REPORT TAVOLO EDUCAZIONE E FORMAZIONE (ASSEMBLEA NAZIONALE 22-23 APRILE ROMA)

PRINCIPI

Definiamo l’educazione alle differenze come uno sguardo critico e radicale sui saperi, un approccio trasversale e interdisciplinare necessario alla prevenzione e al contrasto della violenza di genere, da promuovere nei diversi contesti educativi, formativi e di ricerca, formali e non.

Consideriamo l’educazione alle differenze, inoltre, in una prospettiva intersezionale e basata su principi non classisti, non sessisti, non razzisti, non fascisti, non etero-normati e aconfessionali.

Inoltre, affinché l’educazione alle differenze costituisca un reale ripensamento in ottica femminista delle prospettive educative, che vada oltre l’emergenzialità, occorre che diventi sistemica e che sia il risultato di metodi e pratiche cooperativi, orizzontali e partecipati da tutti i soggetti che vivono i contesti scolastici e universitari. Tale prospettiva si pone necessariamente in antitesi all’attuale modello educativo, parte integrante del sistema neoliberale e patriarcale che crea gerarchizzazione, esclusione e discriminazione, producendo soggetti sempre più precari e sfruttati.

A fronte della cattura neoliberale del concetto di autonomia -introdotto in ambito scolastico e universitario dalla riforma Berlinguer e portato alle estreme conseguenze dalla L.107/2015- è necessario che tutti i soggetti coinvolti tornino a determinare i processi di produzione e trasmissione di saperi, conquistino nuovo protagonismo riappropriandosi della piena facoltà di individuare bisogni e necessità della scuola e dell’università, di gestire le risorse, di progettare in cooperazione metodi e pratiche didattiche e di ricerca, di creare reti mutualistiche territoriali non basate sulla logica del mercato, con realtà autorganizzate che condividano prospettive e pratiche femministe.

Dalla riflessione sul ruolo delle lavoratrici e dei lavoratori nei contesti educativi e formativi emerge come le riforme della scuola e dell’università da una parte e quelle del mercato del lavoro dall’altra abbiano usato strumentalmente la retorica della missione e del sacrificio, ponendo particolare enfasi sulle capacità relazionali e di cura, considerate tipicamente femminili, allo scopo di precarizzarci e impoverirci sempre di più.

La conseguenza macroscopica di questo modo di intendere il lavoro di insegnanti ed educatrici, come fosse la prosecuzione di un ‘naturale istinto materno’ e non una professionalità acquisita in anni di studio e formazione, è il determinarsi dell’ormai tristemente noto soffitto di cristallo, un meccanismo che vede la presenza dell’80% di forza lavoro femminile nei primi due cicli d’istruzione e una netta diminuzione della stessa nei gradi superiori (secondo ciclo e università) e nella distribuzione di ruoli di potere (prof. ordinari e rettori).

Rifiutiamo con forza la retorica della missione e del sacrificio e il carico di lavoro gratuito e la discriminazione che ne conseguono.

OBIETTIVI

  1. Finanziamento pubblico strutturale del settore dell’educazione, della formazione e della ricerca (dal nido all’università), da destinarsi nello specifico a:
  • retribuire le ore di formazione di docenti ed educatrici, sia per chi le eroga che per chi vi partecipa.
  • attivare percorsi strutturati di prevenzione e contrasto della violenza di genere con realtà territoriali, che prevedano una retribuzione adeguata per le figure coinvolte, in opposizione alla logica di bandi una tantum
  • stabilizzare insegnanti e ricercatori precari/e e adeguarne gli stipendi alla media europea
  • garantire una ricerca slegata dalle logiche di mercato e che sappia mettere al centro la qualità e le esigenze della società.
  1. Abolizione della L.107/2015 e della riforma Gelmini e apertura di un processo dal basso di scrittura delle riforme di scuola e università.
  2. Ridefinizione della centralità e dell’autonomia degli organi collegiali come luoghi privilegiati per il confronto e l’elaborazione dei percorsi formativi e didattici che veda coinvolti tutti i soggetti partecipi dei processi di formazione ed educazione.
  3. Definizione di percorsi di formazione dal basso e di autoformazione, in contrasto con il nuovo piano nazionale formazione docenti che si basino sui principi esposti e coinvolgano realtà competenti nell’elaborazione e nella realizzazione di progetti formativi orientati alla prevenzione e al contrasto della violenza di genere
  4. Estensione del sistema di welfare vigente: consultori diffusi nei territori, accesso al diritto allo studio, sostegno alla genitorialità, reddito di autodeterminazione.
  5. Rimodulazione dei programmi universitari a partire dalle esigenze dei soggetti che vivono i contesti formativi, seguendo i principi esposti sopra.

PRATICHE

  • Autoformazione, ovvero l’elaborazione collettiva di percorsi formativi da attivarsi attraverso la cooperazione e il confronto tra i soggetti coinvolti nel processo di educazione e formazione a partire dai loro desideri e dalle loro necessità. Autoformazione come riappropriazione di un sapere critico non neutro e situato.
  • Realizzazione di una piattaforma digitale attraverso la quale condividere e mettere in rete materiali, esperienze e progetti frutto dell’elaborazione dei diversi tavoli di NUDM
  • Costruzione di osservatori e laboratori d’inchiesta al fine di realizzare una mappatura delle esperienze positive e di sanzionare quelle sessiste, razziste e omo-transfobiche.
  • Organizzazione di seminari tematici da portare avanti a livello nazionale e territoriale.
  • Partecipazione del corpo docente ai percorsi di autogestione e dei percorsi di lotta degli/lle studenti/esse.
  • Individuazione, sanzionamento e boicottaggio dell’editoria scolastica e universitaria sessista, razzista e omotransfobica.
  • Lancio della campagna pubblica nazionale ‘Li correggiamo noi’ relativa alla pratica didattica dell’autocorrezione dei libri di testo da promuovere nella classi
  • Costruzione di una campagna comunicativa ad apertura dell’anno 2017-2018 per una scuola e un’università non sessiste, razziste e omotransfobiche.
  • Scrittura e redazione di un vademecum informativo per socializzare pratiche e mettere a disposizione strumenti in modo tale da potenziare l’agire dei/lle singole nei territori.
  • Bilancio di genere: ripensamento dei modelli di stanziamento dei fondi costanti in prospettiva di genere e intersezionale.

 

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