26N: Molto più di 25 Novembre!

La Favolosa coalizione verso la manifestazione nazionale Non Una Di Meno contro la violenza di genere

La Favolosa Coalizione di Bologna aderisce, partecipa e invita a partecipare alla manifestazione nazionale “Non una di meno” del 26 novembre 2016 a Roma, autorganizzata in occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza maschile contro le donne

Parteciperemo anche ai tavoli di discussione del 27 Novembre, perché noi femministe, donne, lesbiche, persone trans, froce, insegnanti, ricercatrici precarie, student* abbiamo molto da dire.

Saremo in piazza per far vibrare anche a Roma la potenza che ci è arrivata dagli scioperi femministi e delle donne, dalle manifestazioni di massa per l’aborto e contro il femminicidio in Polonia, in Argentina e in tutta l’America Latina, in Spagna, in Rojava.

Siamo già scese in piazza, ci siamo mobilitat* con campagne di comunicazione e con i Gender Panic, occasioni di riflessione collettiva, per rivendicare l’autodeterminazione delle nostre sessualità: plurali, molteplici ed eterogenee.

Abbiamo manifestato contro l’abuso dell’obiezione di “coscienza” che svuota dall’interno la Legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza e contro il fanatismo dei fondamentalisti cattolici per rivendicare la libertà di scegliere se e quando essere genitori e chiedendo #MoltoPiùDi194. Siamo scese in piazza per chiedere anche #MoltoPiùDiCirinnà facendo emergere la pluralità incomprimibile delle istanze, desideri e relazioni che materialmente viviamo, per molte di noi eccedenti la coppia, monogamica o meno, e la famiglia tradizionale. Abbiamo contestato e sbeffeggiato il Piano nazionale per la fertilità con lo Sfertility Game, che nega la nostra autodeterminazione e schiaccia la sessualità sulla riproduzione, perché ci interroghiamo e ci disidentifichiamo dai “ruoli di genere” e dai privilegi e dalla subordinazione che li innervano.

Verso il 26N stiamo diffondendo una campagna comunicativa che articola le molteplici forme della violenza di genere: la violenza maschile contro le donne, assegnate e non, è indissolubile dai rapporti di potere e gerarchia tra “i generi”, concepiti come qualcosa di essenziale, astorico, “biologico”. Crediamo che la matrice della violenza maschile e della violenza di genere stia nei nessi lineari fra “sesso” e “genere”, che si pretendono “naturali”.

A questa naturalizzazione riconduciamo il dominio patriarcale del maschile sul femminile, che agisce quotidianamente nelle strade, negli ospedali, nelle scuole, nelle università, nei media, sul web, nell’impostazione familistica del welfare come nella stessa organizzazione e gerarchizzazione del lavoro, negli spazi pubblici e privati: soprattutto nello spazio opaco e omertoso della famiglia.

Una donna uccisa da un uomo (ex compagno, marito o famigliare) ogni 3 giorni e il secondo posto dell’Italia per numero di persone trans uccise ogni anno in Europa dopo la Turchia) sono la parte visibile di un continuum quotidiano di micro e macro violenze – fisiche, sessuali, psicologiche verbali, economiche, agite da mariti o compagni contro mogli o fidanzate, e da genitori verso figli froci, lesbiche, trans.

Una violenza sistemica, che può essere affrontata solo assumendone la complessità e puntando a un cambiamento culturale e politico radicale, non certo con misure emergenziali,  sensazionalismi mediatici, con una gestione securitaria né tanto meno sul piano penale. La denuncia spesso comporta un iter giudiziario che espone le donne a ulteriori violenze, tra cui dover dimostrare di non essere loro le colpevoli delle violenze subite.

Media e narrazioni dominanti tendono a semplificare oltre il limite della giustificazione e della connivenza: la donna “vittima perfetta” della violenza, moglie, madre, donna per bene, è degna di compassione, mentre tutte quelle che fuoriescono da norme, gusti e comportamenti sessuali ritenuti decorosi vengono colpevolizzate. Paradigmatica la violenza estrema agita contro i e le sex workers, invisibilizzate e stigmatizzate in quanto tali. Rivendichiamo la scelta di essere, tutte, donne per male, persone che amano godere in ogni modo consensuale, vestirsi come desiderano, abitare tutti gli spazi delle città senza dover per questo subire alcuna forma di stigmatizzazione o violenza materiale. La violenza maschile non è colpa di chi la subisce.

E chi agisce la violenza non è un maschio insospettabilmente rivelatosi “malato”. Ribadiamo che la violenza è funzionale alla riproduzione del modello patriarcale ed eterosessista, non è un’eccezione né un’anomalia. Mettiamo in discussione la maschilità egemonica come unica, “inevitabile e naturale” pratica della maschilità, interroghiamo continuamente le nostre stesse forme di intimità e di relazione e autorganizziamo pratiche femministe di autodifesa.

Contrastiamo la sottrazione di risorse, la chiusura e la neutralizzazione dei centri antiviolenza: svuotare i centri del loro carattere politico significa ridurre le potenzialità di soggettivazione e di libertà delle donne che li attraversano, e ostacolare il percorso di cambiamento sociale che perseguono.

Rivendichiamo le esperienze di educazione alle differenze e all’affettività negli spazi di socializzazione e nei luoghi della formazione, a partire da scuole ed università, all’interno di una complessiva strutturazione delle conoscenze, delle forme relazionali e dell’autodeterminazione dei percorsi formativi, lavorativi e di vita, che liberi realmente i saperi e gli individui.

La Favolosa Coalizione, all’interno della rete cittadina Non Una Di Meno Bologna, propone un percorso verso e oltre il 26 novembre con tante iniziative di autofinanziamento e approfondimento che si svolgeranno a Bologna nei prossimi giorni e l’organizzazione dei pullman per raggiungere Roma tutte insieme: qui https://www.facebook.com/events/1771386609802258/ tutte le info.

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