Lotto marzo sciopero globale delle donne non una di meno – Lettera alla ministra Fedeli

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Egregia Ministra Valeria Fedeli,
nella giornata di oggi, milioni di donne di oltre cinquanta Paesi del mondo stanno
scioperando contro la violenza maschile. Come saprà, nel nostro Paese, si conta (Istat
2014) che circa 6,8 milioni di donne hanno subito violenze maschili almeno una volta
nella loro vita. Converrà con noi che si tratta di un dato allarmante, che contrasta con
quella facile retorica di chi, in questi anni, ha sostenuto un presunto raggiungimento di
una definitiva emancipazione femminile dalle più arcaiche condizioni di dominio.
Contrariamente a questa rappresentazione, abbiamo invece scoperto sulla nostra pelle
che nella contemporaneità la violenza si presenta in molteplici forme. Si tratta, dunque, di
una vera e propria “violenza sistemica”, che pervade ogni campo dell’esistente, una
violenza che attraversa la società tutta, dalla famiglia, alla scuola, al lavoro, alla sanità.
È per questo motivo che abbiamo deciso che fosse giunto il momento di rompere con la
consumata ritualità della “festa della donna”, scegliendo invece lo sciopero come
strumento della nostra lotta. La violenza maschile sulle donne non vive soltanto nelle
mura domestiche e nella vita privata; al contrario si alimenta della precarietà che
caratterizza il lavoro contemporaneo, in modo particolare quello delle donne, le quali,
sottoposte al ricatto della differenza salariale, alle dimissioni in bianco, al peso
riproduttivo, faticano doppiamente a sottrarsi da legami o relazioni violente.
Ci rivolgiamo a Lei per segnalarle che oggi anche tutto il mondo della scuola ha
incrociato le braccia, è sceso in piazza, ha riconvertito in quest’ultima settimana la
didattica aprendola alle tematiche di genere.
Siamo insegnanti precarie e di ruolo, siamo personale ATA, collaboratrici ed
esternalizzate, educatrici, mamme, studentesse, ricercatrici; siamo quelle che la scuola la
fanno ogni giorno e siamo anche parte di quella marea che ha già invaso le strade di
Roma lo scorso 26 novembre.
Ma ci teniamo a dirle che siamo anche quelle che hanno già manifestato chiaramente la
propria contrarietà alla legge 107, i cui effetti hanno prodotto un peggioramento
notevole delle nostre condizioni lavorative e di vita e un pesante arretramento della
qualità dell’insegnamento e quindi del diritto all’istruzione delle studentesse e degli
studenti dal nido all’università. Due esempi del fallimento dell’ultima riforma della scuola,
per noi emblematici perché riguardanti il mondo studentesco e il corpo docente, sono
l’alternanza scuola-lavoro e il concorso a cattedra.
L’alternanza scuola-lavoro che dovrebbe fornire, oltre alle conoscenze di base, quelle
competenze necessarie a inserirsi nel mercato del lavoro, si sta traducendo nella
diffusione di forme di lavoro gratuito assolutamente prive di tutele accompagnate da
discutibili piani formativi. L’accordo tra Miur e McDonald’s è esemplare in tal senso.
Il concorso docenti si è rivelato un fallimento da tutti i punti di vista: procedure fumose,
prove di selezione discutibili, lunghissimi tempi di valutazione delle prove scritte e
soprattutto migliaia di cattedre rimaste vacanti. Le/i docenti non ammesse/i rischiano di
essere espulse/i definitivamente dal mondo della scuola per effetto dell’applicazione
della sentenza europea che vieta la reiterazione dei contratti a tempo determinato oltre i
36 mesi.
Il Concorso, da strumento di reclutamento potenzialmente atto a ridurre l’incidenza dei
precari, viene trasformato in una macchina in grado di moltiplicare le divisioni e la
competizione e di tagliare fuori dal mondo della scuola i/le precari/e.
In queste ultime settimane il Suo ministero è impegnato a discutere i decreti delegati,
che finiranno per inasprire ulteriormente alcuni tratti già contenuti nella “Buona Scuola”.
Nella giornata dell’8 Marzo, giornata dello sciopero globale delle donne, ci troviamo in
presidio di fronte al MIUR perché vogliamo il ritiro immediato dei Decreti Delegati e un
reale processo di stabilizzazione di tutte e tutti le/i docenti precari/e, entrambe
condizioni imprescindibili perché si realizzi l’educazione alle differenze nelle scuole.
Egregia Ministra, l’educazione alle differenze per noi non è una “materia”, non è un
progetto realizzato una tantum da associazioni esterne alla scuola e nemmeno l’addizione
ai programmi di studio del contributo delle donne intese come appendice al sapere
dominante. L’educazione alle differenze è un approccio trasversale capace di riconoscere
le radici socio-culturali delle diseguaglianze tra maschile e femminile e di decostruire i
rapporti di potere con l’obiettivo di trasformare la cultura sessista. È un processo che
deve iniziare al nido e proseguire fino all’università, diventare sistemico e strutturale
divenendo patrimonio della cultura educativa su scala nazionale.
Per fare questo è cruciale garantire la continuità didattica e non l’intermittenza
contrattuale, un contesto lavorativo cooperativo e non competitivo e la valorizzazione
dell’autoformazione dei e delle docenti come pratica che parta dai bisogni, dai saperi e
dalle esperienze e che generi rielaborazione consapevole delle conoscenze formali e
informali, individuali e di gruppo.
Nella giornata di oggi milioni di donne in tutto il mondo si fermano per contrastare la
cultura sessista e la violenza di genere che questa produce. La scuola ha un ruolo
determinante in questa lotta, Le chiediamo delle risposte immediate ai nodi
fondamentali esposti nella lettera.
Se le nostre vite non valgono, allora scioperiamo!

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