Report del tavolo Legislativo e Giuridico (Assemblea nazionale 4- 5 febbraio 2017 a Bologna)

Le partecipanti al tavolo giuridico per il piano femminista antiviolenza hanno rilevato che :

1. L’attuazione dei principi della Convenzione di Istanbul è ostacolata dal permanere di pregiudizi e stereotipi sessisti, discriminatori delle donne che sono il principale motivo della mancata applicazione della normativa nazionale esistente e della mancata applicazione dei principi internazionali vincolanti.

I principi della Convenzione che devono essere attuati con urgenza sono:

– riconoscere ogni forma di violenza maschile contro le donne compresa quella psicologica, economica ed assistita agita nei confronti dei figli/e minorenni nonché le molestie sessuali sui luoghi di lavoro, sul web e attraverso i social media, violenze ad oggi non considerate. Riconoscere come forma di violenza sulle donne l’impedimento nell’accesso ai diritti sessuali e riproduttivi, garantendo una piena attuazione della legge 194 ed impedendo così ogni abuso dell’art 9 (artt 3, 26, 33, 40 della Conv. di Istanbul )

– predisporre interventi integrati e sistematici aventi la finalità di contrastare la cultura patriarcale e che mettano al centro i diritti della vittima di violenza maschile anche attraverso una efficace prevenzione,  una protezione immediata   abbattendo i tempi della giustizia civile e penale anche mediante la previsione di una corsia preferenziale nei procedimenti civili ad oggi inesistente. (artt 7,18, 50, 58 della Conv. di Istanbul)

– rispettare nei casi di violenza il divieto di mediazione familiare e di soluzioni alternative nelle controversie giudiziare ed il  divieto di pratiche che rappresentano forme di vittimizzazione secondaria per le donne e per i figli/e minorenni ed il divieto di procedere a valutazione psicologica e psicodiagnostica sulle donne e sulla loro capacità genitoriale.

– disporre provvedimenti ablativi e/o limitativi della responsabilità genitoriale paterna e in ogni caso escludere l’affidamento condiviso nei casi di violenza intrafamiliare, facendo prevalere la protezione ed il superiore interesse del figlio/a minorenne anche attraverso una tutela integrata effettiva dei minorenni (nullaosta al trasferimento scolastico, accesso ai percorsi di sostegno psicologico,ecc.) (artt 15,29,31,48,56 della Conv. di Istanbul)

garantire protezione e accesso alla giustizia alle donne straniere vittime di violenza, sfruttamento sessuale e lavorativo, tratta e traffico di esseri umani, indipendentemente dalla loro posizione giuridica sul territorio italiano e dalla denuncia, garantendo loro un permesso di soggiorno permanente svincolato dal loro aggressore, assicurando l’accesso ai servizi di protezione e supporto quali consulenze legali, sostegno psicologico, assistenza finanziaria, alloggio, istruzione, formazione e assistenza nella ricerca di un lavoro (artt 18, 59, 60, 61 della Conv. di Istanbul)

prevedere la formazione specializzata e l’aggiornamento permanente di tutti gli operatori che entrano in contatto con le vittime di violenza (operatori del diritto, educatori, operatori sociosanitari, forze dell’ordine) con il riconoscimento della specializzazione delle donne che lavorano a diretto contatto con le vittime e delle avvocate dei centri antiviolenza. La formazione deve avere anche l’obiettivo di superare i pregiudizi e gli stereotipi sessisti e dev’essere prevista fin dai curricula universitari (artt 13,14,15 della Conv. di Istanbul).

2. Assicurare l’immediato recepimento della direttiva europea sul risarcimento del danno per le vittime di violenza (condanna dell’Italia alla Corte di Strasburgo) perché il pieno recupero della dignità violata della donna passa anche attraverso il ristoro dei danni morali e materiali subiti.

3. Riconoscere il diritto dei centri antiviolenza e delle case rifugio già operanti sul territorio nazionale ad ottenere la diretta attribuzione dei fondi per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità in caso di mancato utilizzo da parte delle regioni delle risorse assegnate.

4. Assicurare la vigilanza da parte degli ordini professionali, sul rispetto delle regole deontologiche nell’ambito dell’esercizio del diritto alla difesa, con particolare riguardo alla necessità di evitare qualsiasi forma di vittimizzazione secondaria delle donne nei     procedimenti civili e penali.

Le azioni di avvicinamento allo sciopero prevedranno:

  1. La scrittura di un comunicato (rappresentato dalla sintesi del report del tavolo giuridico) + slogan (se la mia vita non vale io non produco + slogan tavolo)
  2. Individuare referente CNF, Ordini Locali, Commissione Pari opportunità del CSM e Presidenza dei tribunali locali per prendere posizione circa lo sciopero e individuare la miglior forma di partecipazione al medesimo.
  3. Chiedere astensione 5 minuti quando si apre l’udienza. Le avvocate chiedono di non astenersi totalmente dall’udienza per evitare un rinvio del processo che pregiudicherebbe le persone offede del reato anche in linea con quanto rivendicato circa l’abbattimento dei tempi lungi del processo.
  4. Coinvolgere altre donne del diritto e altri ordini con obiettivo di far partecipare il maggior numero possibile di operatrici e operatori  dei tribunali, chiedendo l’appoggio alle nostre rivendicazioni

Le Modalità discusse e decise dal tavolo per la giornata dell’8 marzo saranno suddivise in

  1. Diffusione in tutte le aule dei tribunali civili e penali del comunicato di indizione dello sciopero
  2. Richiesta da parte delle donne avvocate-  all’inizio della propria udienza-  di 5 minuti di astensione/ sospensione,  inserendo nel verbale d’udienza le ragioni della forma di sciopero scelta
  3. Individuazione di momento collettivo su tutto il territorio nazionale ore 11 che coinvolga tutto il personale del tribunale con rilettura del comunicato. Si prevede anche la partecipazione di cortei o gruppi di persone fuori dai tribunali con modalità locali ed autorganizzate
  4. Indossare nella giornata dell’8 marzo una fascia viola e nero
  5. Durate la giornata  garantire un coordinamento tra avvocate e gli studenti universitari per azioni di solidarietà e sostegno nello sciopero.
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