REPORT TAVOLO DIRITTO ALLA SALUTE SESSUALE E RIPRODUTTIVA (assemblea nazionale 22-23 Aprile Roma)

  1. ANALISI E PRINCIPI
  • consideriamo la salute come benessere psichico, fisico, sessuale e sociale e come espressione della libertà di scelta: la salute non è solo l’assenza della malattia.
  • I corpi e i desideri, i bisogni e le condizioni materiali d’esistenza vanno rimessi al centro per valorizzare la dimensione del piacere come cardine della salute sessuale.
  • Il Rapporto tra diritto alla salute, autodeterminazione e libertà di scelta va letto nel quadro di un progressivo smantellamento del welfare, di aziendalizzazione, privatizzazione e precarizzazione della sanità pubblica. Mettere in luce la relazione tra condizioni di lavoro degli operatori/trici e il benessere delle persone che accedono ai servizi è infatti un passo necessario per risignificare il rapporto tra i soggetti coinvolti.
  • La salute sessuale non può essere pensata solo in chiave riproduttiva e medica. La violenza istituzionalizzata agisce sui corpi e le soggettività considerati fuori dalla norma attraverso processi di patologizzazione e medicalizzazione. quindi centrale rimodulare l’universalità del diritto alla salute in senso estensivo e con attenzione alle soggettività, non solo bianche, giovani, abili ed etero; ripartire dalla trasformazione della composizione sociale, degli stili e delle condizioni di vita (soggettività lgbtqi, migranti, precarie).
  • L’autodeterminazione si afferma attraverso la riappropriazione e la condivisione di saperi e risorse su cui si fondano il potere medico e l’asimmetria tra utenti e specialisti/operatori.
  1. OBIETTIVI
  • IVG:
  • l’obiezione di coscienza nel servizio sanitario nazionale è illegittima perché lede il diritto all’autodeterminazione delle donne. Infatti l’obiezione di coscienza, in qualunque campo, costituisce un diritto all’inosservanza di un obbligo giuridico vincolante per tutti e comporta la violazione della legge, Dunque non può essere considerata un diritto da nessun ordinamento che voglia sopravvivere ed essere effettivo perché la garanzia dei diritti è costruita sulla certezza dell’adempimento degli obblighi: senza tale certezza i diritti sono lasciati alla mercé della volontà individuale. L’obiezione di coscienza alla IVG si pone come mezzo per sabotare la certezza della realizzazione del diritto della donna a interrompere la propria gravidanza, e dunque come ostacolo al diritto di autodeterminazione delle donne.
  • Il contrasto all’obiezione di coscienza deve quindi agire su un piano politico e culturale e deve essere messo in atto attraverso pratiche molteplici:
  • Campagna contro l’obiezione di coscienza (negli ospedali, nei consultori e nelle farmacie) anche attraverso l’uso di strumenti condivisi di inchiesta, informazione e agitazione (es obiezionerespinta.info come strumento comune di denuncia, mappatura e azione)
  • Azione di pressione sugli Enti Regionali, avendo questi competenza in materia di IVG e non solo (garanzia del servizio Ivg, protocolli di applicazione, formazione del personale, organizzazione del servizio, assunzione stabile del personale, sanzioni economico-amministrative per i Direttori Generali delle aziende sanitarie che non garantiscono il servizio ivg).
  • De-ospedalizzazione dell’aborto attraverso l’incremento della somministrazione della RU486, modifica del relativo protocollo di somministrazione e uniformazione dell’uso a livello nazionale: RU486 fino a 63 giorni, senza ospedalizzazione, somministrato anche dalle ostetriche nei consultori.
  • Abolizione delle sanzioni amministrative per le donne che ricorrono a aborto autoprocurato fuori dai termini di legge, perché costituiscono un ricatto e un deterrente al ricorso a cure mediche in caso di complicazioni.

VIOLENZA OSTETRICA – MEDICALIZZAZIONE – PATOLOGIZZAZIONE:

