Assemblea pubblica: Lucha y Siesta non si vende

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ASSEMBLEA PUBBLICA
MERCOLEDÌ 20 DICEMBRE ORE 17:30

LUCHA Y SIESTA NON SI VENDE

La casa delle donne Lucha y Siesta, attiva da quasi 10 anni nel contrasto alla violenza sulle donne, rischia di chiudere perché il proprietario ATAC Spa, vuole vendere lo stabile, per risanare il debito accumulato in anni di scandali, sperperi e mala gestione economica.

Appresa la notizia abbiamo lanciato un comunicato pubblico in cui abbiamo tentato di descrivere il caleidoscopico mondo di Lucha. Un centro antiviolenza laico e femminista, un luogo di ascolto, di orientamento al lavoro e alla formazione; una rete per l’assistenza legale e il sostegno psicologico nei percorsi individuali e collettivi di autonomia delle donne. Lucha è un laboratorio di progettazione sociale e di partecipazione, a partire dai propri desideri e dalle proprie capacità, è una ricchezza riconosciuta da anni da soggetti associativi e istituzionali, del volontariato sociale e del terzo settore. Lucha è un cuore pulsante di solidarietà e di condivisione.

Solidarietà e condivisione che in questi giorni sono arrivati da tutto il mondo, rendendoci ancora più convinte di quanto sia forte il bisogno di luoghi come Lucha y Siesta, laboratori politici in continua evoluzione. Luoghi liberati femministi e autonomi cui non siamo disposte a rinunciare.

Sentiamo il desiderio di condividere e ragionare in presenza insieme a tutt@ voi sui prossimi passi da portare avanti, passi che immaginiamo non soltanto di difesa ma di avanzamento e rilancio come solo questa meravigliosa comunità solidale sa costruire!

Invitiamo quindi tutt@, singol@ cittadin@, collettivi, associazioni, comitati, lavoratrici e lavoratori, spazi sociali, reti territoriali, a una prima assemblea pubblica mercoledì 20 dicembre alle ore 17.30 presso la Casa delle donne Lucha y Siesta in via Lucio Sestio 10.

#luchaliberatutte
#luchaysiestanonsivende

Leggi il comunicato: https://goo.gl/Boq16b
Firma la petizione per bloccare la vendita: https://goo.gl/bZYkzL

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Messaggio di solidarietà alla prima marcia delle donne indigene mapuche

Desde la mesa Tierra, Cuerpos, Territorios y Espacios urbanos del movimiento Ni Una Menos, Italia

os escribimos para expresar nuestro sentir y estar con vosotras en esta marcha

En nuestro plan que hemos lanzado el 25 de noviembre hemos escrito que el tema de la violencia ambiental es crucial en nuestra vida, Violencia contra las mujeres, los seres vivientes, la natura misma, porquè reconocimos en el modelo andropocentrico, neutro-masculino, etero el dominio patriarcal que impone como natural el sistema de dominio y la explotacion de los cuerpos y de la naturaleza

Hemos llamado violencia ambiental la que se implementa en contra del benestar de nuestros cuerpos, de los territorios donde vivimos, amenazados constantemente por una explotacion biodcida, la que nega a los territorios la posibilidad de autodeterminaciòn, la libertad de movimiento; la que militariza, coloniza y ocupa para explotar el territorio; Subalternidad, expoliacion, de la naturaleza tanto de las personas como de las otras especies y patriarcado se entrezan en la vision de las relaciones como dominio y propiedad propias de este modelo

Por eso estamos con vosotras en esta marcha: Queremos caminar juntas a nivel transnacional construyendo economias decolonizadas y de paz, alternativa a aquellas biocidas del capitalismo neoliberal, que solo se impone con guerras, militarizaciòn y ocupaciòn de los territorios

Queremos vivir y construir redes con movimientos de mujeres en el mundo y asumir la responsabilidad de un imaginario colectivo alternativa a este sistema en defensa de la biodiversitad, de produciones agroecologicas, de la gestion participada de los benes comunes, fuera de las logicas de dominio de los humanos sobre la naturaleza, de los hombres sobre las mujeres y otras subjectividades.

