Femminicidio, il 25 novembre la giornata contro la violenza sulle donne

tratto da Il Messaggero

Si moltiplicano le iniziative in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, che si celebrerà il 25 novembre. Ogni anno oltre cento donne vengono uccise in Italia da uomini che conoscevano o con cui, nella maggioranza dei casi, avevano avuto una relazione affettiva. È da questo tragico dato che parte l’impegno della Polizia contro il femminicidio, «un fenomeno – ha spiegato oggi Mariacarla Bocchino, Dirigente del Servizio Centrale Operativo nel corso dell’iniziativa ‘X=Y’, in occasione della giornata contro la violenza alle donne – trasversale, che non ha tempo e non ha età. Non ha territorialità, non ha categorie, non è frutto di emarginazione, non appartiene ad un basso ceto sociale. Ci aspetteremmo che in ambienti dove c’è cultura e non manca il denaro questo fenomeno sia meno diffuso. Ma non è così». Secondo le denunce si rileva una diminuzione di casi di femminicidio, «non cambiano, invece – spiega la funzionaria – i dati relativi al reato di maltrattamenti. Quest’ultimo è molto pericoloso perché può sfociare in tragedia». L’iniziativa di oggi ha voluto appunto spiegare ai circa 200 ragazzi intervenuti, tra i 13 e i 15 anni, «a capire, sapere come comportarsi se si è vittima di maltrattamenti o atti persecutori, ma anche a denunciare se si è a conoscenza di un fatto».

«Il fenomeno del femminicidio è articolato e subdolo – ha aggiunto Mariacarla Bocchino – Dietro ci sono fattori educativi sbagliati, dinamiche nella coppia e nella convivenza tra uomo e donna che degenerano. Le vittime di femminicidio in questi due ultimi anni sono state soprattutto donne italiane. Gli autori dei reati sono stati uomini italiani e gli omicidi sono maturati nell’ambito di una relazione familiare affettiva. Gli atti persecutori spesso non vengono denunciati. Il problema è che questi possono degenerare ed è molto difficile intercettarli.

Per il 26 novembre è invece prevista una manifestazione a Roma al grido di «Basta violenza maschile sulle donne»: il corteo partirà da Piazza della Repubblica e raggiungeràPiazza San Giovanni. «Non siamo disposte a perdere nessun’altra donna per la violenza di un uomo o per l’obiezione di coscienza o per qualsiasi altra forma di violenza», ha puntualizzato Tatiana Montella della Rete «Io decido», durante una conferenza stampa alla Fnsi. «In Italia – ha affermato Montella – inizia a prendere forma un movimento femminista, che parte dal basso e che vuole far emergere la voce delle donne. Questo accadrà sabato e senza bandiere di partito, istituzioni o sindacati». Durante la manifestazione, è stato spiegato, non sono previste scalette, ma si susseguiranno «testimonianze di donne e artiste», tra cui quelle dei genitori di Valentina Milluzzo, la donna morta a Catania dopo un aborto. Sarà «l’inizio di un percorso che ha come scopo la scrittura di un Piano antiviolenza nazionale femminista, a cui si inizierà a lavorare dal 27 novembre con un’assemblea plenaria a Roma. Già 1.300 le donne iscritte all’evento». «C’è un pericolo che incombe su di noi – ha osservato Titti Carrano di Dire- Donne in rete contro la violenza – l’istituzionalizzazione e la standardizzazione degli interventi: nel piano antiviolenza proposto dalle istituzioni i centri antiviolenza creati dalle donne sono equiparati al servizio pubblico, ciò significa neutralizzare la violenza. Vogliamo avviare un grande percorso per costruire dal basso un piano che non sia straordinario è che risponda effettivamente ai bisogni». In occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, ha concluso Vittoria Tola dell’Udi, «non vogliamo più che le istituzioni facciano opera di sensibilizzazione contro la violenza, ma che aprano cantieri per politiche adeguate. Noi le proposte le abbiamo». Tra le adesioni alla manifestazione anche la Fnsi, Articolo 21, NoBavaglio, Actionaid Italia, Aidos, Casa internazionale delle donne e Fiom Cgil nazionale.

La scuola deve essere il primo punto di riferimento. Chi subisce maltrattamenti o sa di una ragazza picchiata e minacciata dal fidanzato o da un padre troppo geloso lo racconti a qualcuno. È bene che qualcuno sappia, un Prof, la Preside. La privacy sarà rispettata e in questo modo forse si sarà salvata una vita. Poi ci sono i servizi sociali, gli uffici per i minori della Polizia». L’iniziativa di oggi si è conclusa con un messaggio video molto significativo di Valentina Pitzalis, la giovane di Carbonia a cui il marito dette fuoco nel 2011. La donna, che è rimasta sfigurata, ha perso il braccio sinistro e periodicamente finisce sotto i ferri per migliorare la presa della mano destra martoriata dal fuoco, ha ricordato il suo impegno contro il femminicidio. Ora gira per le scuole d’Italia raccontando la sua esperienza perchè il suo viso sia un avvertimento per le ragazze ma faccia capire anche ai ragazzi l’importanza del rispetto dell’altro.

Venerdì 25 novembre il camper della Polizia di Stato del progetto «…Questo non è amore», con a bordo un’equipe specializzata, inizierà invece il suo «viaggio» alle prime luci dell’alba in piazza del Popolo. Sempre nella mattinata si sposterà di fronte alla chiesa di Santa Maria in Tempulo alle Terme di Caracalla (via Valle delle Camene). »Nel pomeriggio invece -si legge ancora nella nota- gli specialisti della Polizia di Stato saranno presenti in piazza del Campidoglio in occasione di un convegno che si terrà presso la Sala Rossa del Comune di Roma. I cittadini avranno la possibilità di lasciare dei messaggi all’equipe del camper nell’apposita cassetta, predisposta su uno dei tavolini allestiti con il materiale informativo ed i gadget dell’iniziativa«. »Chiunque potrà proporre quesiti, raccontare la propria storia o chiedere consigli, anche tramite lettera nella quale indicherà il proprio nome, cognome, numero telefonico ed eventuali elementi identificativi del possibile autore di reati«, conclude.

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