  • La violenza ostetrica deve essere riconosciuta, anche a livello giuridico, come una delle forme di violenza contro le donne che interessa la salute riproduttiva e sessuale, declinata sia nella scelta della maternità sia nel suo rifiuto (v. Statement dell’OMS del 2014)
  • la libertà di scelta della donna per quanto concerne la gravidanza e il parto va garantita mettendo in atto differenti politiche e strumenti:
    • la promozione della cultura della fisiologia della gravidanza, del parto, del puerperio e dell’allattamento attraverso l’applicazione in tutti i punti nascita di Linee Guida e protocolli Evidence Based; la diffusione di informazioni corrette; l’introduzione dell’agenda di gravidanza e del ricettario ostetrico; la formazione degli operatori/trici; la rilevazione e pubblicazione di dati statistici su indicatori di violenza ostetrica (ad es. revisione moduli CEDAP e affidamento dell’analisi dei dati all’ISS).
    • l’apertura di case maternità pubbliche gestite da ostetriche e rimborso per il parto in casa riconosciuto da SSN.
  • l’abolizione della pratica della rettificazione neonatale dei genitali per le persone intersex va perseguita in quanto pratica violenta, in un’ottica di superamento del binarismo di genere.
  • Emerge la necessità di ridefinire le procedure e il trattamento dei percorsi di transizione fuori da ogni logica patologizzante. Allo stesso tempo va garantito l’accesso alle terapie ormonali, al sostegno e alle cure per le persone trans.
  • il Diritto alla salute, anche sessuale e riproduttiva, in carcere, in luoghi di internamento e in condizioni di autonomia limitata incontra pesanti limitazioni che richiedono un piano di attivazione specifico e necessario. In particolare si pone l’urgenza di svincolare l’accesso alla copertura sanitaria dall’obbligo di residenza per i migranti senza documenti, di superare il limite dei tre mesi di presenza certificata sul territorio per accedere ai servizi sanitari.
  • il diritto all’autodeterminazione va garantito anche in caso di una scelta non riproduttiva irreversibile (es. chiusura delle tube).

CONSULTORI E CONSULTORIE:

  • I consultori vanno risignificati come spazi politici, culturali e sociali oltre che come servizi socio-sanitari.
  • La ri-politicizzazione del consultorio va agita attraverso forme di riappropriazione del servizio: l’apertura all’attraversamento di corpi differenti per età, cultura, provenienza, desideri, abilità; il riconoscimento dei saperi transfemministi, prodotti e incarnati dai soggetti.
  • Le consultorie sono spazi di sperimentazione, autoinchiesta, mutualismo e ridefinizione di welfare fondamentali da diffondere per ripensare e ricostruire processi di circolarità tra nuove esperienze di autogestione e forme di riappropriazione dei servizi.
  • La riqualificazione dei consultori pubblici si attua anche con:
    • l’assunzione di personale stabile con differenti competenze e professionalità (es. mediatori linguistici e culturali), in numero tale da garantire la presenza di èquipe multidisciplinari  complete in ciascun consultorio.
    • Il potenziamento e rifinanziamento della rete nazionale dei consultori nel rispetto del rapporto tra numero di consultori e numero di abitanti.
    • l’apertura dei consultori in diverse fasce orarie per garantire l’accesso a tutte le tipologie di utenti e poter espletare le attività di prevenzione secondo il modello dell’offerta attiva (POMI 2000) nel territorio.
  • I consultori pubblici devono assolvere al compito di garantire l’accesso alla contraccezione gratuita; all’informazione e alla prevenzione delle Malattie Sessualmente Trasmissibili, dentro e fuori i consultori; ai servizi e l’offerta per le sessualità e le pratiche non riproduttive.

FORMAZIONE:

  • il terreno della formazione universitaria e del personale già operativo si rileva di particolare importanza e mette in evidenza l’utilità di un confronto anche con il tavolo formazione su questo tema.
  • Emerge la necessità di produrre e rimettere al centro saperi e approcci transfemministi, a partire dai quali orientare e contaminare i percorsi di formazione istituzionali. Altrettanto importante è, quindi, aprire terreni di conflitto sul sapere biomedico e sulle sue modalità di trasmissione.
  • l’educazione sessuale nelle scuole, nel rispetto delle differenze, va finalmente garantita (punto da articolare anche in relazione al tavolo formazione).
  • Va promossa dentro e fuori dai consultori una differente cultura del corpo attraverso percorsi di autoformazione e di consapevolezza a partire dal proprio piacere e dalla salute sessuale.
  • Ridefinire la formazione mettendo al centro l’autoderminazione dei soggetti significa mettere in crisi il potere medico. Contrastare il monopolio dei saperi e la loro gerarchizzazione, quindi, passa anche attraverso una ripoliticizzazione del rapporto tra utenti e operatori che rompa l’asimmetria e il meccanismo della delega.
  1. PRATICHE
  • assumiamo il 28 Settembre, giornata di azione internazionale sul tema dell’aborto rilanciata da NI UNA MENOS Argentina, come giornata di azioni territoriali e dislocate sul tema dell’autodeterminazione, della libertà di scelta e dell’accesso all’aborto.
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