8# Manifesto dell’INTERNATIONAL WOMEN’S STRIKE

#8M MANIFESTO

INTERNATIONAL WOMEN’S STRIKE

Oggi, 8 Marzo, noi donne ci uniamo negli spazi pubblici dei nostri paesi e delle nostre città in uno Sciopero Internazionale delle Donne. Ci opponiamo alla misoginia, alla xenophobia, alla transfobia, al razzismo e ai femminicidi, che stanno aumentando, a livello internazionale.

Da secoli, e ancor più forte negli ultimi mesi, alziamo le nostre voci in coro per dichiarare un forte NO a questi sistemi di oppressione e violenza. Abbiamo ricevuto insulti e umiliazioni da parte dei nostri governi e di chi li supporta. Oggi, 8 marzo 2017, è ora di dire basta.

Siamo coscienti che non tutte possiamo scioperare oggi, non tutte possiamo camminare libere per le strade a protestare. Alcune di noi non possono nemmeno camminare per strada senza essere accompagnate da un uomo. Care sorelle, non temete, siamo al vostro fianco e alziamo le nostre voci in protesta anche a nome vostro.

Siamo le donne di 55 paesi unite in questo sciopero internazionale che è composto non solo da migliaia di organizzazioni femministe ma in gran parte da movimenti locali e da donne singole. Lo Sciopero Internazionale delle Donne è stato creato per TUTTE le donne e OGNI donna ne fa parte.

Oggi, unite dalla volontà di ottenere quello che meritiamo nelle nostre vite di esseri umani e per le nostre figlie, sorelle e amiche, continuiamo in questo 21esimo secolo il lavoro che le nostre nonne iniziarono tra il 19esimo e il 20esimo secolo per ottenere il diritto al voto, allo studio, il diritto di divorziare, di scegliere la professione che desideriamo, di andare in bicicletta o guidare. Ancora oggi in questo secolo troppe di noi vedono negate il proprio diritto all’istruzione o alla terra solo perchè siamo nate donne. Il nostro lavoro di cura (letteralmente il lavoro che facciamo come madri e curatrici) non viene riconosciuto e come donne siamo spesso incapaci di essere economicamente autonome. Alcune tra noi non riescono a realizzare il diritto a determinare la propria vita, gli viene perfino proibito di praticare gli sport che desiderano.

Ognuna di noi ha una lista specifica di rivendicazioni per lo sciopero basate sul contesto specifico in cui viviamo. Ma ognuna di noi si trova d’accordo su quanto segue: vogliamo che ogni donna, a qualsiasi latitudine, possa realizzare i propri diritti e avere la libertà di decidere della propria vita, chi ci opprime deve essere perseguito e punito secondo la legge invece di vittimizzarci e godere della protezione di un sistema legale corrotto, vogliamo la separazione della Chiesa, uno dei nostri oppressori, dalle strutture dello stato, leggi giuste e adeguate sulla nostra vita riproduttiva, vogliamo uguale salario, indennità di maternità e stipendi dignitosi.

Noi donne non tollereremo più le restrizioni imposte su di noi dai potenti. Siamo unite come non mai nella storia, rappresentiamo più di meta della popolazione su questo pianeta e lotteremo per il bene comune senza fermarci , fino a quando le nostre richieste non verranno realizzate. Chi ci governa non ha risposto alle nostre richieste di diritti, perciò ora deve temerci.

Perché noi siamo il potere.

Siamo invincibili, siamo ovunque, in ogni angolo del mondo.

Perché abbiamo l’arma migliore: la solidarietà.


English version

#8M MANIFEST

INTERNATIONAL WOMEN’S STRIKE

On this day, 8 March, we the women gather in the public space of our villages, towns and cities in opposition against growing international misogyny, xenophobia, homophobia, transphobia and racism and femicides, in the International Women’s Strike (IWS).

For centuries now, and very strongly in recent months, we are raising our voices in unison to declare an emphatic NO against these systemic wrongs and violences. Yet we have been meeting consistently with insults and humiliations from our governments and their supporters.

Today, 8 March 2017, it’s time to declare: ENOUGH. No more.

Though not all of us can strike today, not all of us can walk freely into our streets to protest, though not all of us can even walk into our streets without being supervised by a man – dear sisters, fear not, we remember you and we raise our voices of protest also in your name.

We are women from 55 countries united in IWS and striking today across the globe. IWS is constituted not only of thousands of feminist organizations but in great part by local grassroots movements, and above all by individual women. IWS has been created for ALL women and EACH woman makes up part of IWS.

