Intervento in plenaria (23 aprile) del Collettivo Ombre Rosse

Non mi sento piu’ schiava di quando facevo la commessa, la barista, la babysitter etc.
Mi sentiro’ sempre schiava in un mondo dove ogni soggettività è costretta ad avere soldi per qualsiasi cosa.
Il sistema capitalista è un crimine contro l’umanità, non le-i sexworker!
Rispetto alla parola ‘’puttana’’ desidero ribaltarne il senso negativo e patriarcale appropriandomene.
A letto se voglio, e nella rivendicazione del mio lavoro quando lo sento basato sul MIO consenso.
Fare la prostituta non è necessariamente subire una violenza. Negare la mia autodeterminazione invece si, è una violenza.
Si! Faccio la puttana se, come e quando voglio e non me ne vergogno!
Anche questa è autodeterminazione!

A seguire il comunicato del collettivo OmbreRosse:
Siamo un collettivo femminista di lavoratrici sex worker e loro alleate.
In quanto femministe, lottiamo contro la violenza contro tutte le donne, cis e trans, buone e cattive, abili e disabili, di ogni nazionalità, classe sociale, età e etnia.

Sosteniamo la lotta per i diritti delle lavoratrici (e dei lavoratori) nell’industria del sesso per porre fine alla violenza contro tutte le persone che si ritrovano, per circostanze, costrizione o scelta a vendere sesso per vivere.

Come sex worker, lavoratrici che vendono sesso, non solo siamo sottoposte a differenti forme di discriminazione, violenza patriarcale, sessista, transfobica e razzista nei nostri posti di lavoro, ma anche alla stigmatizzazione da parte dell’opinione pubblica e di parte del femminismo, proni ai modelli culturali e legislativi dominanti.

Lo stigma è ciò che unisce tutte le persone che lavorano nell’industria – donne, uomini e persone trans. Coloro che lavorano nell’industria del sesso vedono completamente negate la loro esistenza. Troppo spesso le lavoratrici e i lavoratori dell’industria del sesso vengono identificate esclusivamente con il loro lavoro. Un meccanismo che serve a screditare voci e vissuti, togliendo ogni tipo di possibilità di denuncia delle violenze subite. Il rischio infatti è sempre quello di essere messe a tacere o avere di fronte un’amica, un familiare, una guardia che ti dice che in fondo te la sei cercata. Tutto questo favorisce di fatto gli abusi e le violenze verso le e i sex worker.

Criminalizzare ciò che facciamo per vivere senza interpellarci e senza darci alternative concrete ci rende più precarie, povere e sfruttabili e nega la nostra soggettività.
In più manda un segnale chiaro: vendere sesso è un’attività criminale ed immorale.
Tutto questo, lungi dal proteggere nessuna, se non l’immagine della donna decorosa e pura, rafforza uno stigma sessista funzionale all’asservimento di tutto il genere femminile.

Sostenere la lotta per i diritti di chi lavora vendendo sesso significa sostenere chi, come la maggioranza dei soggetti nel sistema capitalista attuale, si trova a svolgere un’attività remunerativa (cioè un lavoro) per affrontare le proprie condizioni difficili di vita.

Siamo chiaramente contro ogni forma di abuso, sfruttamento, tratta e coercizione e ci batteremo affinché si ponga fine a ogni tipo di violenza e sfruttamento.

Ci opponiamo a politiche che criminalizzano il nostro lavoro e i nostri clienti, che vogliono salvarci da noi stesse o da chi non vogliamo essere salvate, impedendoci di denunciare chi ci abusa veramente, per paura di ripercussioni, stigma, arresti e deportazione.

Per questo richiediamo l’appoggio di tutte/i e chiediamo ai vari gruppi femministi, alle attiviste e a tutte le individualità che attraversano queste assemblee di partecipare ai diversi percorsi di resistenza e lotta per i nostri diritti.
Ombre Rosse
Ombrerosse.noblogs.org

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