Non una di meno: per noi anche i muri della città parlano

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Impegnate insieme ad altre centinaia di donne nella costruzione dello sciopero dell’8 marzo a Roma, e poi nel proseguire il percorso di mobilitazione contro la violenza di genere che da mesi agita la parola d’ordine NON UNA DI MENO sulle pagine di tutti i giornali e nelle piazze, ci era sfuggito un appuntamento di cui abbiamo appreso recentemente l’esistenza. https://www.facebook.com/events/308939856175599/

https://www.facebook.com/events/835896609881547/ (i 2 eventi fb della stessa iniziativa).
Questo appuntamento usa i colori, il nome, le parole, il percorso di non una di meno più come un brand che come una reale presa di parola sul tema della violenza sui corpi delle donne .

Eppure, benchè i riferimenti a NON UNA DI MENO siano più che espliciti, nessuna comunicazione è giunta né attraverso la pagina facebook, nè tantomeno nelle assemblee e nelle numerose iniziative pubbliche che hanno preparato lo sciopero dell’8 marzo, su cui però si ha la pretesa di aprire il confronto…

Si gioca sull’equivoco insomma, si parla dello sciopero, di violenza di genere, si lancia come evento copromosso da NON UNA DI MENO … ma non lo si dice a NON UNA DI MENO. A proposito di meccanismi di esclusione, prevaricazione, uso strumentale delle donne… non una di meno è un percorso aperto e pubblico proprio per questo non accetta appropriazioni.
L’iniziativa è presentata come un giorno di attivismo per la ripulitura del murale contro i femminicidi in via dei sardi. Opera meritoria, senz’altro, ma quel murale rappresenta un atto di denuncia, non di decoro urbano. Sovrapporre i due piani è quanto di meno opportuno si possa fare perché confonde la sostanza con la forma, laddove proprio la logica del decoro è troppo spesso rivolta come un atto d’accusa contro le donne vittime di violenza.
La street art è un’arte, per definizione, non semplicemente decorativa, esposta al sentimento e all’usura del tempo, ai cambiamenti che avvengono nella società. Il murale di via dei sardi racconta una ferita aperta e bruciante, è un atto di denuncia delle donne di Roma che a nostro avviso è svilente e fuorviante utilizzare come mero esercizio di igiene urbana.
Inoltre, si è aperta una fase nuova finalmente. Non vogliamo più contare solo le vittime ma vogliamo riaffermare la nostra forza. È tempo di restituire sui muri della città il segno di questa forza e di quell’autonomia che rivendichiamo. e non lo farà qualcuno al nostro posto, lo faremo noi tutte, NON UNA DI MENO… stay tuned!

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