Today, bonded and united by the vital will to get what we deserve as human beings in our lives and for our daughters, sisters and friends, we continue in the 21st century the work our grandmothers set out upon in the 19th and 20th centuries in achieving for some of us voting rights, rights to study, the right to divorce, rights to perform in the professions we desire or to drive a bike or a car! But in the 21st century too many of us are still refused education or land rights because we were born girls, the work we do as mothers and carers is not recognized, poverty and financial dependence affects us more because we are women. For some girls human desire to live the way they want is taken away – even dreams of performing sports they want are forbidden.

Each of us across the planet-wide IWS organization is presenting on this day our list of specific demands depending on our local realities. But each and every one of us agree on: demanding human rights for women at every latitude and securing the freedom to decide about our lives and choices; that our oppressors must be persecuted and punished by law, instead of victimizing us and being protected by corrupt legal systems; separation of state institutions from the church, which is shamefully among one of our oppressors; equal economic benefits; pay equity; and fair and appropriate legal conditions in our reproductive lives, paid maternity time and a living wage.

We, the women, will not tolerate restrictions imposed on us by those who are in power any longer. United as at no other time in human history, constituting more than a half of the population on this planet and focused on the common good, will fight without ceasing until our demands are realized. The ruling powers have not agreed to submit to our call for rights, so now they must fear us.

Because we are the power.

We are invincible, we are everywhere, in every single corner and oasis of the globe.

Because we have the best weapon, Solidarity.

 

All’attenzione della Segretaria Generale della CGIL Susanna Camusso

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Nel pubblicare la risposta della Segretaria della CGIL Susanna Camusso alla richiesta di incontro avanzata da Non Una Di Meno per discutere del contributo della CGIL allo sciopero generale per la giornata dell’8 marzo 2017, ci sia consentito di esprimere alcune valutazioni e una raccomandazione.

Prendiamo atto della scelta della CGIL di non convocare lo sciopero per l’8 marzo 2017 e, quindi, di non aprirsi alla richiesta del movimento di farsi strumento utile delle istanze di autonomia e libertà che migliaia e migliaia di donne in questi mesi (in Italia come in tutto il mondo) stanno portando avanti con forza e determinazione. Prendiamo atto che non è, quindi, nelle intenzioni del più grande sindacato italiano rompere gli steccati corporativi che ormai sempre più lo segnano.

Apprendiamo inoltre con stupore che la Segretaria Camusso giudichi proprio queste richieste e, quindi, lo sciopero globale delle donne – a oggi sono 49 i paesi che hanno aderito in tutto il mondo –, qualcosa che si muove esclusivamente sul piano simbolico. Di qui, come già comunicato la scorsa settimana anche dalla FIOM, l’indisponibilità a indire lo sciopero generale. Vogliamo allora ribadire, come abbiamo fatto nel corso dell’incontro con le rappresentanti FIOM, che questo sciopero è invece maledettamente concreto, come maledettamente concrete sono le motivazioni che hanno portato le donne di tutto il mondo ad alzare la testa e a mobilitarsi. La piattaforma che stiamo scrivendo – il Piano femminista contro la violenza – sta lavorando all’individuazione di risposte altrettanto concrete ed efficaci al problema della violenza maschile sulle donne, intesa come questione sistemica e strutturale, che attraversa quindi tutti gli ambiti della vita delle donne, non da ultimo quello del lavoro.

Infine, vista la grande sensibilità mostrata dalla Segretaria Camusso riguardo al problema della violenza di genere, Le rivolgiamo un appello, già lanciato la scorsa settimana alle segreterie nazionali di tutti i sindacati che non hanno indetto lo sciopero: Non Una Di Meno continua, quotidianamente, a ricevere centinaia di comunicazioni che riguardano la diffusione nei luoghi di lavoro, da parte non solo dei datori, ma anche delle RSU e delle rappresentanze sindacali territoriali, di informazioni tecniche relative allo sciopero scorrette se non apertamente false. Si dice alle lavoratrici che se il proprio sindacato non ha indetto lo sciopero non possono scioperare, che se non si è iscritte a un sindacato non si può scioperare, in alcuni casi si mettono in atto vere e proprie forme di ricatto o promesse di ritorsione. Chiediamo allora nuovamente alla Segretaria, se davvero ha a cuore il problema della violenza in tutte le sue forme, di vigilare, affinché venga garantito alle lavoratrici l’esercizio di un diritto individuale sancito e tutelato dalla Costituzione. Perché non indire lo sciopero è legittimo, impedirne l’esercizio no.