 

Questa la traduzione del testo che convocava la marcia:

1a MARCIA DELLE DONNE INDIGENE PER IL “BUON VIVERE”
I MARCIA TRANSFRONTALIERA “NAZIONE MAPUCHE, NAZIONE CHE NON MUORE”
SABATO 9 DICEMBRE 2017 ore 18 – BUENOS AIRES (ARGENTINA)
raduno e partenza dal monumento al genocida Julio A. Roca, Diagonal Sur y Perú
(in contemporanea con altri cortei ed eventi a TEMUCO (CILE) e in altre città da ambo i lati della cordigliera)
PER ADERIRE: originariasporelbuenvivir@gmail.com
Mari mari kom pu che – Tanti saluti a tutt*.

Dinanzi alla violenza scatenata dagli Stati cileno e argentino contro il popolo-nazione mapuche, che rispecchia la politica razzista, segregazionista e selettiva attuata contro i Lof [comunità] in lotta per la difesa della vita e dei territori, la Marcia delle Donne indigene per il “buon vivere” ha deciso di compiere una marcia transfrontaliera a sostegno del popolo mapuche […] poiché le frontiere sono frutto di imposizione arbitraria e il popolo mapuche è una nazione sola, unita dalla Cordigliera delle Ande. […]
Principali obiettivi:
* urgente demilitarizzazione del territorio mapuche: fine dei raid e delle violenze esercitate dagli Stati sul corpo d’ogni sorella, d’ogni fratello;
* abrogazione della legge antiterrorismo, applicata soprattutto dal governo cileno nelle cause di persecuzione nei confronti del popolo mapuche nel Gulumapu [la legge 18.314 del 1984: pesante (e non unica) eredità della dittatura, aspramente criticata anche dalla Corte interamericana per i diritti umani e dalla Commissione diritti umani delle Nazioni Unite, «dispositivo repressivo per eccellenza […] utilizzat[o] all’esclusivo scopo di reprimere la protesta sociale e le rivendicazioni mapuche mediante modalità sproporzionate di tipo antisommossa» (Andrés Cuyul, “La Machi esterilizada o la nueva caza de brujas en el territorio mapuche”, quotidiano cileno El Ciudadano, 13 febbraio 2013, http://www.elciudadano.cl/2013/02/13/63513/la-Machi-esterilizada-o-la-nueva-caza-de-brujas-en-el-territorio-mapuche/, traduzione di EcoMapuche); Gulumapu oNgulumapu: in lingua mapudungun, “terra dell’ovest”, cioè la porzione situata ad ovest della Cordigliera e oggi rientrante nei confini politici del Cile: insieme al Puelmapu o “terra dell’est”, cioè la parte orientale, nell’attuale Argentina, costituisce il Wallmapu, il “paese mapuche” nel suo complesso];
* liberazione di tutte le prigioniere e i prigionieri politici, sotto sequestro da parte degli Stati, in condizioni giudiziarie irregolari che violano il legittimo diritto alle garanzie processuali e impediscono l’accesso alla giustizia alla quale ogni essere umano ha diritto – #LiberenAMilagro – https://www.facebook.com/hashtag/liberenamilagro?source=feed_text&story_id=1931936150458179
* liberazione immediata senza estradizione in Cile del longko Facundo Jones Huala [lon(g)ko: autorità politica tradizionale]: la sua detenzione per noi è illegale e trasferirlo in Cile per processarlo significherebbe aggravare la sistematica violazione dei diritti del popolo mapuche – #LibertadParaFacundoJonesHuala – https://www.facebook.com/hashtag/libertadparafacundojoneshuala?source=feed_text&story_id=1931936150458179
