Manifestazione Nazionale a Roma: abbiamo un Piano!

banner fbSiamo la marea che ha attraversato le strade di Roma lo scorso 26 novembre. Siamo le stesse che l’8 marzo  hanno costruito il primo sciopero globale insieme alle donne di tutto il mondo, dalla Polonia all’Argentina, dagli Stati Uniti alla Turchia, dalla Spagna al Brasile. Il prossimo 25 novembre inonderemo di nuovo le strade di Roma, per lanciare un messaggio chiaro: non ci fermeremo finché non saremo libere dalla violenza maschile e di genere in tutte le sue forme.

In un anno di mobilitazioni, campagne, assemblee nazionali e tematiche, mettendo in rete esperienze e saperi femministi, abbiamo scritto un Piano femminista contro la violenza maschile e di genere, uno strumento di lotta e di rivendicazione, un documento di proposta e di azione che porteremo in piazza a Roma il 25 novembre. Un documento politico femminista che considera la violenza maschile e di genere come fenomeno strutturale e sistemico, che non può essere affrontato aumentando le pene dei reati o con approcci emergenziali ma a partire dall’esperienza dei centri antiviolenza e del movimento femminista. Per contrastare la violenza maschile e di genere nella sua complessità, non vogliamo più polizia nelle strade e nemmeno assistenza, ma autonomia, libertà e giustizia sociale!

Combattere la violenza maschile e di genere significa mettere in discussione la cultura e i rapporti sociali che la sostengono. Non abbiamo bisogno di tutori o guardiani, non siamo vittime e non ce la siamo cercata. Lottiamo per un cambiamento strutturale, a partire dalla scuola, dal lavoro, dalla salute, dall’amministrazione della giustizia e dai media, pretendiamo il rispetto dei nostri percorsi di libertà e autodeterminazione e della nostra indipendenza. Per questo reclamiamo i mezzi e le risorse per autodeterminarci e scegliere sulle nostre vite.

Il Piano è il nostro programma di lotta contro la violenza patriarcale e capitalistica. Non ci fermeremo di fronte agli stupri e femminicidi quotidiani. Non ci fermeremo fino a quando non otterremo la libertà dalla violenza sessista che viviamo nei posti di lavoro, dalle molestie, dalle discriminazioni e dagli abusi di potere, ma anche quella quotidiana dello sfruttamento e della precarietà. Non ci fermeremo finché non saremo libere dalla violenza che viviamo quando i tagli di bilancio programmati dai governi nazionali ed europei impoveriscono le nostre vite e attaccano i centri antiviolenza e la loro autonomia. Non ci fermeremo finché non saremo libere dalla violenza sui social media e dei giornali, che ci colpevolizzano o vittimizzano silenziandoci.

Non ci fermeremo finché non saremo libere dalla violenza del razzismo istituzionale e dei confini, finché gli stupri saranno strumentalizzati per giustificare il razzismo in nome delle donne. Non ci fermeremo finché non saranno abolite le misure istituzionali che di fatto espongono le donne migranti a quotidiane violenze nei campi profughi, come gli accordi bilaterali con Libia e Turchia, e che aggrediscono migranti, prostitute e donne trans in nome di un inaccettabile “decoro”, come le leggi Minniti.

Inonderemo lo spazio pubblico per affermare la determinazione delle nostre rivendicazioni, delle nostre pratiche quotidiane di cambiamento, mutualismo e solidarietà: la forza di migliaia di donne, trans e queer unite che si riconoscono nel #Metoo, Anche Io, per trasformarlo in #WeToogether, Noi Insieme.

Saremo nelle strade a lottare per la nostra autonomia. Vogliamo libertà di movimento nelle città e attraverso i confini, il potere di decidere delle nostre vite negli ospedali e nei tribunali, di scegliere il nostro destino fuori da ruoli che ci vengono imposti. Vogliamo un reddito di autodeterminazione, un salario minimo europeo, welfare e diritti, per essere libere di scegliere sui nostri corpi e le nostre vite.

Non ci fermeremo: abbiamo un Piano!

English Version

Spanish Version

French Version

Russian Version

Arabic Version

Hindi Version

Slovenian Version

Portuguese version

Annunci

Non Una Di Meno: Lettera a Asia Argento

asia

Cara Asia,

ci dispiace sapere che il clima di tensione che sta gravando su di te, dopo la coraggiosa denuncia della violenza subita, ti abbia fatto prendere la decisione di lasciare l’Italia. Hai dichiarato: “tornerò quando le donne potranno combattere insieme”.

Ecco, noi siamo qui a chiederti di disfare la valigia!

Le donne in Italia e nel mondo stanno lottando insieme. Non una di Meno è un movimento nato nel 2016 che si batte contro la violenza sulle donne a cui partecipano centinaia di associazioni, collettivi e singole e che ha organizzato l’enorme manifestazione di piazza del 26 novembre 2016 a Roma, a cui hanno preso parte oltre 250 mila persone, mentre in decine di capitali del mondo si tenevano manifestazioni analoghe.

L’8 marzo scorso, sulla scia del movimento femminista argentino Ni Una Menos, abbiamo organizzato lo sciopero globale delle donne, che si è svolto in decine di paesi nel mondo. È stata una dura battaglia conquistarci il diritto di scioperare – i principali sindacati non ci hanno sostenuto – ma abbiamo incrociato le braccia e in più di 60 città in Italia siamo scese in piazza in decine di migliaia.

È possibile che tu non ne sappia molto, perché la stampa non ci ha mai dato ampio spazio. Stai purtroppo sperimentando sulla tua pelle, e per questo siamo indignate, i livelli di misoginia e disinformazione che i giornali riescono a raggiungere in questo paese.

Crediamo che la violenza maschile sulle donne – compresa quella a cui ti sei ribellata – non sia un fatto privato né un’emergenza, ma un fenomeno che attraversa e condiziona ogni ambito della nostra vita – a casa, al lavoro, a scuola, in strada, sui media. Anche le molestie e gli abusi sessuali sul lavoro sono in grandissimo aumento in Italia (1 milione e 500 mila donne hanno subito molestie sul lavoro in Italia, dati Istat). Per questo, dopo la tua denuncia, abbiamo deciso di avviare una campagna di solidarietà alle donne che subiscono molestie sui luoghi di lavoro:

“Il #MeToo è il racconto delle molestie che ho subito, il #WeTooGether è il racconto della solidarietà e della resistenza collettiva che si è mossa intorno a me.