Non una di meno

Lettera alla Regione Lazio

Al Presidente della Regione Lazio

On. Nicola Zingaretti

 

All’Assessora alla Politiche Sociali – Regione Lazio

Rita Visini

 

Alla Cabina di Regia della Sanità – Regione Lazio

 

 

Con lo sciopero globale delle donne dell’8 marzo 2017 si intende portare all’attenzione pubblica e politica la difficile condizione in cui le donne vivono ogni giorno. Il movimento NON UNA DI MENO ha sempre denunciato che la violenza sulle donne è un fenomeno strutturale e non emergenziale che, in quanto tale, attraversa tutti gli ambiti della vita e della società. Per questo sta lavorando ad un Piano Femminista Antiviolenza che individui differenti piani di intervento e differenti interlocutori istituzionali, politici e sociali.

Per questo motivo, la mobilitazione dello sciopero globale delle donne a Roma si dà appuntamento sotto la sede della Regione Lazio, essendo un interlocutore privilegiato su tre questioni fondamentali in quanto di sua pertinenza:

 

  1. I centri e gli sportelli antiviolenza

I centri e gli sportelli antiviolenza nascono dall’esperienza femminista e garantiscono supporto ed efficacia là dove investono sull’autonomia delle donne che fuoriescono da condizioni di abuso e violenza. In particolare per quanto riguarda i bandi appena promossi dalla Regione Lazio, finalizzati al finanziamento dei centri e dei servizi antiviolenza, riscontriamo un’inadeguatezza di fondo nella strutturazione del servizio, nella scarsità e nell’incertezza delle risorse economiche previste (66.000 euro annui per un centro antiviolenza aperto un minimo di 5 giorni a settimana compresi festivi, con reperibilità telefonica h24). I servizi antiviolenza sono degli strumenti essenziali nel contrasto al fenomeno, la cui efficacia può essere seriamente compromessa da procedure, tempi e azioni che non valorizzino l’autonomia e l’approccio femminista degli stessi; così come lo scarso investimento di risorse non può avere come ricaduta immediata l’ulteriore precarizzazione delle operatrici che sostengono la gestione di centri e sportelli.

In ultimo, nella sola città di Roma da giugno 2016 a oggi, è già stato chiuso un centro antiviolenza su quattro. Il supporto alle donne nei percorsi di autodeterminazione e fuoriuscita dalla violenza non può prescindere dalla stabilità e dalla continuità nello svolgimento dell’operato dei Centri Antiviolenza. Un segnale in questo senso da parte istituzionale è necessario e quanto mai urgente.

 

  1. il Sistema Sanitario Regionale

La progressiva esternalizzazione dei servizi socio-sanitari a cooperative e società committenti e l’avanzare del privato convenzionato, assorbendo quote sempre più consistenti di finanziamento pubblico, producono un peggioramento tangibile della qualità dei servizi per l’utenza e delle condizioni di lavoro del personale impiegato (sia con contratti da lavoro dipendente, para-subordinato che autonomo). La forza-lavoro occupata nel settore socio-sanitario vede un’alta percentuale di manodopera femminile, su cui il peso della precarizzazione e della compressione salariale si rovesciano con sempre maggiore violenza, non favorendone l’autonomia economica, la conciliazione tra lavoro e vita (dove per vita non bisogna intendere la sfera del lavoro riproduttivo intesa, ancora una volta, a carico esclusivo delle donne), la dignità. Molte vertenze aperte nelle strutture sanitarie pubbliche e nel privato convenzionato fanno proprio lo sciopero dell’8 marzo per rappresentare le loro rivendicazioni e per fare richiesta alla Cabina di Regia della Sanità della Regione Lazio di calendarizzare tavoli di interlocuzione e trattativa sulle singole vertenze, a partire dalla giornata dell’8 marzo fino alle prossime settimane, in base all’urgenza.

