Report Tavolo “Femminismo Migrante” (assemblea nazionale 27nov Roma)

La discussione al Tavolo sul Femminismo Migrante è stata molto partecipata e ricca di spunti di riflessione. All’interno del dibattito è stata forte la necessità di partire dalla ridefinizione di alcuni concetti a partire dall’uso stesso della locuzione ‘Femminismo Migrante’: come intendiamo noi occidentali il femminismo in relazione alle donne immigrate nel nostro paese e in Europa? Le lotte per l’autodeterminazione che le donne immigrate portano avanti sono già in sé lotte femministe? Che uso facciamo dei termini a partire dal nostro posizionamento privilegiato?

Nel tavolo si è evidenziata la scarsa presenza di donne migranti, fatto su cui dobbiamo interrogarci per non incorrere nel rischio di parlare per altre. A questo proposito  è emersa la necessità di discutere sull’approccio del femminismo bianco che rischia di essere colonialista e maternalista, e che rischia di relegare le donne migranti al mero stato di vittime inermi. Si è ricordato che le donne migranti portano avanti lotte quotidiane per la propria libertà e autodeterminazione e che è importante essere solidali con quelle lotte.  E’ inoltre importante non appiattire i vissuti delle donne che provengono da paesi, esperienze diverse, confondendole in un’unica etichetta, ma relazionarsi a un livello per quanto possibile orizzontale riconoscendo specifiche differenze, desideri e bisogni. Importante tenere in conto anche le differenze di classe tra le donne migranti, avendo un’ottica intersezionale, e non avere paura di nominare il conflitto. E’ stata sottolineata anche l’importanza di riflettere su multiculturalismo e islamofobia e riconoscere l’autodeterminazione delle donne migranti.

Dal tavolo è emersa da più parti la necessità di fare una critica radicale al sistema di ‘accoglienza’ (dagli Hotspot agli Sprar) ed espulsione, basato su un sistema violento di potere e privilegio, che spesso nella materialità si riduce ad essere un sistema di controllo e repressione che priva le donne migranti della propria libertà e autodeterminazione. Allo stesso modo è centrale nella discussione l’opposizione ai CIE  e  a tutte le strutture in cui le donne migranti vengono recluse, spesso con la scusa di ‘protezione’ per loro, e ‘sicurezza’ per noi popolo italiano (si è ricordato che a Roma nel CIE di Ponte Galeria in questo momento è aperta solo la sezione femminile e quante donne migranti sono in carcere per reati legati a droga e prostituzione)

Partendo dall’assunto che tutti i tavoli dell’assemblea dovrebbero aprire una specifica riflessione sul posizionamento migrante; che spesso lo sguardo sulle migrazioni è neutro-maschile e che non si tiene conto delle specifiche violenze che le donne subiscono; che la divisione tra migranti economiche e richiedenti asilo si riflette in modo disastroso sulla possibilità delle donne di avere i documenti e accedere ai servizi; che rifiutiamo l’uso strumentale che lo Stato fa del concetto di sicurezza, legato a questioni di genere e alla criminalizzazione delle\dei migranti, sono venute alla luce le seguenti questioni:

– Le commissioni territoriali che rilasciano status giuridici e dinieghi alle donne migranti non hanno al proprio interno alcuna lettura riguardo la violenza di genere

-La carenza di sportelli informativi dedicati alle donne migranti, in particolare riguardo la salute sessuale e l’interruzione volontaria di gravidanza

– La possibilità di riconoscere la protezione internazionale alle vittime di violenza di genere \ un permesso di soggiorno europeo \ l’asilo alle donne vittime di violenza di genere

– La critica agli articoli 18 e 18 bis del T.U. sull’immigrazione che legano la protezione delle donne vittime di violenza all’obbligatorietà della denuncia penale, comunque a discrezione della questura, e con l’obbligo di seguire delle direttive di comportamento che finiscono per essere un’ulteriore sistema di controllo e addomesticamento per le donne che denunciano la violenza (pena la revoca del permesso di soggiorno).

– La necessità di includere in questa riflessione  femminista il posizionamento delle persone trans migranti.

– La necessità di distinguere (senza contrapporre) tra il lavoro di sostegno e fuoriuscita dalla violenza e dai circuiti criminali con le donne vittime di tratta, e quello  con le donne migranti che per scelta decidono di fare sex work e le loro richieste di diritti.

– La questione del lavoro di cura delegato alle donne migranti nelle famiglie italiane, e la violenza domestica che subiscono, legata anche alla mancata possibilità per chi fa lavoro domestico e di cura di accedere al congedo lavorativo Inps per le donne che subiscono violenza.

-L’opposizione all’articolo 5 del Piano Casa di Renzi e Lupi  che lega la possibilità di richiedere l’allacciamento delle utenze per acqua, gas , luce e l’assegnazione di un medico di base ad una residenza legale, tenendo fuori tutte quelle donne e famiglie che non hanno documenti in regola, o vivono in occupazioni.

– La proposta di uno sciopero mondiale l’8 marzo

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