Raccontiamoci di quando le mie colleghe hanno reagito contro il capo molesto oppure di quando in ufficio facevano di tutto per non farmi incontrare con lui, di quando rimanevano di più nel mio ufficio, di quando le/i colleghe/i sono venute a testimoniare al processo, di quando hanno organizzato un picchetto, di quando un/a cliente ha risposto male al capo che mi faceva l’ennesima battuta a sfondo sessuale. Di quando tutte insieme abbiamo deciso di riprenderci le strade e la parola.

Riconoscila, nominala, resisti!

Ora arriviamo, sorella!”

 Il 25 novembre 2017 a Roma, in occasione della giornata mondiale per l’abolizione della violenza contro le donne, torneremo in piazza con un Corteo Nazionale e porteremo il Piano Femminista contro la violenza, un piano di proposte e rivendicazioni scritto in un anno di lavoro di Non Una Di Meno.

Siamo pronte a combattere insieme, ti aspettiamo.

Non Una Di Meno

Report Assemblea Plenaria (Assemblea nazionale 14-15 ottobre Pisa)

REPORT PLENARIA NON UNA DI MENO ASSEMBLEA NAZIONALE 15/10/2017

ODG
– Gruppo redazione prima stesura piano femminista antiviolenza
– Report 9 tavoli
– Proposte di avvicinamento al 25 e mobilitazione del 25

Il gruppo di redazione del piano femminista antiviolenza, le cui componenti erano state scelte il giorno precedente dai singoli tavoli, continuerà a lavorare sulla stesura del piano, concludendone le linee generali entro il 25 novembre.

La plenaria si è aperta con la lettura dei report dei tavoli di lavoro (i singoli tavoli manderanno i report in separata sede). In particolare, il report del nuovo tavolo di lavoro ‘terra, corpi, territori e spazi urbani’, introducendo nuovi spunti di riflessione, ha generato molto entusiasmo.

– Sul 25 novembre
E’ stata accolta la proposta di una manifestazione nazionale unitaria a Roma il 25 novembre.
La giornata, oltre ad essere un banco di prova per un movimento che ormai ha un anno di vita, porterà in piazza la varietà delle tematiche emerse, rifiutando con forza vittimismo e mera commemorazione. Da più parti si è sottolineata la necessità di riattivare le reti di solidarietà e pratiche di mutualismo che permettano di intersecare la complessità dei piani in cui si articola la violenza di genere. E’ emersa con forza la necessità di opporsi ad un discorso mediatico che fa del corpo delle donne lo strumento tramite cui giustificare derive fasciste e razziste. In tal senso, come emerso da diversi interventi, lo spazio pubblico è stato completamente occupato da una narrazione che, descrivendo
la donna come vittima da proteggere o come colpevole-causa, crea le condizioni per la proposta di un piano antiviolenza in chiave
esclusivamente securitaria e poliziesca. Si vuol affermare con forza che i nostri corpi non possono essere terreno di conquista per nessuno e che non è pensabile alcuna sicurezza al di fuori dell’autonomia e dell’autodeterminazione. In quest’ottica, è essenziale sottolineare il nesso tra sessismo e razzismo, entrambe espressioni della violenza patriarcale, concretizzate e nel decreto Minniti-Orlando e nelle diverse articolazioni dei piani antiviolenza ad ora presentati, ribadendo come il femminismo non
abbia né confini né frontiere. E’ altresì importante evidenziare come alcuna sicurezza è pensabile senza parlar contestualmente di reddito, casa, rifinanziamento dei centri antiviolenza, accesso ai servizi ed un’idea di welfare che sia incentrata sull’individuo anziché sulla famiglia. Portare in piazza questa complessità di temi ed istanze è la sfida che ci si pone, e verso la giornata del 25n, e nell’articolazione del piano femminista antiviolenza.

– Rispetto allo svolgimento della giornata di mobilitazione
Un grande corteo nazionale unitario percorrerà le strade di Roma il pomeriggio del 25n.
Sono state fatte delle proposte, da sottoporre ad ulteriore discussione, per l’articolazione della giornata: si è ad esempio proposto di accostare ad una prima giornata di corteo una seconda assembleare per il 26, ma anche di dividere la giornata di mobilitazione in un momento mattutino in cui segnalare luoghi simbolici, seguito dal corteo pomeridiano.

– Sull’avvicinamento al 25 novembre
Sono state proposte una serie di date simboliche in avvicinamento al 25 novembre per mobilitarsi a livello nazionale (4 novembre: giornata delle forze armate; 17: data di pubblicazione del piano del governo contro la violenza e conferenza stato-regioni; 20 novembre: giornata contro la transfobia) ma anche un periodo di tempo (4-20 novembre) in cui svolgere una serie di iniziative a livello locale. Essendoci state tante e varie proposte le assumiamo tutte quante, sforzandoci di coordinare le varie
iniziative.

-Coordinamento e comunicazione
Si è proposta la creazione di un gruppo di comunicazione che, basandosi su questo report e sul piano femminista, crei un appello/manifesto di lancio per il 25 novembre. Insieme, oltre al livello comunicativo e di coordinamento della campagna verso il 25, si è sottolineata la necessità di rendere più fluida ed efficace la condivisione e la pubblicizzazione dei contributi teorici e narrativi prodotti nei nodi territoriali. A questo
scopo è necessario, tra le altre cose, un miglior funzionamento delle mailing list.

-Altro
Lettura di una lettera dal Rojava da parte di Martina della Mala Servanen Jin e intervento di Shilan, una compagna curda, sulle forme di femminismo radicale sperimentate in Rojava e su rapporti di cooperazione e solidarietà transnazionale.
Appello di solidarietà per Desdemona Lioce da parte del gruppo
femminismo proletario rivoluzionario, contro il 41 bis e la privazione delle libertà fondamentali in seguito all’incarceramento.

 

Nel corso di questa assemblea nazionale è riemersa con forza la necessità di connotare questo movimento come intersezionale e transnazionale, valorizzando la nostra capacità di attraversare le frontiere, siano queste fisiche, culturali e simboliche.