 

  1. La salute sessuale e riproduttiva delle donne, delle migranti, delle soggettività lgbtqia

La libertà di scelta e l’autodeterminazione delle donne, in tema di salute sessuale e riproduttivo, nella Regione Lazio è sempre più a repentaglio. Il tasso di medici ginecologi obiettori di coscienza, pari all’80,7%, ne è il dato più eclatante. A fronte di una situazione tanto grave, vanno messe in campo misure realmente incisive e che agiscano su diversi ambiti: la formazione, sanitaria e culturale, del personale medico e paramedico; l’introduzione, dove non è ancora in uso, e l’incremento della somministrazione della RU486, anche per l’ITG; riportare a pieno regime i reparti per l’IVG, ormai chiusi o a funzionamento ridotto; il rifinanziamento dei consultori pubblici e il potenziamento della diffusione territoriale, garantendone la laicità e favorendone la riarticolazione dei servizi adeguatamente agli stili di vita e alla nuova composizione sociale; l’immediata riapertura della Casa del Parto di Acqualuce, all’ospedale Grassi di Ostia, come atto concreto al fine di favorire e diffondere un approccio al parto che rispetti la fisiologia, il corpo e le scelte delle donne, anche nei reparti di maternità delle altre strutture ospedaliere, garantendo la reale applicazione della Legge Regionale 84/1985.

 

 

Chiediamo quindi alla Cabina di Regia della Sanità e all’Assessorato alle Politiche Sociali che vengano istituiti dei tavoli di interlocuzione con la rete NON UNA DI MENO sui temi sopra illustrati, al fine di verificare la possibilità e l’effettiva disponibilità a orientare scelte e politiche in direzione di un maggiore accoglimento delle esigenze delle donne residenti nella regione, indipendentemente dallo status e dalla provenienza, e di tutti coloro i quali non trovano risposta adeguata nei servizi pubblici in materia di salute e autodeterminazione.


nonunadimeno@gmail.com

NON UNA DI MENO – ROMA

Facciamo del Ventunesimo Secolo il Secolo della Liberazione delle Donne!

Nel primo quarto del ventunesimo secolo le donne del mondo intero si sono confrontate con una concentrazione estrema degli attacchi del patriarcato. Questi attacchi sistematici hanno raggiunto nel frattempo il carattere di una guerra contro le donne. L’asservimento delle donne yezide da parte dello Stato Islamico, il rapimento di donne nigeriane da parte di Boko Haram, l’odio verso le donne propagato da esponenti politici populisti come Trump, le violenze di massa o la privazione dei diritti e delle libertà, che le donne hanno contrastato, sono solo alcuni esempi che ci illustrano la gravità della situazione. Noi celebriamo, l’8 marzo, la Giornata Internazionale delle Donne di quest’anno con un simile scenario sullo sfondo.
Tuttavia, parallelamente all’accrescimento estremo degli attacchi ostili verso le donne da parte del sistema globale patriarcale, cresce anche la resistenza delle donne. Dappertutto nel mondo le donne si difendono, da attacchi fisici, psicologici, sessuali, politici, economici, culturali ed ecologici. Esse si riconoscono nella lotta mondiale delle donne per la libertà e l’autodeterminazione.
Un importante ruolo di conduzione in questa lotta su scala mondiale è rivestito dal movimento femminile kurdo, il quale, soprattutto attraverso la propria resistenza contro la mentalità patriarcale ostile verso le donne – sia che si manifesti nella forma dello Stato Islamico, sia dell’AKP, o in altre modalità – ha suscitato ammirazione, dappertutto nel mondo. Per il movimento delle donne kurde la resistenza non è da separare dai processi creativi. Mentre noi resistiamo, da un lato, agli attacchi ostili verso le donne, e difendiamo la nostra vita, la nostra libertà, i nostri sogni e le nostre utopie, costruiamo dall’altro lato, contemporaneamente, anche un nostro sistema alternativo. Ciò è essenziale, dal momento che soltanto così si può conseguire e garantire un reale cambiamento. Soltanto così, inoltre, possiamo davvero parlare di una rivoluzione delle donne
In tale ambito è di grosso significato riconoscere la correlazione fra il patriarcato e i fondamentali problemi sociali, politici ed economici attualmente predominanti. La questione delle donne, vale a dire l’oppressione e lo sfruttamento della donna in quanto categoria sociale, evidenzia un conflitto originario. Qualunque struttura di potere e di predominio è stata istituita in seguito. Il depredamento della natura, della società, della forza-lavoro, è alla base dello sfruttamento della donna. In tale contesto, la lotta per la liberazione della donna e il superamento del patriarcato e del sessismo non è da separare dalla lotta contro la povertà, la disoccupazione, il populismo di destra, il razzismo strutturale, l’emarginazione, l’espulsione e le guerre.
È giunto il tempo di lottare accomunate, in quanto donne del mondo, per la nostra libertà. È giunto il tempo di porci di fronte, insieme, a testa alta, per contrastare gli attacchi sistematici del sistema globale ostile alle donne; poiché soltanto insieme noi possiamo superare questo sistema diffuso nel mondo. Per il superamento, tuttavia, c’è bisogno allo stesso tempo di edificare anche un sistema alternativo, che poggi su libertà, uguaglianza, pluralismo, partecipazione, giustizia e pace. A tal fine noi dobbiamo, tuttavia, rafforzare enormemente la nostra lotta mediante forme autonome e collettive di autorganizzazione, autodifesa e autoamministrazione.
Il nostro secolo può diventare il secolo nel quale la liberazione delle donne si realizza. Il sistema mondiale patriarcale e capitalistico attraversa una profonda crisi strutturale. Dobbiamo sfruttare queste storiche opportunità. Tuttavia, per questo c’è bisogno di una comune ed efficace lotta delle donne del mondo. A tal fine dobbiamo organizzarci con forza ancora maggiore, accrescere la nostra consapevolezza, e creare alleanze su scala mondiale, al fine di organizzare la nostra resistenza senza confini. La rivoluzione delle donne non è un’utopia. È realtà. Per conseguire questo obiettivo, tuttavia, noi dobbiamo ricordare il retaggio di tutte le donne che hanno combattuto per la libertà e l’autodeterminazione. Clara Zetkin, Rosa Luxemburg e Sakine Cansız ci mostrano la strada. Donne kurde come Zilan, Beritan, Arin Mirkan, Seve e Nucan illuminano il nostro cammino verso la libertà.
In tal senso, noi celebriamo l’8 marzo 2017 con la determinazione per rendere il ventunesimo secolo il secolo della liberazione delle donne. Mano nella mano, spalla a spalla, noi possiamo raggiungere questo obiettivo –con autodecisione, autorganizzazione e autodifesa!
 