* processo e condanna dei responsabili della sparizione forzata e dell’assassinio del compagno Santiago Maldonado; immediata destituzione della ministra della difesa Patricia Bullrich – #JusticiaPorSantiagoMaldonado – https://www.facebook.com/hashtag/justiciaporsantiagomaldonado?source=feed_text&story_id=1931936150458179
* processo e condanna dei responsabili dell’assassinio di Rafael Nahuel – #JusticiaPorRafaelNahuel – https://www.facebook.com/hashtag/justiciaporrafaelnahuel?source=feed_text&story_id=1931936150458179
Facciamo appello alla solidarietà dei popoli argentino e cileno e di tutti i popoli del mondo per la libera autodeterminazione del popolo-nazione mapuche: esigiamo rispetto e fine della diffamazione e delle menzogne di stampo cospirazionista. Il popolo mapuche è portatore dell’ideologia del buen vivir e della convivenza in armonia con la natura, proteggendola dallo sfruttamento [minerario e in generale industriale: legname, piscicoltura, centrali elettriche…]. Denunciamo la quotidiana campagna mediatica sul tema del terrorismo condotta dal governo nazionale e dai media egemonici, complici e dipendenti, al solo scopo di giustificare la violenza istituzionale e passar sotto silenzio i propri scopi capitalistici, perseguiti tramite trattative illegali con criminali esteri come, fra gli altri, Lewis e Benetton.
Il popolo argentino e i popoli del mondo hanno dato prova di capacità organizzativa e solidarietà concreta con la famiglia di Santiago Maldonado: il 9 dicembre sarà il giorno in cui il popolo mapuche riceverà un analogo gesto fraterno e umanitario in ogni città, ogni villaggio, ogni piazza, con cortei, incontri e azioni, per dire FERMIAMO IL GENOCIDIO.
ORGANIZZAZIONE
Marcha de Mujeres Originarias por el Buen Vivir [Marcia delle Donne indigene per il “buon vivere”] (Argentina) – http://www.originarias.nethttps://www.facebook.com/Marcha-De-Mujeres-Originarias-313937188750267/ – Irma Caupan Perriot, +54 9113648-0731, originariasporelbuenvivir@gmail.com
Red de Apoyo a los Presos Políticos Mapuches [Rete di sostegno ai prigionieri politici mapuche] (Temuco, Cile) – Ingrid Conejeros, ingridconejeros@gmail.com
Liga Internacional de la lucha de los Pueblos [Lega internazionale per la lotta dei popoli] – http://www.ilps.info
PRIME ADESIONI: Organización de Resistencia Saharahui + APDH La Matanza + Asociación de Ex Detenidos Desaparecidos Memoria Militante + Mirta Baravalle y Nora Cortiñas, Madres de Plaza de Mayo + MTR 12 de Abril + Estrella Roja, Movimiento de Resistencia Popular + MULCS Movimiento por la Unidad Latinoamericana por el Cambio Social + Liga Internacional por los Trabajadores + Encuentro Memoria, Verdad y Justicia + Organizaciones de Euskalaherria + Multisectorial La Plata – Beriso – Ensenada + Comité de Solidaridad Santiago Maldonado + Hijos La Plata + Ni Una Menos + Frente por la liberación de Milagro Sala + Movimiento Universitario de Izquierda (MIU) + ……

