale ha portato alla dismissione dell’istituzione pubblica e all’assoggettamento diffuso al precariato di tutte quelle figure che sono il corpo vivo dell’università, vedi la riforma Gelmini che ha ridotto l’istruzione superiore a mera produzione di forza lavoro precaria e settorializzata. Ribaltando il significato, “femminilizzare” il discorso sui saperi per noi deve significare invece creare ed estendere un metodo nuovo e femminista che sia trasversale e qualifichi tutti gli ambiti dell’università, della ricerca e della formazione.

Scioperiamo perché i saperi non devono essere confinati dentro steccati disciplinari e a maggior ragione i saperi di genere non possono essere confinati in un perimetro non connesso e non trasversale a tutte le discipline. Gli studi femministi, intersezionali, proprio in quanto tali non devono essere ghettizzati e ridotti a quote di rappresentanza nella logica delle pari opportunità, che non fa altro che depotenziarne la forza trasformativa.

Una delle pratiche che proponiamo è quella dell’autoformazione, ovvero una modalità di studio collettivo che ha come obiettivo primario la creazione di un sapere critico in grado di analizzare la società e le sue contraddizioni e che ci permetta fin da subito di entrare in relazione con il territorio circostante. L’università non deve essere più intesa come una realtà a sé stante, neutra, ma anzi un luogo direttamente collegato alla società e al tessuto metropolitano in cui è inserita.

Vogliamo sostituire al concetto di competitività e individualizzazione dello studio quello della cooperazione, convint* che è solo dal confronto, dallo scambio e dall’elaborazione condivisa di idee che ci si può realmente formare. Questo nella pratica significa creare momenti di studio collettivo all’interno dei corsi, in cui la trasmissione del sapere passi attraverso una relazione costante e produttiva tra student*, dottorand*, ricercator*, docent* e tutte le figure che vivono l’ambito universitario.

L’8 marzo ci convochiamo tutte: donne, lesbiche, trans e corpi femminilizzati del mondo, per propagare il virus dell’insubordinazione. Ci convochiamo nuovamente con una misura di forza e un grido comune per il prossimo 8 marzo del 2018: noi scioperiamo.

#MeToo #WeToogether #NonUnaDiMeno

 

• Ore 10.30 – SPEAKER’S CORNER #METOO >> #WETOOGETHER
Raccogliamo il grido globale del #metoo, della denuncia delle molestie, delle discriminazioni e delle violenze sui luoghi di lavoro, per trasformarlo in resistenza collettiva, in solidarietà e mutuo aiuto; per dire che solo #wetOOgether possiamo rovesciare il sistema sessista, i rapporti di potere su cui fanno leva i ricatti e le molestie. Il microfono sarà aperto, dalle 10.30 alle 13.00, a tutt@ coloro che vogliono raccontare la propria esperienza, con parole – parlate o recitate –, con le note, con il corpo o nel modo che riterrete più opportuno.
Torneremo a denunciare le disparità salariali, il doppio carico di lavoro che ancora oggi spetta alle donne (dentro e fuori casa), le assenze di tutele contrattuali, la cancellazione dei diritti nel mondo del lavoro imposta dalle ultime riforme, i tagli a servizi e stato sociale, la precarietà, lo sfruttamento, tutte condizioni che aumentano la nostra ricattabilità nei rapporti lavorativi, che ci espongono, ogni giorno di più, al rischio delle molestie e della violenza. Torneremo a gridare le rivendicazioni che abbiamo scritto nel nostro Piano femminista, a dire che la nostra autonomia e autodeterminazione pretendono un #redditodiautodeterminazione un #salariominimoeuropeo un #welfareuniversale!
• Ore 14.00-16.00 – IN PIAZZA CON I NOSTRI CORPI, I NOSTRI SPAZI E IL NOSTRO PIANO
“Roma da troppo tempo ormai vive nel pericolo di perdere luoghi essenziali di autonomia, solidarietà e cultura nella città. In particolare è in atto un chiaro e feroce attacco ai luoghi del femminismo, frutto di battaglie storiche e più recenti. Sportelli antiviolenza, Case delle donne, Consultori e Consultorie hanno consentito e consentono a moltissime donne di uscire dalla spirale della violenza e rendono possibile la costruzione di percorsi di autonomia e liberazione. Oggi questi spazi, ed altri ancora, sono minacciati da procedimenti di chiusura, di richiesta di risorse economiche esose, di definanziamento, conseguenza di un sistema economico e politico che tenta di monetizzare e mettere a profitto ogni aspetto dell’esistente.
Le donne di Roma rischiano di perdere non solo dei luoghi fisici in cui incontrarsi, ma ciò che sono diventati nel tempo: dei punti di riferimento irrinunciabili in città, spazi di condivisione, autotutela e autodeterminazione conquistati con la lotta, nati per modificare un contesto sociale e culturale che era e resta pesantemente segnato dalla violenza di genere e del genere.
L’8 marzo abbiamo scelto di portare portare per strada i nostri Corpi, liberi, autodeterminati, indecenti ed incontenibili.
L’8 marzo renderemo visibili e accessibili i contenuti del nostro Piano antiviolenza e le soluzioni che abbiamo individuato per combattere la violenza maschile sulle nostre vite, perchè continuiamo a credere e a praticare un approccio sistemico ed intersezionale alla violenza di genere e del genere, perchè non ci bastano più le parole ma vogliamo cambiare tutto l’esistente.
L’8 marzo saremo noi a dar vita per la strada a tutte le attività che costruiamo quotidianamente nei nostri spazi e non perchè ci siamo rassegnate/u a perderli, ma perchè vogliamo dire a chi vuole chiuderli e cancellarne l’esperienza che se ne toccate anche solo uno siamo pronte a prenderne altri cento, che la marea di NonUnaDiMeno torna in strada in Italia come in altri 120 paesi del mondo con un nuovo Sciopero globale delle donne e non sarete voi a poterla fermare.”
• ore 17.00 – CORTEO
Partenza da Piazza Vittorio Emanuele. Passeremo poi per Piazza Esquilino, Via Cavour, Fori Imperiali e arriveremo a Piazza della Madonna di Loreto.
percorso

ASIA ARGENTO VERSO L’8 MARZO #WETOOGETHER

Asia Argento risponde all’appello internazionale per lo sciopero globale delle donne e l’8 marzo scenderà in piazza con Non Una Di Meno, a Roma per il corteo delle ore 17.00 che andrà da piazza Vittorio a Piazza Madonna Di Loreto. Il percorso attraverserà luoghi simbolici per i corpi delle donne oggi più che mai strumentalizzati da leggi e campagne d’odio razzista e sessista. In tutte le città d’Italia ci saranno azioni, picchetti, piazze tematiche, presidi durante la mattina e cortei pomeridiani.

Saranno più di 70 i paesi in cui le donne incroceranno le braccia astenendosi da qualsiasi attività produttiva e riproduttiva, formale o informale, retribuita o gratuita. Lo sciopero femminista coinvolgerà le lavoratrici a tempo indeterminato, le partite Iva, le precarie, le lavoratrici in nero, il lavoro di cura e domestico, le stagiste e le lavoratrici senza contratto, le disoccupate e le studentesse… Lo faremo tutte insieme perché il movimento globale delle donne è coraggio di parlare, forza di rompere il silenzio, la paura e la vergogna che avvolgono le molestie sui posti di lavoro, quest’ultimo sempre più precario. #MeToo abbiamo detto in tante, #WETOOgether sarà la risposta dello sciopero femminista.

#WETOOgether

#noiscioperiamo

#8M