Viva l’Otto Marzo! Viva la lotta mondiale delle donne per la libertà!  
Jin Jiyan Azadî – Donne Vita Libertà!

Sui nostri corpi, sulla nostra salute e sul nostro piacere decidiamo noi!

obiezione

L’8 marzo vogliamo ribadire che la nostra AUTODETERMINAZIONE SESSUALE E RIPRODUTTIVA non si tocca, che sul nostro piacere, sulla nostra salute, sulle nostre scelte e sui nostri corpi decidiamo noi, che siamo orgogliosamente anomale, sproporzionate, poco produttive e disfunzionali. L’8 marzo scioperiamo: ci asteniamo dall’attività produttiva e riproduttiva per riappropriarci dei nostri corpi. Perché ogni giorno delle nostre vite vogliamo sottrarci alla violenza medica e ostetrica, liberare le nostre scelte, godere pienamente di tutto ciò che i nostri corpi possono e desiderano. Crediamo che lottare per la nostra salute sessuale e riproduttiva voglia dire riappropriarci del nostro piacere e mettere in discussione le logiche medicalizzanti e patologizzanti.

Scioperiamo per reclamare il diritto all’aborto libero e perché nessuna sia obbligata alla maternità.

Siamo connesse alla dimensione transnazionale dello sciopero, consapevoli che in ogni parte del mondo si attaccano le pratiche di autodeterminazione. Siamo partite, infatti, criticando l’insediamento di Trump: 7 uomini che decidono sui corpi delle donne, ennesimo, per nulla solo simbolico, attacco alla libertà di scelta. Siamo poi tornate all’Europa, dove non c’è uno scenario migliore, pensiamo a Irlanda e Malta, ma anche Polonia, Spagna, all’obiezione di coscienza che aumenta anche in Austria. Sappiamo che le percentuali di obiezione in Italia superano il 70%, che ci sono regioni dove l’obiezione arriva al 90%, dove si muore di obiezione e non solo e ricordiamo anche casi di ginecologi che nel pubblico obiettano e poi dirottano le donne nei loro ambulatori privati. Sappiamo che una delle soluzioni è l’abolizione dell’obiezione di coscienza negli ospedali pubblici, con l’abrogazione dell’art.9 della legge 194. Vogliamo anche fermare l’avanzata illegittima dell’obiezione nelle farmacie e nei consultori. Rifiutiamo l’obiezione in quanto ingerenza del potere medico e controllo sui corpi. Ribadiamo la necessità di riportare al centro l’autodeterminazione e il sapere ostetrico e ginecologico femminista.

