EX ALMAVIVA chiamano, NON UNA DI MENO risponde

Oggi abbiamo partecipato al corteo per la dignità del lavoro, contro lo sfruttamento e i ricatti. Guardiamo con profondo rispetto ed empatia a questa lotta contro l’ingordigia di una mega-azienda che ha preso milioni di euro di commesse pubbliche e non ha mai perso l’occasione di torturare i propri dipendenti con richieste sempre più pressanti in termini di taglio dei salari (già bassi come possono esserlo oggi gli stipendi part-time) e aumento del controllo individuale (ricordate il jobs act e la possibilità di introduzione dei dispositivi di controllo remoto?).
Ci uniamo alla lotta per degli ammortizzatori sociali veri che invertano la tendenza allo smantellamento del welfare. Che Naspi potranno prendere lavoratori e lavoratrici con una busta paga da 600 euro? In quale mercato del lavoro si andranno a spendere le nuove competenze acquisite grazie ai voucher formazione destinati a riqualificare per ricollocare?
“Non Una Di Meno” diciamo ora noi donne, contro la violenza sotto ogni forma. Anche quella lavorativa ed economica. Lo stupro e il femminicidio sono legate anche alla generale condizione di subalternità della donna. Una condizione che è proprio la violenza stessa a perpetuare. Le condizioni di sfruttamento, subalternità e discriminazione che come donne, gay, lesbiche e trans viviamo ogni giorno nel mondo del lavoro e nella vita pubblica in generale. Salari più bassi, carichi familiari più alti, sbarramento di carriera, finti part time sono la quotidianità del lavoro delle donne che da tempo ormai si è estesa anche agli uomini. A cui si aggiungono spesso molestie e danni alla salute. Una situazione che si aggrava coi tagli al welfare giustificati dalla crisi del debito, che di fatto riportano il lavoro di cura tutto in dentro alle famiglie e di fatto sulle spalle delle donne. Milioni di donne pagano il prezzo della crisi mentre pochi miliardari concentrano tutta la ricchezza del mondo nelle loro mani.
In questi mesi abbiamo conosciuto la potenza di un nuovo movimento globale che a partire dalla determinazione delle donne contro il femminicidio e la violenza maschile porta nelle piazze la rivendicazione di una nuova giustizia sociale. Oggi 21 gennaio a Washington la Women’s March contro la Presidenza Trump porta in piazza centinaia di migliaia di persone riunendo le rivendicazioni femministe alla lotta contro gli annunciati tagli al welfare, le battaglie degli afroamericani #blacklivesmatter alla rivendicazione di un salario minimo #fightfor15 portata avanti soprattutto dalle immigrate latinos. Così come il black Monday in Polonia e prima ancora in Argentina lo sciopero si diffonde come pratica femminista intersezionale che riunisce la critica alle disuguaglianze economiche e sociali per un welfare universale, per l’autodeterminazione delle nostre vite. In Italia il 26 novembre scorso la marea “Non Una Di Meno” ha portato in piazza a Roma oltre 200.000 persone di ogni genere e provenienza determinate ad attivarsi in modo permanente ed intransigente contro la violenza maschile sulle donne.
L’8 marzo prossimo continuiamo il percorso verso la realizzazione di un Piano femminista contro la violenza di genere, incroceremo le braccia facendo pesare la nostra astensione dal lavoro produttivo e riproduttivo. Come le donne in tutto il mondo per essere ascoltate dobbiamo non solo parlare ma gridare forte… SE LE NOSTRE VITE NON VALGONO, NOI CI FERMIAMO, PER VOI NON PRODUCIAMO
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