Report tavolo NARRAZIONI DELLA VIOLENZA ATTRAVERSO I MEDIA (assemblea nazionale 22-23 aprile Roma)

Il tavolo Narrazioni ha proseguito il lavoro delle assemblee nazionali precedenti dividendo, come da proposta dell’assemblea romana per tutti i tavoli di lavoro,  la propria discussione in:

  1. PRINCIPI E ANALISI

Molto era stato già condiviso e approvato nella scorsa assemblea nazionale del 4-5 febbraio a Bologna e in quella del 27 novembre a Roma  (vi invitiamo a leggere i report stilati  in quelle occasioni: 4-5 febbraio ’17; 27 novembre ’16) . Si è deciso di stilare delle LINEE GUIDA di analisi critica del presente e di condivisione delle buone pratiche (vademecum, guide per sicurezza online) per una differente narrazione della violenza sulle donne native e migranti e lgbtqi nei media. Già a Bologna abbiamo convenuto che per scrivere la parte che ci riguarda del piano nazionale femminista sulla violenza si possa partire dall’ottimo decalogo realizzato dalle donne del Centro documentazione donna di Modena, ampliandolo con gli stimoli e le proposte elaborate nel corso della discussione.

I punti principali già emersi sono:

  • contrastare l'(an)estetizzazione, normalizzazione e spettacolarizzazione della violenza maschile contro le donne e della violenza di genere;
  • evitare sensazionalismi o censure basate sulla discriminazione delle donne native e migranti e delle persone lgbtqi;
  • riconoscere la cultura sessista alla base della violenza smettendo di parlare di raptus, gelosia, delitto passionale, ponendo l’accento sulla natura strutturale della violenza e sovvertendo il frame dell’amore romantico e del conflitto di coppia;
  • promuovere un uso consapevole del linguaggio che sia rispettoso dei generi, includente e che restituisca la storia delle donne;
  • evitare le rappresentazioni giudicanti nei confronti delle donne native e migranti e delle persone lgbtqi;
  • superare gli approcci legalitari e repressivi e contrastare l’utilizzo della violenza per la stigmatizzazione in chiave securitaria delle città;
  • fare riferimento ai centri antiviolenza e associazioni femministe come fonti principali di informazione e di intervento e seguire modalità rispettose e tutelanti quando si interagisce con donne che hanno subito violenza;
  • monitorare i social media e contrastare le pratiche di violenza veicolate attraverso gli stessi;
  • rispettare la dignità di ogni persona e comunicare in modo corretto e consapevole la violenza maschile contro le donne e la violenza di genere anche nelle immagini e nelle rappresentazioni audiovisuali, così come nelle rappresentazioni artistiche;
  • nessuna rivittimizzazione secondaria attraverso i media, ma cercare di proporre modelli positivi e porre l’accento sul protagonismo delle donne;
  • superare la rappresentazione della donna sola e senza rapporti di solidarietà femminile;
  • evitare la patologizzazione dell’uomo violento, che ancora una volta privatizza e individualizza il fenomeno.

Alcuni interventi hanno posto l’accento sulla questione del lavoro sottopagato e della mancanza di formazione delle lavoratrici freelance, a partita Iva nel mondo della comunicazione, un settore che vive di lavoro sommerso e sfruttato.  L’appiattimento della comunicazione e le narrazioni tossiche che la contraddistinguono, sono dovuti in parte anche alla ricattabilità di chi lavora nel settore.

  1. OBIETTIVI

– L’obiettivo primario è quello di un cambiamento strutturale nel modo di pensare, rappresentare, comunicare la violenza maschile contro le donne e la violenza di genere, che prevenga, prima ancora di correggere, le rappresentazioni tossiche dei media. A questo scopo esigiamo percorsi diffusi e capillari di FORMAZIONE OBBLIGATORIA in tutti gli ambiti della comunicazione.

Vogliamo corsi sul linguaggio sessuato, sul femminicidio e sulla violenza di genere nelle scuole di ogni ordine e grado, negli istituti professionali e gli enti formativi per tutti gli operatrici e gli operatori della comunicazione (giornalist/e, conduttori/trici, sceneggiatori/trici, autori/trici, registi/e, responsabili marketing, social media ), con inserimento della tematica nell’esame per l’ingresso nell’Ordine dei giornalisti).

– Esigiamo la creazione di una OSSERVATORIA  sulla rappresentazione delle donne e della violenza per ogni ambito della comunicazione (stampa, televisione, radio, pubblicità, social media). L’Osservatoria dovrà essere autonoma e indipendente e deve assumere come principi di analisi e di contrasto alla violenza le nostre linee guida per una corretta rappresentazione delle donne native e  migranti e delle soggettività lgbtqi e per una corretta narrazione della violenza di genere.

Immaginiamo all’interno dell’Osservatoria un percorso circolare di autoformazione tra associazioni femministe, esperte di comunicazione di genere, centri antiviolenza, associazioni lgbtqi. Durante l’assemblea si è chiarito come l’Osservatoria non debba essere espressione del movimento NUDM, ma un soggetto indipendente e con una prospettiva femminista, capace di coinvolgere esperte di comunicazione di genere che si occupano regolarmente di monitorare lo spazio di informazione.  NUDM deve mantenere il suo protagonismo nel creare azioni dal basso e fare pressioni affinché le sue linee guida vengano recepite da chi lavora nei differenti ambiti della comunicazione.