Vogliamo pieno accesso a tutte le tecniche abortive (farmacologiche e non). La RU486 è scarsamente utilizzata e con forti disomogeneità nelle varie regioni. Chiediamo perciò di armonizzare i protocolli di impiego della RU486 su tutto il territorio nazionale, ampliarne il ricorso a 63 giorni superando l’ospedalizzazione imposta, con il Day Hospital e chiediamo il suo uso anche per l’aborto terapeutico. L’aborto farmacologico pone le condizioni per svincolare la donna dallo strapotere medico-ginecologico in fatto di IVG. Rivendichiamo la cancellazione delle sanzioni a carico delle donne che ricorrono all’aborto fuori dal servizio sanitario nazionale: sono i medici obiettori a dover pagare il prezzo di un sopruso che limita la libertà della donna a decidere di se stessa. La sanzione a carico delle donne è inoltre un deterrente a ricorrere a cure mediche in caso di complicanze post-operatorie.

Le donne non sono condannate a partorire né ad abortire con dolore. Vogliamo combattere lo stigma dell’aborto come dramma, superare la retorica dell’evento traumatico, del peccato da redimere. L’accesso all’aborto deve essere considerato tra le possibilità nella vita di una donna, su cui è l’unica a poter decidere: va esclusa la necessità del cosiddetto termine di riflessione di 7 giorni e di qualsiasi forma di “nulla osta” all’IVG o all’aborto terapeutico.

La violenza ostetrica deve essere riconosciuta, anche a livello giuridico, insieme alle altre forme di violenza contro le donne. Interessa la salute riproduttiva e sessuale delle donne, declinata sia nella scelta della maternità che, all’opposto, nel suo rifiuto. Vogliamo la piena applicazione della legge 194 relativamente ai servizi gratuiti per la maternità. Vogliamo promuovere una cultura della fisiologia della gravidanza e del parto, puerperio e allattamento rispettosa delle scelte delle donne, anche attraverso la costituzione all’interno e fuori dagli ospedali dei punti nascita, di case maternità pubbliche e garantendo il rimborso del Parto a Domicilio da parte dei Servizi Sanitari Regionali per le donne che scelgono di partorire in casa ; vanno contrasti gli eccessi della medicalizzazione sul corpo delle donne, riconoscendoli come abusi e atti medici illegittimi non giustificati da ragioni mediche, troppo spesso utilizzati senza consenso informato delle donne.

Chiediamo, per le vittime di violenze di genere, la sostituzione del modello del Codice rosa con le buone pratiche elaborate dal tavolo fuoriuscita dalla violenza – Cav (nella definizione che sarà accolta nel Piano Femminista Antiviolenza) e dalle esperienze femministe che si occupano del contrasto alla violenza sulle donne. Il modello del Codice rosa, infatti, non è basato su un approccio di genere, non promuove e non favorisce l’autodeterminazione della donna, ma, al contrario, la cala in un percorso obbligato ospedale/contesto giudiziario, nell’immediatezza di un episodio di violenza e sulla base di colloqui con personale non specificamente formato sulla violenza di genere.

L’esercizio concreto dell’autodeterminazione dipende da molti fattori, quali le condizioni materiali, la provenienza, la conoscenza della lingua, l’accesso alle informazioni e e al sapere, le trasformazioni delle condizioni e degli stili di vita. Per questo il ruolo dei consultori deve essere ripoliticizzato e rimesso al centro: i consultori devono tornare a essere aperti e accoglienti, liberi e gratuiti, diffusi nel territorio. Per perseguire questo obiettivo è necessario rimettere in discussione il processo di istituzionalizzazione che li ha sottratti alle donne trasformandoli in meri servizi socio-sanitari comunque di serie C. Riappropriarsi dei consultori significa quindi recuperarli alla funzione di spazi in cui sessualità, piacere e autodeterminazione assumano piena centralità.

Vogliamo tornare a vivere i consultori come luoghi di aggregazione e centri culturali, che rispondano alle esigenze e ai desideri delle donne e delle soggettività lgbtqi. Vogliamo consultori in grado di promuovere e tutelare il diritto alla salute delle persone trasgender, lesbiche, queer, gay, bisex, e intersex, vogliamo che i consultori diventino luoghi capaci di accogliere e riconoscere le molteplici identità di genere che un individuo può sperimentare nella sua vita, nonchè accogliere e riconoscere qualsiasi tipo di orientamento sessuale. Le differenze di cui sono portatori i corpi non devono essere standardizzate né negate, nei consultori i servizi offerti devono essere sempre pensati su misura di corpi favolosamente non standard, non solo giovani, non solo bianchi, non solo abili. Vogliamo che nei consultori venga assunto più personale con formazione multidisciplinare, che venga riconosciuto un ruolo fondamentale alla figura della mediatrice culturale.