 

Report tavolo Femminismi e migrazioni (14-15 ottobre Pisa)

Report tavolo migrazioni, Pisa 14 ottobre.

 

Sul piano femminista contro la violenza
Nella mattinata abbiamo letto e ulteriormente discusso i principi e gli obiettivi che già avevamo individuato durante l’assemblea romana di aprile.
In particolare la discussione si è centrata sull’utilizzo o meno del termine razza, sulla necessità di chiarire la rivendicazione della cittadinanza come rivendicazione di uno strumento funzionale alle lotte e all’accesso ai diritti, rifiutandone al contempo la funzione di creare status di privilegio e gerarchizzare la società. Ulteriori punti di discussione hanno riguardato la presunta bianchezza e omogeneità su cui si è costruito il mito dell’italianità; il riconoscimento della violenza razzista nei rapporti con i servizi e la pubblica amministrazione, il rischio di infantilizzazione e la violenza a esso connessa nei servizi sanitari e assistenziali.
Abbiamo poi discusso la necessità di raccordo con gli altri tavoli su specifici obbiettivi, e quali tra le pratiche già individuate nel report di aprile inserire anche nel piano femminista contro la violenza, in particolare le pratiche volte a costruire strumenti di rivendicazione e percorsi condivisi tra donne migranti e native.

Verso e oltre il 25 novembre.

Nel pomeriggio del 14 ottobre abbiamo discusso delle campagne in vista del 25 novembre, dei temi centrali al 25 novembre e di come andare oltre il 25 novembre.

Sul 25 novembre:
Così come è stato per la data del 28 settembre 2017, pensiamo che il tema del razzismo debba attraversare ogni mobilitazione di NUdM. Le strade libere le fanno le donne che le attraversano, ma anche le donne migranti che ogni giorno attraversano le frontiere e gli altri confini materiali e simbolici della nostra società.
Pensiamo che in questo momento storico, la violenza contro le donne migranti alle frontiere debba essere un tema centrale al 25 novembre. Il 25 novembre deve denunciare che razzismo e sessismo sono violenza: la violenza tra le mura domestiche diventa violenza doppia per quelle donne per cui le mura domestiche sono anche luoghi di lavoro.

 

Verso il 25 novembre:
Sono state discusse campagne territoriali da portare avanti in vista e oltre il 25 novembre. Su alcune la discussione è già iniziata a nelle assemblee territoriali, per esempio Roma sta discutendo una campagna per rivendicare l’asilo per le donne che si sottraggono alla violenza patriarcale e dei confini nei paesi di origine e transito. Tali campagne devono andare oltre i singoli tavoli e essere assunte da tutta NUDM. Si è anche discussa la possibilità di dare vita a una campagna on-line per veicolare le parole d’ordine elaborate dal tavolo (come accesso alla cittadinanza ius soli, permesso di soggiorno europeo, asilo), ma anche per dare visibilità alle iniziative territoriali. Tra queste ultime ci sembra importante menzionare la mobilitazione che verrà organizzata a Perugia contro la laurea honoris causa a Minniti, e le iniziative di alcuni gruppi di donne migranti tra Jesi e Ancona in vista del 25 novembre.
Come criterio generale ci siamo date quello che le campagne devono cercare di tenere insieme e restituire la complessità delle questioni e il carattere sistemico della violenza.
In tal senso è stato per esempio discusso come non NUDM debba eventualmente esprimere solidarietà ai gruppi LGBTI in Egitto, denunciando anche il controllo delle frontiere che impedisce alle e ai migranti di sottrarsi alla violenza diffusa nel paese.

Come metodo, ogni campagna NUDM deve cercare di raggiungere più donne possibili, traducendo i suoi materiali e le sue parole d’ordine in diverse lingue. Siamo consapevoli del lavoro che comporta la realizzazione di obbiettivi ambiziosi come quelli delineati. NUDM è un movimento dove non esistono leadership e dove i ruoli di coordinamento e facilitazione sono da intendersi come ruoli di servizio all’elaborazione collettiva; ognuna di noi è pertanto responsabile rispetto al raggiungimento di questi obbiettivi e al lavoro necessario alla loro realizzazione.

 

Oltre il 25: una mobilitazione nazionale per la libertà di movimento e contro la violenza del razzismo e delle frontiere.

NUDM ha la forza di assumere e lanciare una data nazionale, da declinare territorialmente o centralmente, sul tema della libertà di movimento e contro la violenza del razzismo e delle frontiere, che abbia una piattaforma radicale, femminista antirazzista.
La data della giornata di mobilitazione, ipotizzata per i primi mesi/primavera del 2018, verrà decisa anche in relazione alla strutturazione che NUDM deciderà di dare all’8 marzo. Tra le date proposte, oltre a quella del 1marzo (tradizionale data di mobilitazione delle e dei migranti) che potrebbe essere declinata territorialmente, è stata presa in considerazione una mobilitazione tra fine gennaio e inizio febbraio (a 1 anno dal primo accordo con la Libia e a 16 anni dall’ approvazione della Bossi Fini)
Tra gli obbiettivi della mobilitazione vi è quello di dare visibilità alle lotte di cui quotidianamente le donne migranti sono protagoniste, nonché di dare vita a processi di costruzione territorialmente condivisi con le donne migranti e le realtà di autorganizzazione dei migranti.

Report tavolo Sessismo nei movimenti (14-15 ottobre Pisa)

“Come tavolo sessismo nei movimenti abbiamo focalizzato l’attenzione su una serie di punti.Riguardo alla data del 25 novembre il tavolo ha espresso una generale propensione verso una data nazionale che si svolga a Roma da articolarsi in un corteo pomeridiano preceduto da una mattinata caratterizzata da azioni tematiche proposte e organizzate dai vari tavoli. Una proposta fuoriuscita dal nostro tavolo vede come obiettivo il CIE di Ponte Galeria, un luogo di detenzione per i soggetti migranti che al suo interno reclude e reprime un gran numero di donne.

