Emis Killa, ora rispondimi Tu canti un femminicidio ma è un gioco pericoloso

di Crisrina Obber

Caro Emis, ho letto il testo della canzone “3 messaggi in segreteria” e vorrei chiederti cosa ti ha spinto a mettere in musica questi frammenti di ordinaria violenza:

So che sei in casa, però non rispondi
Finestre chiuse tu li che mi ascolti
Io con le idee confuse, tu che confondi
Tutte le mie accuse per stalking
Pieno di accuse accusando ogni colpo
A denti stretti sto masticando il mio orgoglio

Forse senti tua, come tanti, l’idea che l’uomo tosto resiste a tutte le accuse ed esercita lo stalking per difendere il proprio orgoglio? Saprai che con l’ orgoglio si giustificava il delitto d’onore abolito dalla legge ma non dalle pance, saprai che sull’orgoglio maschile ferito si costruiscono ancora rivendicazioni e alibi per giustificare i femminicidi. Saprai che in Italia muore una donna ogni tre giorni per mano di un uomo ferito nel suo orgoglio, un uomo o un ragazzo che le idee non le ha confuse ma chiare, crudeli e spietate.

Perché ho un amico che ti ha visto in centro
Che parlavi con uno e io non ci sto dentro
E no che non è mica detto che sia come penso
Ma da una settimana hai il cellulare spento
Lo so sono egoista
Un bastardo
Ma preferisco saperti morta che con un altro

Saprai che “O con me o morta” è il mantra di ogni femminicida (Piuttosto uccido anche i nostri figli ma vederti accanto a un altro non te lo permetto, ho un potere su di te, decido il tuo destino). Il bastardo egoista vende? E’ stata una idea tua o del tuo staff?

Io che intaso di messaggi la tua segreteria
O che tu fai la scema in giro ma in segreto sei mia
Non è che per caso hai trovato chiamate
Da un numero anonimo
Anche sta volta ero io

Certo la vigliaccheria dello stalker passa sempre attraverso il numero anonimo, perché se c’è una cosa che manca agli stalker è l’originalità. L’iter è sempre lo stesso, trito e ritrito in ogni storia di violenza che soffoca la vittima in una spirale che le si stringe intorno e passa attraverso appostamenti sotto casa e centinaia di messaggi e chiamate ogni giorno. Cosa ti ha spinto ad utilizzare l’aggettivo “scema” per identificare una ragazza che chiude una relazione e cerca di riprendersi una sua normalità?

Ieri era il mio compleanno lo sanno anche i muri
Io ti aspettavo tu nemmeno mi hai fatto gli auguri
Eri stata avvertita ricordi quegli scleri
Io te lo avevo detto avevo dei problemi seri
E ora hai paura perché tutti quei brutti pensieri
Da qualche giorno hanno iniziato a diventare veri
E adesso guido verso casa tua che vivi a monza
Pieno di cattive idee dettate da un sbronza
Volevo abbassare le armi ora dovrò spararti
Non mi dire di calmarmi è tardi stronza
Fanculo il senso di colpa non ci saranno sbocchi
Voglio vedere la vita fuggire dai tuoi occhi
Io c’ho provato e tu mi hai detto no
E ora con quella tua testa ti ci strozzerò.

La colpa non è di chi uccide, ma di chi provoca. Non fa una piega il tuo testo. Se lei non gli fa gli auguri di compleanno “se la va a cercare”, non si fa. Perché a lui monta la rabbia e i pensieri violenti si concretizzano; se lei si fosse comportata bene lui sarebbe rimasto tranquillo ma il narciso non sopporta di essere dimenticato e si arroga -di conseguenza, non perché è un criminale -il diritto di punire e di uccidere. Che poi se è un po’ sbronzo, può sempre dire che è stata colpa dell’alcool.

Perché questo finale con soffocamento? Perché d’effetto? Perché pensi che non ci sia altra scelta? O è solo marketing, perché sui corpi delle donne e delle ragazze si specula sempre, più o meno violentemente? Ma soprattutto ti chiedo: sei davvero impaziente di ascoltare i tuoi fans ai concerti cantare questi dichiarazioni di odio a squarciagola, con l’accendino in mano e il testosterone a mille?
Ti prego Emis, rispondimi. Ti ho apprezzato spesso, sono io ora quella con le idee confuse.

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