Vogliamo ri-portare nei consultori le pratiche di autogestione della salute, come le consultorie transfemministe queer e gli sportelli popolari, per riappropriarci della conoscenza dei nostri corpi e non delegare le decisioni “ai tecnici”. Vogliamo promuovere scambi, alleanze e reti con operatrici, ostetriche e ginecologhe, vogliamo proporre una (auto)formazione su sessualità e riproduzione che argini la disinformazione promossa dai bigotti pro-life (ma più che “pro vita” andrebbero chiamati “contro l’aborto”), che rimetta al centro il desiderio e i piaceri, smettendo di dare per scontato che le pratiche sessuali penetrative, eterosessuali e riproduttive siano le uniche possibili, e che prenda in considerazione l’esistenza di corpi trans, disabili, eccedenti le norme di genere, sessualità, dis/abilità, età, e di culture sessuali diverse da quella dominante. Vogliamo che i consultori promuovano la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili (MTS) tramite la diffusione di informazioni, la distribuzione gratuita di preservativi maschili e femminili, l’accesso gratuito ai test e a tutti i tipi di contraccezione. Chiediamo che gli screening siano realmente gratuiti e inclusivi di tutte le soggettività. Vogliamo che la disforia di genere non sia più trattata come un disturbo o una malattia. Vogliamo che i consultori siano luoghi di sperimentazione, in cui sovvertire i ruoli di genere e capaci di mettere in discussione i concetti di abilismo e salute mentale. Ancora, vogliamo abolire la rettificazione neonatale dei genitali per le persone intersex.

Vogliamo consultori in grado di promuovere e tutelare il diritto alla salute delle persone trasgender, lesbiche, queer, gay, bisex, e intersex – in termini di autodeterminazione, fuori da un discorso normativo e patologizzante, senza discriminazioni legate all’età, alla dis/abilità o alla neuroatipicità; vogliamo dunque che i consultori diventino luoghi capaci di accogliere e riconoscere le molteplici identità di genere che una persona può sperimentare nella sua vita, nonché accogliere e riconoscere qualsiasi tipo di orientamento sessuale. Massima deve essere l’attenzione anche ai bisogni delle donne provenienti da altre culture ed etnie.

Sui nostri corpi, sulla nostra salute e sul nostro piacere decidiamo noi.

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Obiezione, Respinta è la piattaforma autogestita nata dal percorso nazionale NON UNA DI MENO, con lo scopo di segnalare e mappare i luoghi dove l’obiezione di coscienza viena esercitata e dove, invece,puoi trovare aiuto e supporto. Tramite questa pagina puoi contribuire ad arricchire la mappa scrivendoci un messaggio privato oppure inviandoci la tua esperienza personale che riposteremo anonimamente.
Sui nostri corpi decidiamo noi!

INFORMAZIONI DI CONTATTO

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@obiezionerespinta

obiezionerespinta@autistiche.org

L’8 marzo lotta anche sui social: partecipa alla tweet storm globale!

tweet_storm_8_marzo

L’8 marzo è alle porte e in ogni parte d’Italia ci si sta preparando per scendere in piazza e aderire allo sciopero globale delle donne a cui hanno aderito ormai oltre 40 Paesi.

Ma ci sono anche tanti altri modi per partecipare alla protesta e far sentire la propria voce contro la violenza di genere! Uno di questi è la condivisione sui social delle rivendicazioni femministe di questa giornata.

Per questo è stata organizzata una Twitter storm (tempesta) globale che inizierà in tutto il mondo alle 23 (ora italiana) del 7 marzo e continuerà per tutta la giornata dell’8.

Gli hashtag da utilizzare verranno lanciati in due momenti diversi dall’account Twitter di Non una di meno: il primo, l’hashtag per fare rete a livello internazionale, alle 23 del 7 marzo; il secondo, in italiano, la mattina dell’8.

“La chiamata che stiamo facendo a tutte le compagne – si legge nell’apposito evento Facebook – è questa: esprimiamo la forza delle nostre connessioni anche sulla Rete, coordiniamoci per invadere i social network, usando il web come strumento per unirci, allearci e non lasciare nessuna indietro: perché ‘se toccano una toccano tutte’, e ‘tutte’ è il mondo intero… Questo sciopero vogliamo viverlo nella totalità della sua durata e nella pienezza della sua spazialità: attraversando tutti i fusi orari, saremo una marea che percorre il mondo intero con un flusso di tweet che travalica ogni frontiera!”.