Per dar forza a questa data sarebbe auspicabile individuare un momento di avvicinamento da svolgersi contemporaneamente nei diversi territori, possibilmente una settimana prima del 25 e che ogni territorio declinerà seguendo i temi verso cui sente maggior tensione. Tra le tematiche da agitare verso il 25/11 suggeriamo i tribunali, luoghi di ulteriore vittimizzazione e violenza contro le donne.
A seguito di una riflessione sul percorso svolto dal nostro tavolo, sentiamo l’esigenza di continuare a vederci e di creare un laboratorio permanente che possa essere anche uno strumento di analisi e autoanalisi interna a non una di meno oltre che esterna come è stato fino ad oggi. Stiamo valutando di incontrarci nel mese di gennaio per un confronto in plenaria aperto a tutta nudm e non solo al tavolo sessismo.
Immaginiamo una due giorni costruita su lavori di gruppo e con forme di discussione non solo assembleare rispetto a come un movimento ampio e intersezionale come nudm possa trovare delle strategie e pratiche orizzontali di auto-organizzazione che ci permettano di potenziare l’azione di tutti i territori in funzione degli obiettivi comuni che il movimento si dà.
Vorremmo infine proporre la creazione di uno spazio all’interno del sito di nudm nazionale dedicato alla condivisione e diffusione dei materiali prodotti sia a livello locale che nazionale

Report tavolo Educazione e Formazione (14-15 ottobre Pisa)

Report Tavolo Educazione e Formazione Assemblea Nazionale Pisa, 14-15 Ottobre
Premessa

L’educazione alle differenze è uno strumento fondamentale di prevenzione nella lotta alla violenza legata al genere e alla sessualità; affermiamo la sua forza radicale e trasformatrice, definendola all’interno di un approccio trasversale e interdisciplinare basato su princìpi femministi, anticlassisti, antirazzisti, antifascisti, non etero-normati e aconfessionali.
Riteniamo che nella nostra lotta sia necessario adottare un approccio intersezionale, utilizzando una lente che ci permetta di guardare l’insieme delle singole cornici di lettura delle soggettività (genere, provenienza geografica, classe, orientamento, …), nominandole ed evidenziando la loro azione combinata sulla vita delle persone. Per questa ragione parliamo di educazione a una pluralità di differenze.
Riconosciamo l’educazione alle differenze, all’affettività e alla sessualità come motore propulsivo di quel profondo cambiamento culturale necessario a disinnescare la violenza strutturale, insita nella società patriarcale in cui viviamo. Attraverso l’educazione e la formazione è possibile mettere in discussione il patriarcato, nei suoi modelli unici di famiglia nucleare eteronormata, di binarismo di genere, di egemonia del maschile sul femminile e di modelli predeterminati di maschilità e femminilità.
Crediamo che offrire a bambine e bambini, ragazze e ragazzi la possibilità di autodeterminarsi e di costruire un futuro in cui poter essere più libere e liberi sia l’unica strada percorribile per ripensare il vivere comune.
I soggetti del nostro discorso sono docenti, personale scolastico, dirigenti, studenti, ma anche la comunità educante tutta. Il mondo scolastico non è l’unico luogo educativo, perché l’educazione al genere e la riproduzione di stereotipi e discriminazioni avviene anche nelle famiglie, nei centri giovanili, nelle ludoteche, ovvero in tutti gli spazi in cui le ragazze ed i ragazzi imparano facendo e nell’interazione con i propri pari.
Obiettivi

1. Vogliamo rendere l’educazione alle differenze:

• Sistemica e strutturale. Individuiamo la necessità di partire dalla formazione docenti, che sia permanente, basata sulla decostruzione dei propri stereotipi, nell’ottica di partire da sé. L’educazione alle differenze deve attraversare ogni ambito educativo: dall’infanzia all’università, in ambito sia curriculare – nella didattica di ogni disciplina e a livello interdisciplinare – che extracurriculare. Inoltre sono necessari strumenti didattici adeguati: libri di testo e linguaggi che riconoscano e valorizzino le differenze.

• Uniforme. Deve essere presente e diffusa su tutti i territori e adeguatamente finanziata; slegata dalle logiche dei bandi una tantum e inserita in una programmazione puntuale e sostenuta dal punto di vista economico; retribuita in modo adeguato per tutti i soggetti della formazione, sia per chi la eroga che per chi vi partecipa.
• Partigiana e legata al territorio. La scuola deve rivendicare il suo posizionamento come luogo di educazione laica, antifascista, antisessista, e contraria ad ogni discriminazione, in cui si dia piena attuazione all’articolo 3 della Costituzione. È necessario riconoscere e rafforzare le competenze già presenti sui territori, nelle associazioni, nei centri antiviolenza, negli spazi femministi e lgbtiqa, stringendo alleanze educative tra questi soggetti e le scuole.
2. Per quanto riguarda il sistema scolastico, vogliamo:

• Lo stanziamento di finanziamenti pubblici strutturali, nel settore dell’educazione, della formazione e della ricerca (dalla fascia 0-3 all’università).

• Un adeguamento degli stipendi del mondo dell’istruzione e della formazione alla media europea.

• L’Abolizione della legge n. 107/2015, culmine del processo di riforma e impoverimento del sistema scolastico iniziato con la riforma Berlinguer. La legge presenta, tra le tante, le seguenti criticità di particolare rilievo in un’ottica femminista: enfatizza la retorica secondo cui i ruoli di cura e accudimento sono naturalmente attribuiti alle donne; comporta un impoverimento salariale in quanto la retribuzione non è legata all’anzianità, ma legata a criteri di presunto merito e produttività; con l’alternanza scuola-lavoro perpetua la separazione di genere tipica del mondo del lavoro, crea sfruttamento e condizioni di ricattabilità, ancora più forti per le donne; impone una formazione docenti che non parte dai loro bisogni; in riferimento all’articolo 1 comma 16, crea una forte ambiguità tra la dichiarazione del governo di voler aprire degli spazi di educazione alle differenze e la creazione di condizioni di non applicabilità tramite interlocuzione con le parti contrarie (patto di corresponsabilità educativa); investe gli organi dirigenti di un potere di tipo manageriale e assoluto, trasformando la scuola in un’azienda ed aprendo a processi di privatizzazione ed esternalizzazione dei nidi e delle scuole dell’infanzia.

• Individuare degli spazi di azione e manovra per aggirare la legge n. 107/2015, in attesa della sua abolizione.

• Restituire valore e autonomia agli organi collegiali come luoghi privilegiati per il confronto e l’elaborazione dei percorsi formativi e didattici che vedono coinvolti tutti i soggetti partecipi nei processi di formazione e di educazione.