REPORT ASSEMBLEA NAZIONALE NON UNA DI MENO, ROMA, 26 NOVEMBRE 2017

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“Non ci fermeremo finché non saremo libere dalla violenza maschile e di genere in tutte le sue forme”, questo il senso delle due giornate di Non Una Di Meno a Roma. Il Corteo del 25 novembre e l’assemblea nazionale, entrambe partecipatissime, ci restituiscono intera la forza del movimento femminista a un anno dal suo avvio.  Le giornate del 25 e del 26 Novembre, hanno mostrato la potenza e la determinazione di questo movimento femminista, capace di unirsi nelle differenze intorno ad obiettivi comuni e che, con caparbietà, promette e poi mantiene. Due giorni di forte protagonismo delle donne che sono scese in piazza con un elemento di grande rilancio: il Piano Femminista come documento politico e programmatico e come strumento delle lotte a venire.

La presentazione contemporanea e coordinata del piano femminista contro la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere in diverse città d’Italia ha dato il giusto peso all’evento: rappresenta, infatti, allo stesso tempo un fatto storico e un dato politico inediti, dimostra la determinazione e la maturità politica di un movimento femminista capace di elaborazione e decisione collettiva in grado di fare delle differenze una ricchezza, di lavorare in centinaia in relazione e presenza, di fare dei saperi e delle pratiche femministe programma politico per un cambiamento radicale della società.

Oggi possiamo dirci che la lettura della violenza come problema sistemico e l’approccio intersezionale sono la cifra di questo movimento e hanno giocato un ruolo fondamentale nella sua definizione, elementi più forti di eventuali differenze e conflittualità.

Siamo partite da un vuoto politico generale che ha immobilizzato questo paese e abbiamo dato vita a due manifestazioni enormi, al primo sciopero globale delle donne, di genere e dai generi costruito a partire dai nostri luoghi di lavoro – tipici e atipici – fino ad arrivare a tante e diverse da noi; abbiamo realizzato decine e decine di campagne che stanno sedimentando mutualismo e solidarietà nei territori, che vanno dall’unione del lavoro tra i centri antiviolenza ed i collettivi, agli spazi autogestiti, alle consultorie ecc, alla scrittura di una piattaforma strategica e di azione che rimarrà un cantiere aperto di lavoro e trasformazione.

L’assemblea è stata capace di coniugare i passaggi futuri con la ricchezza e la complessità dei nostri corpi delle nostre storie, delle nostre molteplici soggettività e ha accolto la necessità di rendere il piano uno strumento dinamico di allargamento, conflitto, costruzione e conquista. Abbiamo quindi aperto una sfida importante e in grado di scuotere dalle fondamenta questo sistema: tradurre in pratica concreta, in lotte e campagne il nostro piano femminista, stabilendo insieme modalità e processualità condivise che lancino ancora una volta il cuore oltre l’ostacolo, che mettano in piedi processi di  modifica dell’esistente. La prima sessione dell’assemblea ha restituito la ricchezza di pratiche e piani di intervento sviluppati nei territori. Ma anche la capacità di avere un livello locale che si intreccia  con una dimensione internazionale, cominciando a condividere anche piattaforme, immaginari e obiettivi comuni. In particolare sono emersi come terreni condivisi e trasversali di conflitto e vertenza già aperti e da rilanciare:

  • campagne e pratiche di solidarietà e autotutela che svelino le retoriche di politiche securitarie, razziste e di militarizzazione delle città, riaffermare autodeterminazione e libertà di movimento con attraversamento dello spazio pubblico, come già fatto con le passeggiate transfemministe;
  • campagne contro la colpevolizzazione delle donne che hanno subito violenze e molestie;
  • lo slogan “le strade libere le fanno le donne che le attraversano”, significa anche riappropriazione e difesa degli spazi delle donne a rischio e quindi da difendere;
  • Vertenzialità e campagne di informazione e contronarrazione su sessualità e salute a partire dalla parola d’ordine “obiezione respinta”, in vista della mobilitazione del 22 maggio per i 40 anni della legge 194;
  • coniugare campagna politica e culturale alle lotte per il welfare, anche autogestito e femminista (centri antiviolenza, consultori, …);
  • articolare lavoro di inchiesta e intervento a partire dal lavoro di cura, sociale e relazionale la dove le forme di sfruttamento espongono anche e in particolare a ricatto sessuale e molestie;
  • insistere sull’intreccio formazione e lavoro a partire dalla battaglia contro buona scuola e alternanza scuola lavoro, “le scuole libere le fanno i femminismi che l’attraversano”!