Frasi per la tweet storm dell’8 marzo

Ecco qualche spunto per partecipare alla tweet storm: ti suggeriamo alcuni dei possibili messaggi da usare divisi per argomento e di seguito anche qualche foto e gif utili, diffusi dalla rete di Non una di meno.

Ricorda che ad ogni frase andranno aggiunti gli hashtag che saranno lanciati dall’account di Non una di meno il 7 marzo alle 23 e la mattina dell’8!
Corpo, salute e diritti riproduttivi

I nostri corpi non sono oggetti, le donne non sono vittime passive!
Vogliamo l’aborto libero e gratuito e l’abolizione dell’obiezione di coscienza!
Scioperiamo contro ogni violenza ostetrica!
Sui nostri corpi e sulla nostra salute, decidiamo noi
Più educazione e formazione su contraccettivi e malattie sessuali!
Obietta su sta fregna!
Ma quale stato, ma quale dio: sul mio corpo decido io!
Vogliamo consultori aperti per donne e persone Lgbtqi

Violenza

L’unica vera risposta alla violenza è l’autonomia delle donne
Contro ogni forma di violenza, da quella psicologica alle molestie sessuali sul lavoro
Contro i modelli stereotipati di genere, oggi sciopero per essere come mi voglio!
Contro l’immaginario sessista che discrimina lesbiche, gay, bisessuali e trans
Contro ogni intervento repressivo ed emergenziale come risposta alla violenza sulle donne!
Per centri antiviolenza femministi, laici e autonomi gestiti dalle donne!
Contro la trasformazione dei centri antiviolenza in servizi assistenziali
Vogliamo accesso immediato alla giustizia: no alla vittimizzazione delle donne!

Educazione e formazione

Contro la violenza eteronormativa, educazione alla sessualità nelle scuole
Il femminismo non è un tema è un approccio, diffondiamolo ovunque!
Il binarismo è per i computer, oggi sciopero dei e dai generi!
Contro la sterile promozione delle pari opportunità, saperi critici sui generi
Più autoformazione sulle questioni di genere in scuola e università!

Lavoro

Se le nostre vite non valgono, noi scioperiamo e non produciamo!
Scioperiamo contro il ricatto della precarietà
Per uscire da relazioni violente, chiediamo un reddito di autodeterminazione!
Per liberarci dall’obbligo di lavorare sempre di più, welfare e reddito per tutte!
Welfare per tutte organizzato a partire dai bisogni delle donne!

Femminismo migrante

Vogliamo essere libere di muoverci e di restare, di avere diritti dovunque andiamo!
Accesso a sanità e giustizia per tutte: con o senza figli, residenti e straniere
Contro ogni frontiera, chiediamo permesso e diritti sui corpi di tutte le migranti!
Diamo asilo a tutte le migranti che hanno subito violenza!
Contro la violenza delle frontiere, dei CIE, delle deportazioni che ostacolano la libertà
Sosteniamo le lotte delle migranti contro il sistema securitario dell’accoglienza

Slogan in inglese

We stand for every violence against women!
My body, my choice. Get your hands off my uterus!
Our bodies are not objects, the women are not passive victims!
We strike against all the borders, we stand for visas and same rights for all migrants!
We strike against every fascist act, migrants must NOT be left behind!

Immagini per la tweet storm dell’8 marzo

Per unire qualche immagine efficace alle parole, ecco qualche link dove trovare immagini da usare nei vostri tweet sempre da abbinare agli hashtag che saranno lanciati dall’account di Non una di meno il 7 marzo alle 23 e la mattina dell’8!

Gli “adesivi” sullo sciopero del Fuxia Block: https://goo.gl/VOlXjc

Gli 8 punti per l’8 marzo: https://goo.gl/rgNhv9

Audre Lorde per Non una di meno: https://goo.gl/88l3Yb

Gif sull’educazione alle differenze: https://goo.gl/8kMCK7
Gif di Beyoncé 1: http://gph.is/2k48QzG
Gif di Beyoncé 2: http://gph.is/2mYU2zd
Gif delle Powerpuff Girls: http://gph.is/2mnniTX
Gif di Eva Green: http://gph.is/2kUhJLc
Gif di Danish Girl: http://gph.is/2k4G8tJ
Gif di Priscilla: http://gph.is/2k44Vmp
L’8 marzo facciamo rete anche sulla Rete contro il patriarcato!

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