• Portare in primo piano i bisogni formativi degli/delle insegnanti con percorsi di formazione e autoformazione dal basso.

• Contrastare la segregazione occupazionale, verticale e orizzontale, da un punto di vista simbolico, svincolando le donne dal ruolo di cura materno, ma anche da un punto di vista pragmatico, rimuovendo gli ostacoli all’avanzamento di carriera delle donne.

• Individuare enti e associazioni con comprovate competenze maturate sul territorio in una prospettiva femminista con cui costruire percorsi di formazione.

• Partire dai bisogni formativi degli/lle studenti e costruire con loro percorsi educativi anche legati ai temi specifici del genere e dell’orientamento.

• Riconoscere esplicitamente il ruolo dell’educazione di genere nella fascia 0-3 anni, prevedendo modalità di formazione sul personale educativo che lavora con questa fascia d’età, che sia replicabile con le famiglie.

• Rendere i servizi 0-3 anni un diritto di tutti i bambini e di tutte le bambine e delle loro famiglie, facendoli rientrare nel sistema scolastico e uscire dai servizi a richiesta individuale, incrementando pertanto la presenza di questi servizi pubblici e gratuiti, anche attraverso processi di re-internalizzazione.
• Interagire in modo funzionale con le famiglie, individuando un punto di equilibrio tra la necessità di costruire alleanze educative che si traducano in percorsi coerenti e l’importanza dell’autonomia di scuola e docenti nelle scelte educative riguardanti la decostruzione degli stereotipi di genere e la lotta alla discriminazione.
3. Vogliamo che la formazione in ambito di educazione alle differenze riguardi tutto il territorio e la sua comunità, che attraversi qundi anche i contesti educativi non formali, come ad esempio i Centri di Accoglienza Stranieri (CAS) con particolare riguardo alla formazione di operatori e operatrici che ci lavorano.
4. Vogliamo costruire reti di condivisione:

• Reali, con tutti i soggetti che si occupano di educazione alle differenze in ambito non formale sul territorio, per un’alleanza educativa e la condivisione di esperienze positive e replicabili.

• Istituendo osservatori e laboratori d’inchiesta per una mappature delle buone pratiche e un rilievo di quelle sessiste, razziste, omolesbotransfobiche, discriminatorie.

• Digitali, creando una piattaforma virtuale di condivisione di materiali, esperienze, progetti, risorse utili per il contrasto alla violenza di genere e la proposta di modelli alternativi al patriarcato.
5. Nell’ ambito dell’università e dell’alta formazione vogliamo:

• Combattere la cultura che fonda la segregazione formativa legata al genere, che determina una maggiore presenza di donne nei corsi di laurea umanistici e legati alla cura rispetto ai corsi di laurea a carattere tecnico-scientifico.

• L’abbattimento del soffitto di cristallo, che vede ai vertici delle università una composizione quasi esclusivamente maschile.

• L’abolizione della legge Gelmini.

• Un finanziamento pubblico strutturale nell’ambito della ricerca per garantire una ricerca slegata da logiche di mercato che sappia mettere al centro la qualità e le esigenze della società.

• L’estensione qualitativa e quantitativa del welfare vigente: accesso al diritto allo studio, sostegno alla genitorialità, consultori.

• La creazione di percorsi di formazione e autoformazione orizzontali, autogestiti ed autonomi.

• La revisione dei manuali e del materiale didattico adottati nei corsi universitari che attualmente divulgano una visione stereotipica e sessista dei generi e dei rapporti tra essi.

• La rimodulazione dei piani di studi attraverso l’introduzione di argomenti legati al genere, sia in ambito curriculare con la creazione di corsi specifici, sia introducendo una prospettiva di genere nei corsi già esistenti.

• La valorizzazione e l’incentivo -formali ed economici- della ricerca universitaria in ambito di studi di genere, spesso non finanziata, poco riconosciuta e presente solo in alcuni territori.

• La condivisione delle esperienze positive dei singoli territori per metterle in rete e renderle pratiche abituali, in linea con la terza missione dell’università.
Pratiche

Riportiamo di seguito le proposte emerse in assemblea sulle campagne per il 25 novembre e oltre:
1. Lancio della campagna “Li correggiamo noi” relativa alla pratica didattica dell’autocorrezione dei libri di testo da promuovere nelle scuole di vario ordine e grado per evidenziarne ed emendarne i contenuti sessisti e patriarcali. L’obiettivo sarà individuare una metodologia replicabile.

2. Creazione di piattaforme digitali e loro lancio nella giornata del 25 novembre in cui inserire:

• testi da usare nelle scuole durante la giornata del 25 novembre, su tutto il territorio; • una mappatura di tutte le realtà territoriali che si occupano di tematiche femministe e lgbtqia;

• un database di formatrici e formatori che si occupano di educazione alle differenze, con particolare attenzione alla fascia di età 0-3;

• materiali scaricabili per docenti, educatori/trici e studenti di scuola e università, legati alle tematiche di genere.

3. Costituzione di un osservatorio che rilevi le buone pratiche da diffondere e al contempo denunci episodi, pratiche, eventi e materiali discriminatori, sessisti, omolesbobitransfobici, xenofobi.

4. Creazione di un vademecum informativo per sostenere i/le docenti e fornire loro materiale esplicativo chiaro e condiviso su cosa sia l’educazione alle differenze, da usare anche in risposta agli attacchi dei movimenti “no-gender”.

5. Lettura pubblica, in biblioteche, piazze e scuole dei libri contro gli stereotipi di genere, banditi dalle associazioni no-gender e dalle amministrazioni a loro vicine.

6. Produzione di video pillole con letture di testi liberi dagli stereotipi, da diffondere in rete.

7. Realizzazione di una giornata nazionale rivolta a bambini e bambine, ragazzi e ragazzi in cui si usi lo strumento della biblioteca vivente (human library) nelle piazze di tutte le città che aderiscono, per sensibilizzare sulla tematica della valorizzazione delle differenze.

8. Presa di posizione pubblica contro il 4 novembre, giornata delle forze armate.

9. Organizzazione di una settimana di eventi e mobilitazioni di avvicinamento al 25 novembre, distribuite in maniera capillare su tutto il territorio nazionale.

10.Momenti coordinati sui territori di sensibilizzazione, informazione e formazione specifica nelle scuole gestiti da ragazzi e ragazze per coinvolgere gli/le studenti in vista della giornata del 25 novembre.

