Le strade sicure le fanno le donne che le attraversano

Dopo un’estate in cui ancora una volta la violenza maschile sulle donne è stata oggetto di campagne mediatiche razziste in cui i nostri corpi sono stati usati per giustificare politiche contro le persone migranti, le deportazioni e la costruzione di nuovi lager al di là del mediterraneo, siamo arrivate a settembre e vediamo comparire sui media anche la colpevolizzazione delle donne che subiscono stupri.

E’ proprio di questi giorni la campagna lanciata da Il Messaggero che addirittura propone un “manuale” di comportamento per le donne.
Scomodata anche la docente Scaraffia che, senza vergogna, ha imputo alle femministe di aver spinto le giovani donne alla “libertà dal loro destino biologico” negando “l’idea che le donne avessero bisogno di protezione” maschile.

Per il resto la campagna consiste nella solita trita riproposizione di
politiche securitarie: telecamere, militarizzazione delle strade, “locali sentinella”, taxi, lampioni. Se proprio volete due lampioni in più in città servirebbero!!!

In avvicinamento alla grande mobilitazione mondiale femminista del 28 settembre

GIOVEDI 21 settembre alle 18 – sotto la sede de Il Messaggero in via del Tritone 152 le donne scendono in strada per continuare a ribadire che le strade sicure le fanno le donne che l’attraversano con la solidarietà, il guardarsi a vicenda, l’autodeterminazione e l’autodifesa.

Invece di dettare regole alle donne per non essere stuprate, insegnate agli uomini a non stuprare.

La violenza sulle donne la fanno gli uomini non ha confini nè
passaporto nè classe.

Non Una Di Meno – Roma

strade

SIAMO INDISPONIBILI A SESSISMO E RAZZISMO

380Razzismo e sessismo riguardano l’intera società. Gli ultimi mesi e, in particolare, le ultime settimane lo hanno dimostrato. Le politiche italiane ed europee sessiste e razziste toccano tutti e soprattutto tutte: si giocano infatti sui corpi delle donne, migranti e native.

Ci raccontano che i trafficanti sono gli unici responsabili delle morti in mare e delle violenze sulle e sui migranti. Non è così: precise politiche di blocco delle frontiere sono volute non solo dal governo Gentiloni ma anche da altri governi europei, che stringono accordi con la Turchia e la Libia. Chiudendo le frontiere, queste politiche negano la libertà di movimento lasciando aperti solo i canali che consegnano le vite di chi si muove alla morte, alla violenza sessuale e non solo, allo sfruttamento, alla schiavitù, alla tortura. Succede dai Balcani a Ventimiglia, dalla Turchia al Marocco, dal Sahel alla Libia e non solo.

Violenze, razzismo, sfruttamento non accadono solo ai confini ma anche nelle nostre città. Ricordiamo gli idranti di piazza Indipendenza a Roma, utilizzati contro donne, bambini e uomini che rivendicavano il loro diritto a decidere come vivere. Quelli di piazza Indipendenza e anche gli altri fatti di quest’estate hanno reso ancora più evidente l’analogia tra ciò che succede lungo le frontiere e ciò che accade nelle città. Le violenze contro le donne e le transessuali sono strumentalizzate per costruire e sostenere il razzismo, nascondendo il fatto che la violenza è prima di tutto maschile e patriarcale. In questo modo ci rappresentano o come vittime o come disponibili.

Il blocco della riforma della cittadinanza ha reso evidente come su questo terreno si giochino partite elettorali e politiche che ci riguardano tutte e tutti. L’arido dibattito sullo ius soli si è giocato sui corpi delle donne e delle loro figlie e figli, come se la questione fosse stabilire se questi corpi siano meritevoli o immeritevoli di accedere al privilegio della cittadinanza. A tutto questo siamo indisponibili e indisposte!

È arrivato il momento di mobilitarci e di generalizzare il conflitto che le migranti e i migranti, ogni donna e ogni soggettività quotidianamente esprime attraversando confini materiali e simbolici e opponendosi al patriarcato.