L’assemblea ha inoltre rilanciato lo sciopero globale  dell’8 marzo, non come elemento rituale, bensì come strumento di costruzione ed avanzamento, di soggettivazione reale di donne, soggettività eccentriche, migranti e di potenziali infinite differenti soggettività . La vicenda delle molestie sui luoghi di lavoro ha squarciato il velo del silenzio sulla violenza, come hanno fatto in passato altri episodi eclatanti di cronaca, ponendo al centro della scena il tema del potere e del ricatto nella precarietà lavorativa, ma come abbiamo visto già succedere molte volte questo squarcio si potrebbe richiudere velocemente, se non siamo in grado di produrre dinamiche di solidarietà, di attivazione delle donne e di tutte quelle soggettività che da questi ricatti e violenze sono colpite quotidianamente

Va reso concreto e praticabile lo scarto che siamo riuscite a produrre, per il momento solo sui media, tra il #metoo, come denuncia individuale di episodi di violenza, al #wetoogether, come strumento di reazione collettiva.
Ci siamo riappropriate dello sciopero rivendicandolo come strumento femminista sottratto al monopolio sindacale e restituito alle lavoratrici formali e informali, precarie e al nero, alle disoccupate e senza retribuzione per sottolineare che la società dipende da noi dal nostro lavoro fisico ed emotivo . Per questo motivo abbiamo assunto l’appello delle compagne femministe argentine  di cui riproduciamo un piccolo estratto: “il nostro sciopero non è solo un evento, è un processo di trasformazione sociale e di accumulazione storica di forze insubordinate che non può essere imbrigliato nelle regole della democrazia formale.

Il nostro movimento eccede costitutivamente l’esistente, attraversa frontiere, lingue, identità e scale per costruire nuove geografie, radicalmente diverse rispetto quelle del capitale e dei suo movimenti finanziari.” Per immaginare la concreta costruzione dello sciopero,  abbiamo ribadito la necessità di un passaggio assembleare nazionale da costruire nella seconda metà di gennaio che sia un momento di condivisioni delle pratiche di costruzione dello sciopero, immaginando anche un confronto con le tante realtà che a livello globale costruiranno il prossimo 8 Marzo.

Abbiamo condiviso la necessità di immaginare una scadenza e possibile articolazione sul terreno delle migrazioni, come possibile tappa di avvicinamento all’ 8 Marzo. Di queste due scadenze, bisogna definire territorialmente le date.

E’ emersa la necessità di valorizzare e non disperdere l’enorme accumulo di elaborazione e proposta avanzati nei tavoli tematici. L’esigenza emersa è quella di immaginare nuovi ambiti di confronto e costruzione collettiva che possano intrecciare saperi e punti di vista a partire dalle campagne e dalle esigenze che lo sviluppo del movimento pone. Non solo plenarie quindi ma capire come costruire di volta in volta ambiti di discussione specifici.

E’ stata inoltre avanzata la proposta di articolazione di  assemblee regionali dove se ne pone l’esigenza, esempio in Lombardia per la vertenza dei centri antiviolenza contro la regione.

Per quanto riguarda i gruppi formatisi in occasione del 25 novembre: gruppo comunicazione e ufficio stampa, sono stati riconosciuti come efficaci strumenti di di lavoro e di comunicazione interna e esterna. Emerge quindi l’esigenza di mantenerli come strumenti di continuità di lavoro e di raccordo, eventualmente riconfigurabili nella composizione a partire dalle esigenze territoriali.

Sul piano della comunicazione occorre proseguire la riflessione e la sperimentazione sui linguaggi in grado di potenziare la diffusione.

Anche la questione del rapporto con le istituzioni è stata citata. C’è necessità di capire come articolare un rapporto conflittuale con le istituzioni a partire dalla lotta, da rivendicazioni radicali e da percorsi di autonomia. Il piano va tradotto anche in conquiste concrete attraverso battaglie da articolare su tutti i livelli istituzionali.

Siamo una macchina di tenacia, intelligenza e passione collettiva che ha aperto uno spazio di possibilità e di conflitto dentro il deserto prodotto da nuovi fascismi e neoliberismo.

La rivoluzione o sarà femminista e transfemminista queer o non sarà.

Non ci fermeremo, la marea è alta.

Wetoogether ,  siamo tempesta!