11.Mobilitazione in tutte le scuole di ogni ordine e grado nella giornata del 25 novembre con contenuti di approfondimento sulla violenza di genere.

12.Creazione di una campagna comunicativa uniforme e riconoscibile per dare visibilità ai contenuti del piano femminista antiviolenza e alle campagne che lanceremo per il 25 novembre e oltre, declinata sui temi dei singoli tavoli e sulle specificità territoriali.

13.25 novembre: Manifestazione nazionale unitaria a Roma in occasione della giornata internazionale contro la violenza di genere.
L’assemblea del tavolo educazione e formazione riunita sabato 14 ottobre 2017 a Pisa delega per la stesura e assemblaggio finale del piano nazionale femminista antiviolenza: Paola (ambito educativo extrascolastico – Roma), Serena (docente scolastica – Roma), Noemi (studente universitaria – Bologna), Federica (studente universitaria – Pisa).

Report tavolo Diritto alla salute Sessuale e Riproduttiva

REPORT TAVOLO DIRITTO ALLA SALUTE SESSUALE E RIPRODUTTIVA (ASSEMBLEA NAZIONALE 22-23 APRILE ROMA)
15 MAGGIO 2017 | NONUNADIMENO
ANALISI E PRINCIPI

Presupposto generale è l’interdipendenza dell’elaborazione di ciascun tavolo con tutti gli altri
il pieno diritto alla salute non può essere raggiunto senza il raggiungimento degli obiettivi indicati negli altri tavoli
consideriamo la salute come benessere psichico, fisico, sessuale e sociale e come espressione della libertà di scelta: la salute non è solo l’assenza della malattia.
I corpi e i desideri, i bisogni e le condizioni materiali d’esistenza vanno rimessi al centro per valorizzare la dimensione del piacere come cardine della salute sessuale.
Il Rapporto tra diritto alla salute, autodeterminazione e libertà di scelta va letto nel quadro di un progressivo smantellamento del welfare, di aziendalizzazione, privatizzazione e precarizzazione della sanità pubblica. Mettere in luce la relazione tra condizioni di lavoro degli operatori/trici e il benessere delle persone che accedono ai servizi è infatti un passo necessario per risignificare il rapporto tra i soggetti coinvolti.
La salute sessuale non può essere pensata solo in chiave riproduttiva e medica. La violenza istituzionalizzata agisce sui corpi e le soggettività considerati fuori dalla norma attraverso processi di patologizzazione e medicalizzazione.
Riteniamo che l’accesso ai servizi sociosanitari debba avere carattere universalistico: con ciò intendiamo includere le soggettività, non solo bianche, giovani, abili ed etero, native.
La cittadinanza non deve essere una discriminante per il diritto alla salute.
L’autodeterminazione si afferma attraverso la riappropriazione e la condivisione di saperi e risorse su cui si fondano il potere medico e l’asimmetria tra utenti e specialisti/operatori.
OBIETTIVI

IVG
l’obiezione di coscienza nel servizio sanitario nazionale è illegittima perché lede il diritto all’autodeterminazione delle donne. Infatti l’obiezione di coscienza, in qualunque campo, costituisce un diritto all’inosservanza di un obbligo giuridico vincolante per tutti e comporta la violazione della legge, Dunque non può essere considerata un diritto da nessun ordinamento che voglia sopravvivere ed essere effettivo perché la garanzia dei diritti è costruita sulla certezza dell’adempimento degli obblighi: senza tale certezza i diritti sono lasciati alla mercé della volontà individuale. L’obiezione di coscienza alla IVG si pone come mezzo per sabotare la certezza della realizzazione del diritto della donna a interrompere la propria gravidanza, e dunque come ostacolo al diritto di autodeterminazione delle donne.
Il contrasto all’obiezione di coscienza deve quindi agire su un piano politico e culturale e deve essere messo in atto attraverso pratiche molteplici:
Ferma restando la priorità della autodeterminazione delle donne vogliamo promuovere la de-ospedalizzazione dell’aborto attraverso l’incremento della somministrazione della RU486, modifica del relativo protocollo di somministrazione e uniformazione dell’uso a livello nazionale: RU486 fino a 63 giorni, senza ospedalizzazione, somministrato anche dalle ostetriche nei consultori.
Abolizione delle sanzioni amministrative per le donne che ricorrono a aborto autoprocurato fuori dai termini di legge, perché costituiscono un ricatto e un deterrente al ricorso a cure mediche in caso di complicazioni

LAVORO PRODUTTIVO E RIPRODUTTIVO
nel riconoscere la non scindibilità del lavoro produttivo e riproduttivo, vediamo come le condizioni del lavoro mettano a rischio la nostra salute
da una parte le donne e i soggetti femminilizzati vivono condizioni di sfruttamento, precarietà, vulnerabilità maggiori; dall’altra parte il lavoro riproduttivo grava ancora soprattutto sulle donne e l’impatto sulla salute non è ancora riconosciuto
vogliamo lavorare (poco) per vivere e non vivere per lavorare

VIOLENZA OSTETRICA – MEDICALIZZAZIONE – PATOLOGIZZAZIONE:
La violenza ostetrica deve essere riconosciuta, anche a livello giuridico, come una delle forme di violenza contro le donne che interessa la salute riproduttiva e sessuale, declinata sia nella scelta della maternità sia nel suo rifiuto (v. Statement dell’OMS del 2014)
la libertà di scelta della donna per quanto concerne la gravidanza e il parto va garantita mettendo in atto differenti politiche e strumenti:
la promozione della cultura della fisiologia della gravidanza, del parto, del puerperio e dell’allattamento attraverso l’applicazione in tutti i punti nascita di Linee Guida e protocolli Evidence Based; la diffusione di informazioni corrette; l’introduzione dell’agenda di gravidanza e del ricettario ostetrico; la formazione degli operatori/trici; la rilevazione e pubblicazione di dati statistici su indicatori di violenza ostetrica (ad es. revisione moduli CEDAP e affidamento dell’analisi dei dati all’ISS).
l’apertura di case maternità pubbliche gestite da ostetriche e rimborso per il parto in casa riconosciuto da SSN.
l’abolizione della pratica della rettificazione neonatale dei genitali per le persone intersex va perseguita in quanto pratica violenta, in un’ottica di superamento del binarismo di genere.
Emerge la necessità di ridefinire le procedure e il trattamento dei percorsi di transizione fuori da ogni logica patologizzante. Allo stesso tempo va garantito l’accesso alle terapie ormonali, al sostegno e alle cure per le persone trans.
il Diritto alla salute, anche sessuale e riproduttiva, in carcere, in luoghi di internamento e in condizioni di autonomia limitata incontra pesanti limitazioni che richiedono un piano di attivazione specifico e necessario. In particolare si pone l’urgenza di svincolare l’accesso alla copertura sanitaria dall’obbligo di residenza per i migranti senza documenti, di superare il limite dei tre mesi di presenza certificata sul territorio per accedere ai servizi sanitari.
il diritto all’autodeterminazione va garantito anche in caso di una scelta non riproduttiva irreversibile (es. chiusura delle tube).

