Report tavolo Legislativo e Giuridico (assemblea nazionale 22-23 aprile Roma)

Principi generali

La violenza maschile contro le donne è questione sociale, culturale, sistemica e strutturale che nasce e si nutre della disuguaglianza economica e sociale delle donne.

E’ per questo che, nel gestire le azioni di contrasto alla violenza maschile contro le donne, è fondamentale che le giuriste e le avvocate femministe contrastino interventi normativi securitari e parcellizzati che non mettono al centro le donne, le loro scelte ed i loro diritti e si impegnino a promuovere e difendere tutti i diritti delle donne, comprendendo anche i diritti economici e sociali delle stesse, quali precondizioni per la libertà femminile e per il superamento e la fuoriuscita dalla violenza.

La violenza di genere è questione trasversale ed intersezionale che interessa non solo le donne, ma una pluralità di soggettività, discriminate per identità e/o scelta di genere.

La libertà di autodeterminazione delle donne e  l’inviolabilità dei loro corpi costituiscono i principi basilari irrinunciabili che devono ispirare ogni azione di contrasto alla violenza maschile, animando gli obiettivi e le pratiche del piano femminista antiviolenza

Obiettivi del piano femminista contro la violenza

  • realizzare la piena ed effettiva attuazione della Convenzione di Istanbul, che è tuttora ostacolata dal permanere di pregiudizi e stereotipi sessisti, omo-transfobici e discriminatori nei confronti delle donne e di tutte le soggettività non eteronormate.
  • organizzare -a tutti i livelli – banche dati che garantiscano la conoscenza qualitativa e quantitativa delle violenze di genere, in tutte le forme, quale premessa indispensabile per agire politiche del diritto consapevoli;
  • promuovere e assicurare la formazione specializzata e permanente di tutti gli operatori che entrano in contatto con le vittime di violenza (operatori del diritto, magistrati, avvocati, rappresentando i tribunali uno dei luoghi di massima espressione del patriarcato, ed ancora operatori sociosanitari, educatori, e forze dell’ordine);
  • conferire pieno riconoscimento alla competenza specifica delle donne che lavorano nei centri antiviolenza e nelle case-rifugio femministi.
  • garantire la formazione sin dai percorsi scolastici ed universitari, che deve avere come obiettivo principale il superamento dei pregiudizi e degli stereotipi sessisti
  • riconoscere ogni forma di violenza maschile contro le donne, compresa quella psicologica e economica, nonché quella subita dai minori che vi assistono (cd violenza “assistita”), ed ancora la violenza ostetrica, le molestie sessuali sui luoghi di lavoro, la violenza sul web e attraverso i social media.
  • superare una cultura giuridica che riconduce la violenza maschile sulle donne alla ‘conflittualità’ di coppia, così disconoscendo il fenomeno stesso e sminuendo la credibilità delle donne che la subiscono.
  • garantire protezione e accesso alla giustizia alle donne straniere vittime di violenza, sfruttamento sessuale e lavorativo, tratta e traffico di esseri umani, indipendentemente dalla loro posizione giuridica sul territorio italiano e dalla presentazione della denuncia, garantendo loro un permesso di soggiorno permanente, svincolato dal loro aggressore.
  • assicurare alle vittime di violenza, tratta e sfruttamento l’accesso ai servizi di protezione e supporto, quali le consulenze legali, il sostegno psicologico, l’assistenza finanziaria, l’alloggio, l’istruzione, la formazione e l’assistenza nell’inserimento lavorativo
  • garantire l’effettività del risarcimento del danno per le vittime di violenza, superando l’attuale burocratizzazione delle procedure di accesso ai fondi costituiti;
  • porre a carico dello Stato l’anticipazione di tutte le somme disposte dalla autorità giudiziaria in favore delle donne vittime di violenza sia in sede civile che in sede penale
  • ridurre i tempi della giustizia, anche mediante la previsione di corsie preferenziali tuttora carenti per i procedimenti civili e scarsamente attuate per i procedimenti penali.
  • vietare nei casi di violenza maschile contro le donne la mediazione familiare e le altre forme alternative di soluzione delle controversie, che determinano vittimizzazione secondaria per le donne e per i loro figli/e;
  • escludere espressamente l’affidamento condiviso in tutti i casi di violenza intrafamiliare e opporsi ad altre forme di affidamento che causano pregiudizio per i minori e svuotamento dei diritti economici delle donne, quali l’affidamento alternato dei figli e la conseguente perdita del diritto alla assegnazione della casa familiare, che diventa ennesimo strumento di ricatto e mantenimento della donna in una condizione di sudditanza economica nei confronti degli uomini
  • contrastare la abdicazione da parte dei giudici minorili e civili alla propria funzione  di valutazione e decisione, praticata attraverso una delega di fatto ai CTU e agli operatori dei  servizi sociali, e quindi vietare di procedere a valutazione psicologica e psicodiagnostica sulle donne vittime di violenza e sulla loro capacità genitoriale;
  • introdurre strumenti idonei ad assicurare la più rapida ed efficace protezione della donna con figli/e minorenni, quali la semplificazione delle procedure di rilascio/rinnovo dei documenti e del nullaosta al trasferimento scolastico, agevolando l’accesso ai servizi di sostegno psicologico e alle cure sanitarie;

Pratiche e Mobilitazione

  • Promuovere la diffusione dei principi ispiratori e del lavoro di elaborazione del nostro movimento in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario di Febbraio prossimo
  • Costituire un Osservatorio composto da delegazioni di tutti i “tavoli” di NUDM come strumento di accertamento e raccolta di dati informativi e di documenti utili alla elaborazione di piattaforme legislative e di lotta, oltre a strumento di elaborazione e diffusione di dati relativi alle criticità rilevate nelle prassi giudiziarie e relative a violenza agite in famiglia, nei luoghi di lavori, nelle strutture sanitarie e nei luoghi di detenzione penale e amministrativa.
  • Costituire una banca di raccolta delle sentenze in materia che consenta uno scambio continuo di competenze ed esperienze nei diversi tribunali nazionali
  • Collaborare, con le proprie competenze, alla costituzione di assemblee pubbliche di donne nei territori, utilizzando le sedi delle Associazioni già esistenti e che partecipano al progetto di “NonUnaDiMeno”, o di altri luoghi di incontro da creare insieme alle donne.

 

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