Vogliamo l’abolizione delle leggi Minniti Orlando e diciamo basta alle politiche nazionali ed europee che militarizzano sia i confini che la società, impoverendo e precarizzando la vita di tutte e tutti.

Una piattaforma sulle migrazioni non può che essere femminista e radicale. Scendiamo nelle piazze, libere di muoverci, libere di restare!

Libere di muoverci, libere di restare: contro ogni frontiera, permesso, asilo, diritti, cittadinanza e ius soli.

Rivendichiamo la libertà di muoverci e di progettare dove e come vogliamo il nostro futuro; l’abolizione del regime dei confini interni ed esterni, quelli del razzismo istituzionale quotidiano che alimenta la divisione patriarcale del lavoro e quelli che producono la violenza sulle donne attraverso i CPR e le deportazioni e i limiti alla libertà di circolazione. Rivendichiamo un permesso di soggiorno incondizionato, svincolato da lavoro, studio e famiglia; l’asilo per tutte le donne che si sottraggono alla violenza patriarcale ed economica sia nei paesi di origine che di transito; il libero accesso alla cittadinanza e ai diritti di welfare come condizioni della nostra libertà di lottare e della nostra autodeterminazione. Rivendichiamo lo ius soli e la cittadinanza immediata alle seconde generazioni e a chi vive e lavora in questo paese, perché non accettiamo confini tracciati sul nostro corpo. Sosteniamo le lotte delle migranti contro la gestione e il sistema securitario dell’accoglienza!

Non Una Di Meno – tavolo nazionale “femminismi e migrazioni”

14.09: ASSEMBLEA NON UNA DI MENO ROMA

nudm-roma

Il corpo delle donne è da sempre un campo di battaglia: quello delle donne eritree che resistono in Piazza Indipendenza alla politica istituzionale razzista; delle donne violentate, visibili o invisibili; delle donne il cui diritto a decidere della propria vita è tutti i giorni cancellato da medici e farmacisti obiettori di coscienza, giudici, compagni di vita e familiari, datori di lavoro, ministri e opinion leader…

È in questo contesto che il prossimo 28 settembre torniamo nelle piazze del mondo e d’Italia per la giornata internazionale per l’aborto libero e garantito.
Una giornata di lotta per rimettere al centro i nostri corpi che parlano, desiderano, lottano e vogliono scegliere. Per l’autodeterminazione e il diritto alla salute di tutt*, indipendentemente dai documenti, perché non c’è una senza l’altra.

Torniamo in piazza, dopo aver contestato la nomina della dottoressa Salerno, obiettrice e confessionale, a primaria del San Camillo, perché abbiamo buoni motivi e molto da conquistare:

– Vogliamo la cancellazione dell’obiezione di coscienza dal Servizio Sanitario Nazionale;
– Vogliamo poter scegliere l’aborto farmacologico (la RU486), vogliamo poterlo fare fino al 63° giorno (oggi fino al 49°) e anche nei consultori con il supporto delle ostetriche (ennesimo annuncio senza seguito della Giunta Zingaretti);
– Vogliamo che chi studia per diventare ginecologa/o riceva una formazione rispettosa della libertà e del corpo delle donne sia per il parto che per le interruzioni volontarie di gravidanza;
– Vogliamo contraccezione gratuita, educazione sessuale, consultori che siano luoghi aperti e spazi di confronto per una medicina che sia davvero di genere.
Pensiamo che la genitorialità sia una possibilità e non un obbligo, ma resta una opzione difficile perché come lavoratrici siamo precarie, sfruttate e mal pagate e perché il lavoro di cura ricade ancora prevalentemente sulle donne.

L’assemblea romana di Non Una Di Meno si convoca per discutere e organizzare insieme la giornata mondiale per l’aborto libero e garantito del 28 settembre.

Ci vediamo il 14 settembre alle 18,30 a Esc – via dei Volsci 159 (quartiere San Lorenzo)

#ObiezioneRespinta #LIbereDi

Verso l’assemblea nazionale di Non Una Di Meno – 14-15 Ottobre – Pisa