CONSULTORI E CONSULTORIE:
I consultori vanno risignificati come spazi politici, culturali e sociali oltre che come servizi socio-sanitari.
La ri-politicizzazione del consultorio va agita attraverso forme di riappropriazione del servizio: l’apertura all’attraversamento di corpi differenti per età, cultura, provenienza, desideri, abilità; il riconoscimento dei saperi transfemministi, prodotti e incarnati dai soggetti.

La riqualificazione dei consultori pubblici si attua anche con:
l’assunzione di personale stabile con differenti competenze e professionalità (es. mediatori linguistici e culturali), in numero tale da garantire la presenza di èquipe multidisciplinari  complete in ciascun consultorio.
Il potenziamento e rifinanziamento della rete nazionale dei consultori nel rispetto del rapporto tra numero di consultori e numero di abitanti.
l’apertura dei consultori in diverse fasce orarie per garantire l’accesso a tutte le tipologie di utenti e poter espletare le attività di prevenzione secondo il modello dell’offerta attiva (POMI 2000) nel territorio.
I consultori pubblici devono assolvere al compito di garantire l’accesso alla contraccezione gratuita; all’informazione e alla prevenzione delle Malattie Sessualmente Trasmissibili, dentro e fuori i consultori; ai servizi e l’offerta per le sessualità e le pratiche non riproduttive.

FORMAZIONE:
il terreno della formazione universitaria e del personale già operativo si rileva di particolare importanza e mette in evidenza l’utilità di un confronto anche con il tavolo formazione su questo tema.
Emerge la necessità di produrre e rimettere al centro saperi e approcci transfemministi, a partire dai quali orientare e contaminare i percorsi di formazione istituzionali. Altrettanto importante è, quindi, aprire terreni di conflitto sul sapere biomedico e sulle sue modalità di trasmissione.
l’educazione sessuale nelle scuole, nel rispetto delle differenze, va finalmente garantita (punto da articolare anche in relazione al tavolo formazione).
Va promossa dentro e fuori dai consultori una differente cultura del corpo attraverso percorsi di autoformazione e di consapevolezza a partire dal proprio piacere e dalla salute sessuale.
Ridefinire la formazione mettendo al centro l’autoderminazione dei soggetti significa mettere in crisi il potere medico. Contrastare il monopolio dei saperi e la loro gerarchizzazione, quindi, passa anche attraverso una ripoliticizzazione del rapporto tra utenti e operatori che rompa l’asimmetria e il meccanismo della delega.

PRATICHE
Campagna contro l’obiezione di coscienza (negli ospedali, nei consultori e nelle farmacie) anche attraverso l’uso di strumenti condivisi di inchiesta, informazione e agitazione (es obiezionerespinta.info come strumento comune di denuncia, mappatura e azione)
Azione di pressione sugli Enti Regionali, avendo questi competenza in materia di IVG e non solo (garanzia del servizio Ivg, protocolli di applicazione, formazione del personale, organizzazione del servizio, assunzione stabile del personale, sanzioni economico-amministrative per i Direttori Generali delle aziende sanitarie che non garantiscono il servizio ivg).
Le consultorie sono spazi di sperimentazione, autoinchiesta, mutualismo e ridefinizione di welfare fondamentali da diffondere per ripensare e ricostruire processi di circolarità tra nuove esperienze di autogestione e forme di riappropriazione dei servizi.
Creare più strumenti possibili per la diffusione della conoscenza sui nostri diritti (es. app, blog, volantini)
Agire in tutti i gradi della formazione, anche attraverso la creazione di sportelli o spazi di informazione e discussione sulla salute in tutti i gradi della formazione
Mappare oltre ai luoghi relativi all’obiezione verso l’ivg tutti gli altri servizi
Forme di disobbedienza all’interno dei luoghi di lavoro in sinergia con le operatrici/tori
promuovere campagne contro la stigmatizzazione delle donne che scelgono di abortire (per es. abortisco e non mi pento)
assumiamo il 22 maggio 2018, giornata in cui ricorrono i 40 anni della l.194, non come giornata rituale ma come momento di lotta

Pratiche di avvicinamento verso il 25/11

Come percorso di avvicinamento e rilancio della giornata del 25 novembre il tavolo salute ha delineato alcuni temi condivisi come base per le azioni che verranno messe in campo nei vari territori: obiezione di coscienza e accesso all’IVG, contraccezione gratuita, ruolo e ripoliticizzazione dei consultori e accesso ai servizi sanitari per le donne migranti. Questi temi, insieme ai contenuti elaborati nel piano femminista nazionale contro la violenza, faranno da cornice comune a una settimana (6-12 novembre) di azioni dislocate nei vari territori: distribuzioni di materiale informativo multilingue sui temi del diritto alla salute, all’IVG, alla contraccezione e al piacere; segnalazione in loco di ospedali, farmacie e medici obbiettori con matrioske o manifesti con le grafiche di Non Una Di Meno; azioni in piazza e campagne comunicative online.