Si è peraltro rilevato positivamente come alcune azioni dal basso abbiano già portato a decisioni importanti (la chiusura dello show Parliamone Sabato di Rai Uno, in seguito alla divulgazione di contenuti sessisti e razzisti) e come all’interno della dirigenza RAI sia stato realizzato, in seguito al monitoraggio 2016, un primo momento di formazione sul sessismo nei contenuti e nelle modalità di conduzione dei programmi in palinsesto

L’Osservatoria non dovrà avere un ruolo censorio, ma formativo, esigendo che sia svolta una formazione interna alle realtà che si occupano di comunicazione che violino i principi e le linee guide da essa adottate. Sarà finanziata con fondi pubblici attraverso un meccanismo simile a quello dei centri antiviolenza, che ne garantisca l’indipendenza e il posizionamento femminista.

– È stata ribadita l’importanza della creazione di BANCHE IMMAGINI ALTERNATIVE sulle rappresentazioni di genere con materiali video e fotografici che siano rispettosi delle differenze e che non rafforzino gli stereotipi di genere. Il tavolo narrazione di Bologna sta lavorando al progetto. Oltre alla creazione di banche immagini alternative si esige anche la rivisitazione di quelle attuali, che per quanto riguarda la violenza contro le donne o questioni “sessuate” forniscono immagini stereotipate, vittimizzanti, che comunicano la debolezza delle donne.

– Si è pensato di lavorare ad una mappatura dei siti e dei portali di informazione che trattino tematiche di genere in ottica femminista.

– Vogliamo maggiori investimenti su campagne di informazione e di prevenzione dell’opinione pubblica sulla portata del concetto di discriminazione di genere.

Si è posta una critica al linguaggio sovente utilizzato nel mondo della politica e nelle campagne istituzionali che ripropongono stereotipizzazioni di genere e in cui non si tiene conto della disparità economica e salariare delle donne.

  1. PRATICHE

– L’assemblea si è posta delle pratiche di azione per le prossime scadenze tra cui fare pressione affinché il nuovo accordo di servizio pubblico Stato-Rai assuma le nostre linee guida.

– Crediamo che sia necessario trovare una strategia comunicativa progettuale e non emergenziale, che ci permetta di pianificare campagne comunicative di ampio respiro e di sviluppare strumenti condivisi che ci permettano di intervenire prontamente nei momenti in cui vi è un’esigenza comunicativa del movimento.

-Abbiamo pensato anche di iniziare una campagna di sensibilizzazione tramite apposizione di un bollino (virtuale e non) contro le cattive narrazioni nei media. Tale bollino è stato già prodotto dalla rete NUDM Torino e nelle prossime settimane verrà creato un KIT con materiale grafico che ogni persona potrà scaricare dal sito di Nudm.

– Stiamo lavorando alla creazione di una rete di ARTIVISTE, con la possibilità anche di organizzare un festival e iniziative culturali autoprodotte. Crediamo che questi strumenti riescano a moltiplicare l’energia politica che abbiamo prodotto in questi mesi. Inoltre vorremmo proporre pratiche artistiche anche per le prartiche di piazza.

– Vogliamo diffondere un VADEMECUM per un uso ecologico e efficace della mailing list, basata su una comunicazione non violenta. Inoltre proponiamo al prossimo incontro nazionale un seminario di autoformazione sulla comunicazione non violenta, in presenza e in rete, sulle pratiche di ascolto e sul’uso delle ml e degli strumenti digitali.

– Vogliamo realizzare delle linee guida per la scrittura di articoli giornalistici in ottica femminista specificatamente nell’ambito della cronaca nera. Rispetto alla narrazione dei femminicidi, è stato proposto di lavorare sulle componenti vittima / carnefice / movente / circostanze / frame e di collaborare con la rete Giulia alla stesura della loro pubblicazione annuale sulle buone pratiche di comunicazione.

– Sosteniamo la gestione diretta di spazi di approfondimento su radio libere e piattaforme comunicative indipendenti.

– Proponiamo la creazione di gruppi di lavoro coordinati, sono stati proposti ad esempio un gruppo che possa lavorare sulle campagne twitter e uno dedicato alla costruzione artistica e comunicativa della presenza in piazza: si potrebbe pensare a delle campagne e a dei format da condividere con tutto il movimento

Crediamo che tutte queste pratiche dal basso che il movimento deve assumere rappresentino la nostra forma di monitoraggio, pressione, boicottaggio, denuncia e controllo sui media.

Ribadiamo, infatti, che nei mesi precedenti la forza del movimento ha prodotto un’attenzione e una reazione nei media e nell’opinione pubblica, e, forti di questa attenzione, vogliamo proporre e diffondere una nostra narrazione differente.

COME CONTINUIAMO CON LA SCRITTURA DEL PIANO…

Come metodologia per la scrittura del Piano abbiamo deciso di suddividere il lavoro nei tavoli territoriali allargandoli alle soggettività interessate. Il tavolo narrazioni di Milano lavorerà su formazione, pubblicità, social media, netiquette mailing list e pagina Fb, il tavolo narrazioni di Bologna lavorerà sui principi (mettendo insieme in modo fluido e coerente i contenuti già emersi nei diversi incontri del tavolo e integrando le linee guida prodotte dal Cdd di Modena), sulle banche immagini e sulla proposta del kit/bollino, il tavolo narrazioni di Roma sta lavorando alla stesura di un vademecum per la cronaca nera, ponendosi l’obiettivo di creare relazione con osservatori, istituti di ricerca che lavorano in Rai, impegnandosi ad abbozzare una proposta di Osservatoria indipendente; lavorerà, inoltre sulla mappatura di siti e portali di informazione che trattano tematiche di genere in ottica femminista.

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