 

Report tavolo Lavoro e Welfare (14-15 ottobre Pisa)

Report
Arrivati al quarto appuntamento nazionale, il tavolo Lavoro e Welfare ha definito i contenuti da inserire all’interno del piano antiviolenza femminista dal basso e ha proseguito i suoi lavori concentrandosi sulla messa in rete di esperienze e pratiche riproducibili, con l’intento di creare e condividere proposte di campagne verso il 25 novembre ed oltre.
L’ampia discussione ha riportato la centralità dei principi e degli obiettivi già emersi nei precedenti incontri, valutandoli come contenuto essenziale da inserire all’interno della prima stesura del piano e come cornice generale delle pratiche, delle campagne e delle mobilitazioni in discussione nella seconda parte dei lavori di ieri.
L’articolazione complessa dell’analisi prodotta nell’ultimo anno ha fatto emergere, da più parti, la necessità di confrontarsi sulla traduzione concreta dei contenuti del piano che ci apprestiamo a scrivere, nei contesti territoriali e sul fronte delle mobilitazioni nazionali.
Le narrazioni di esperienze territoriali si sono intrecciate con linee guida già tracciate e promosse e sono state fondamentali per l’individuazione di possibili campagne e lotte sui temi del reddito, salario e welfare. Tutto questo, sostenuto dall’importanza centrale di ragionare sulla necessità di fare rete, su un nuovo concetto di sciopero sociale, così come messo in campo nella giornata dell’8 marzo e sulla necessità di partire da sé per sviluppare momenti di precipitazione in date nazionali e transnazionali in cui esprimere la forza e la determinazione sprigionate dai territori.
In questi contesti, la costruzione di reti di donne è stata letta inoltre come fondamentale per allargare pratiche di vertenza a fronte di possibilità di mobilitazione permanete e comune.
Il ventaglio di proposte risultanti dalla discussione, rispecchiano le molteplici anime e i percorsi che compongono il tavolo, ma sono tutte accomunate dalla necessità di attaccare questo sistema capitalistico e patriarcale per combattere la sua violenza nel suo aspetto strutturale.

Campagne sul terreno del lavoro:
• Contro mobbing, molestie e sessualizzazione del lavoro;
• Contro lo sfruttamento;
• Contro il Job’s act e la precarietà;
• Per la creazioni di reti mutualistiche che si avvalgano di vari strumenti quali ad esempio casse di resistenza, nuove forme di sindacato autorganizzato, autoinchiesta, inchiesta e sportelli.
Campagne sul terreno del welfare: • contro il ricatto delle attuali misure di integrazione al reddito;
• Per l’individuazione delle risorse per la casa, la maternità e la genitorialità e per i servizi a sostegno dell’autonomia delle donne;
• Per un welfare incentrato sull’individuo anziché sulla famiglia;
• Per la creazioni di reti sociali che si avvalgano di strumenti come l’autoinchiesta, l’inchiesta e sportelli.
Verso il 25 novembre è emersa, poi, la necessità di proporre alla plenaria la possibilità di una data intermedia territoriale per quanto riguarda il nostro tavolo, nella libertà di azione su specificità delle singole necessità di intervento territoriale.
Sulla giornata del 25, si è discussa sia la possibilità di una data nazionale sia di una territoriale. Ci che rimane importante per il tavolo è l’individuazione per quel giorno di obiettivi-simbolo sulla base delle campagne proposte e che indichino i responsabili della nostra condizione quotidiana di subalternità, con la determinazione e la forza che tutte e tutti insieme siamo in grado di mettere in campo.

Report tavolo legislativo e giuridico (14-15 ottobre Pisa)

Le giuriste e le Avvocate riunite nell’incontro nazionale di Pisa del
14-15 ottobre 2017, consapevoli della necessità di definire la
funzione delle donne avvocate che difendono le vittime di violenza,
nei processi civili e penali, allarmate dal persistere di ostacoli
posti al riconoscimento effettivo delle Convenzioni Internazionali, si
impegnano ad operare unitamente alle Associazioni territoriali di
supporto e solidarietà con le vittime dei reati di violenza di genere,
a promuovere il protagonismo delle donne nei lori percorsi di
liberazione dal sessismo, dai pregiudizi di genere e dai ruoli imposti
dalla società patriarcale.

 

Il tavolo giuridico ha nella prima parte della giornata di ieri
condiviso i principi già elaborati nelle scorse Assemblee nazionali,
approfondendo la questione del ruolo della persona offesa da reato
alla luce della recente introduzione dell’ istituto delle condotte
riparatorie di cui all’art. 162 ter c.p. per quei reati procediblli a
querela
che rientrano nella violenza di
genere.

In questi casi, Il consenso della persona offesa, ad oggi irrilevante,
deve essere condizione imprescindibile per l’applicazione di tale
istituto.

Chiediamo, inoltre, che siano fissati dei parametri equi, congrui ed
uniformi per l’offerta reale del risarcimento del danno che non
sviliscano la gravità del reato subito e restituiscano dignità e
centralità alla donna.

E’necessario ancora contrastare ogni forma di obbligatorietà della denuncia
e
procedibilità d’ufficio dei reati che limiti il diritto di
autodeterminazione delle donne.

Altra questione fondamentale riguarda i casi di violenza sessuale, rispetto
ai
quali si stanno verificando spinte reazionarie di un certo
orientamento giurisprudenziale che fa ricadere sulle donne un onere di
manifestazione del proprio dissenso agli atti sessuali. Ribadendo invece che
l’unico indice normativo richiesto dalla legge è la manifestazione del
consenso agli atti sessuali.

La situazione attuale fotografa un costante attacco alle donne sul
piano mediatico, istituzionale e nelle sedi giudiziarie, sia con la
stigmatizzazione e la colpevolizzazione delle donne vittime di
reati di violenza di genere sia con criminalizzazione delle reti di
solidarietà
femminista che si battono a sostegno delle donne.

Per questo riteniamo fondamentale continuare a mobilitarci nel
sostenere le donne che lo vogliano, durante i processi e riteniamo urgente
organizzare,
in previsione della data del 25 novembre, a livello nazionale
molteplici mobilitazioni e campagne comunicative che continuino a
tenere alta l’attenzione in tutte le sedi, giudiziarie e non, sul tema
del consenso nei reati sessuali e della solidarietà femminista.

In ultimo pensiamo che sia giunto il momento che nudm inizi una campagna
di sensibilizzazione e denuncia sulle questioni dell’affidamento
condiviso applicato ai casi di violenza in violazione della
convenzione di Istanbul e contro le valutazioni da parte dei tribunali
dei minorenni delegate sia a psicologi ed educatori con funzioni di
magistrati onorari sia ai servizi sociali.